Drink local, fuck global e Buon Natale

 

Siamo affascinati dalle bottiglie eccezionali e introvabili, chi non lo è tra gli amanti di vino: il colpo di genio dell’unicità celebra la festa in modo sacrosanto. Però in questo tripudio di pranzi e cene, di merende e aperitivi, godetevi i vostri vini. Se non potete fare a meno della grande griffe, concedete però almeno un poco di spazio a un vino locale o a una denominazione vicina.

 

Gli italiani sono un popolo fortunato, enoicamente parlando è chiaro, la profonda matrice contadina che ci contraddistingue ha consegnato un florilegio di piccole tradizioni gastronomiche, non usufruirne sarebbe un peccato di superficialità. Chi ha stabilito che nel corso di un pranzo festoso dobbiamo bere per forza un solo vino magari di grande struttura e opulenza? Crediamo che la diversità sia un’opportunità e una ricchezza.

 

Dipingere un pasto di festa con l’infinita scelta delle tonalità dei vitigni che abbiamo a disposizione è un’opportunità meravigliosa.

 

Per quanto mi riguarda ho in programma due vini della mie colline: un Montecarlo Bianco 2009 di Enzo Carmignani e un Fortino 1996 del Buonamico, syrah in purezza che l’amico Vasco Grassi, grande uomo del vino lucchese, mi ha regalato.

 

In questi giorni però celebrerò l’adorato Piemonte e anche la Campania. Il Ruchè 2008 di Cascina Tajvin, il Ghemme 2004 Collis Breclemae di Antichi Vigneti di Cantalupo e il Fiano di Avellino 2008 di Rocca del Principe mi accompagneranno da oggi fino all’ultimo bicchiere di festa.

 

E voi con quali vini festeggerete questi giorni di Dicembre?

 

 

* cit. Che cos’è l’amor  Vinicio Capossela