E facciamoci del male

Sembra che in Italia ci sia una volontà di autolesionismo straripante. Questa malsana attitudine si manifesta da qualche anno anche al settore vitivinicolo. Dopo la modifica del disicplinare del Cirò (si veda qui, a proposito, slow wine) sembra che la stessa sorte stia toccando al Rosso di Montalcino.

 

Fino a oggi il disciplinare del vino giovane di Montalcino prevedeva l’utilizzo in purezza di sangiovese. Secondo quanto riportato dal blog di Franco Ziliani (vedi qui) a metà Dicembre 2010 è stata presentata la proposta di modifica da parte del Consorzio. Sembra di assistere a un brutto film: si chiede di abbassare la presenza obbligatoria del vitigno principe di Montalcino del 15% a favore di altri vitigni ” idonei alla coltivazione ..e bla, bla, bla”.

 

Quale sia la necessità all’origine di tale richiesta non è dato di sapere. Certo che se fosse una strategia di marketing, risulterebbe ridicola. In un momento di ritorno all’autoctono, testimoniato non solo da tutte le testate giornalistiche di settore (ok, quasi tutte) ma anche dalla necessità di occupare nuovi mercati con prodotti legati doppiamente al territorio di origine, una scelta del genere non ci sembra ben ponderata.

 

Negli ultimi anni Montalcino sembra non avere pace. Brunellopoli ha smosso una palude che rischia di inghiottire il prestigio mondiale di una splendida denominazione. Ma riteniamo che questa non sia una brillante soluzione e questo inesorabile affondare.

 

Proprio dalle nostre visite quest’anno avevamo avuto un’impressione estrema di piacere nell’assaggio del Rosso. Vino espressivo, quasi sottile, la cui vena acida giocava con l’intensità del frutto e il tannino pronunciato.

 

Non toglieteci questa delizia, per favore.