Et voilà, le Champion!

La maison Billecart-Salmon, che ha sede a Mareuil-sur-Aÿ vicino a Épernay, fu fondata nel 1818 nel villaggio in cui si trova tuttora e, sebbene produca oggi un paio di milioni di bottiglie, resta saldamente nelle mani della famiglia Billecart. Le uve da cui nascono i suoi vini sono in gran parte acquistate da conferitori fedeli da generazioni, con un controllo diretto delle pratiche colturali e vendemmiali da parte dell’azienda; la composizione delle diverse cuvées è varia e nel caso del Nicolas François Billecart le percentuali sono 60% Pinot Noir e 40% Chardonnay. La maison produce anche uno degli Champagne rosé millesimati più reputati e raffinati in assoluto, la cuvée Elisabeth Salmon.

 

La degustazione ha sfatato, se ancora ce ne fosse bisogno, il vecchio luogo comune che vorrebbe gli Champagne incapaci di invecchiare e migliorare per decenni: tutt’al contrario, come hanno dimostrato questo e altri Laboratori sulle bollicine. Con l’aiuto dell’estroverso, vulcanico Luca Gargano della VELIER, che importa la maison Billecart-Salmon, e con l’imprescindibile presenza di Antoine Roland Billecart, uno dei fratelli a capo dell’azienda, abbiamo assaggiato cinque annate della Cuvée Nicolas François Billecart: 2000, 1997, 1986, 1982 e 1978.

 

La composizione dello Champagne, come detto, vede una leggera prevalenza del Pinot Noir sullo Chardonnay. Le annate più recenti, 2000 e 1997, mostrano la raffinata eleganza propria di questa cuvée senza cenni di evoluzione, con un perlage molto fine e persistente, frutto di una presa di spuma avvenuta in modo lento e graduale; si avverte un’incantevole nota di fiori bianchi e il finale risulta di grande freschezza e vivacità. Diverso il discorso per le due annate più vecchie, 1982 e 1978; in esse il perlage è diventato parte integrante del vino, un tutt’uno che dona una travolgente sensazione di sottile cremosità, accompagnata da sentori di nocciola e da un preciso e finissimo cenno di piccoli frutti; sono Champagne di affascinante complessità che nulla hanno perso della loro freschezza e incisività. Il 1986, che ci è piaciuto moltissimo, si colloca a metà strada: ancora giovane ma con qualche sentore terziario che si affaccia sullo sfondo. Lascia una sensazione di armonia ed equilibrio tali da far pensare che possa durare per sempre.