Il fascino discreto della Rufina

 

La Rufina è il lembo settentrionale della denominazione Chianti e ne costituisce la sotto zona più piccola. Il territorio si estende per 12.483 ettari nei comuni di Dicomano, Pontassieve, Rufina, Pelago e Londa. Il comprensorio è diviso dal corso del fiume Sieve, e possiamo considerare la Rufina, per la collocazione geografica prossima all’Appennino, un’area limite della denominazione. In virtù delle peculiarità pedoclimatiche, direi estreme, il Chianti Rufina risulta di grandissimo interesse per tutti gli appassionati. Qua il Chianti assume caratteristiche particolari, traducibili in vini di evidente tensione gustativa, dove l’acidità non viene mortificata ma anzi costituisce il filo rosso attraverso il quale i produttori tessono la propria idea di vino. La grande tradizione vitivinicola e la possibilità di operare senza un’eccessiva angoscia da prestazione ha trasformato il territorio in un laboratorio a cielo aperto sulle interpretazioni del sangiovese. A cielo aperto è forse la definizione corretta poiché in Rufina si opera molto in vigna e poco in cantina con il risultato di vini molto espressivi e aderenti al concetto più vero di terroir. In questo contesto è possibile trovare aziende dal coinvolgente fascino storico come Fattoria Selvapiana o Galiga e Vetrice le cui vecchie annate sono di grande interesse, oppure fattorie più recenti che praticano un’agricoltura naturale portata avanti da vignaioli capaci come Cerreto Libri o Frascole. Insomma, il panorama è variegato e ci piace suggerire un territorio per certi versi ancora nascosto e da svelare. Ora che inizia l’Autunno e i boschi del Casentino cominciano a riempirsi di funghi, vale davvero la pena di godere dello spettacolo dei colori infiniti delle selve con un bicchiere di Rufina in mano.