I vignaioli lontani dalla politica

5 giorni di Vinitaly, Cerea e Villa Favorita ci hanno fatto capire come i vignaioli sempre di più non percepiscano l’importanza della politica e privilegino esclusivamente il lato commerciale di queste manifestazioni.

 

A Cerea e Villa Favorita l’80% dei produttori è favorevole a un accorpamento delle due manifestazioni, non si capisce a questo punto quale sia il motivo della divisione… probabilmente ragioni legate a inimicizie o a motivi commerciali. Anche in questo caso la politica di settore (250 produttori farebbero più rumore e attirerebbero più gente se fossero uniti) va a farsi benedire.

 

Poche voci si sono levate rispetto alla liberalizzazione degli impianti. Vinitaly non sarebbe stato il luogo ideale per chiedere con forza lo stop a questa riforma? Non si è fatto perché in tre anni di governo sono cambiati tre ministri dell’Agricoltura? Oppure perché è più comodo stare zitti e lamentarsi a cose fatte?

 

Molti produttori decidono di uscire dalle denominazioni perché stanchi della burocrazia e dei controlli sempre più opprimenti. A Vinitaly tutto è passato sotto silenzio… Qualcuno obietterà che non è il luogo adatto per alzare polveroni, ma vi ricordate quanto a fatto discutere l’Espresso con il suo pezzo durante le giornate veronesi?

 

Insomma, mi pare che i vignaioli siano pressati da un carico burocratico ormai insostenibile e superiore di ben due volte rispetto ai colleghi francesi e tutto tace. Nessuno osa alzare la manina…

 

Divisi, stremati, alcune volte arroccati in difesa di incomprensibili atteggiamenti snobbistici (il bio l’ho inventato io e gli altri mi copiano per speculare): i vignaioli rischiano l’estinzione dall’agenda politica del paese. Rappresentano una delle voci più importanti del nostro bilancio (agricolo e turistico), ma non sono capaci di far valere i propri diritti.

 

Troppo prime donne per sporcarsi le mani e dare vita a un movimento forte che sappia parlare la stessa lingua a un pubblico più ampio e diverso dai quattro gatti che frequentano tutte le fiere di settore.

 

Il nostro auspicio è che il 2011 sia l’anno del riscatto, della visibilità e della ritrovata unità sotto un cappello più ampio delle tante sigle che affollano il panorama italiano dei vignaioli.