Il Feroce Salatino

Una volta fatta l’esperienza non vedevi l’ora di farla vivere a qualche amico. Arrivavi a Chassagne-Montrachet e chiedevi dei signori Chauve. «Dove c’è il cane», ti rispondevano enigmaticamente. Non capivi finché non frenavi bruscamente per non investire un cagnone simile in tutto e per tutto a Pluto tranquillamente sdraiato in mezzo alla strada, davanti appunto alla porta di casa Chauve.

 Bussavi e una signora vestita in modo informale (diciamo così) ti faceva accomodare in un salottino anni Sessanta – formica di qua e di là, finto legno… – servendoti subito dopo dei salatini che sembravano essere arrivati con i liberatori americani. Frattanto la signora andava a prendere il vino da farti assaggiare. Incauto, prendevi un paio di salatini e te li ficcavi in bocca: errore tragico, perché risultava impossibile masticarli, anche per via del sapore terrificante che sprigionavano. Cercavi di buttarli giù ma ti si fermavano in gola e cominciavi ad annaspare alla ricerca d’aria; poi, mentre ormai boccheggiante ti chiedevi perché mai dovessi fare una fine tanto stupida, tornava Madame e ti serviva un bicchiere di bianco che, ormai cianotico, trangugiavi sperando nel miracolo.

E infatti: quello speciale nettare liquefaceva il feroce salatino e non si fermava lì: ti inondava palato e naso di aromi ricchi, potenti, freschi, una combinazione unica e prodigiosa di terra, fatica umana, legno e pazienza. La bottiglia andava bevuta tutta – non c’erano sputacchiere – salvo un paio di bicchieri destinati alla cena di M’sieur Chauve. Romanée, ricco, possente, grasso; Caillerets, più elegante, fresco, Champs-Gains, una specie di combinazione degli altri due… questi i nomi dei premiers crus della Maison. I signori Chauve non producono più da tempo e le loro vigne sono affittate ad altri produttori del comune; ma sono stati loro a introdurre i miei amici e me ai segreti dei bianchi della Bourgogne con i loro vini classici e tipici, splendidi. Abbiamo imparato molto da loro e da tanti altri Chauve del mondo del vino.

 Un grazie dal profondo del cuore.

 

Chassagne-Montrachet 1er cru La Romanée 1994

Fulgida veste che ha assunto una brillante tonalità dorata accompagnata da una sfumatura ambrata; il naso è un’armonia di note di nocciola, burro (ma fine, sottile) e fiori, particolarmente nitide e insistenti; in bocca si percepisce una perfetta corrispondenza aromatica, con una sensazione di pienezza e di ricchezza che non sconfina mai nella pesantezza; il finale è caratterizzato da un brio acido che allunga il vino, con un ritorno dei sentori floreali e speziati. Semplicemente irresistibile.