Del pensiero ecologico

Ciò che manca, tra le altre cose, è la maturità di un pensiero ecologico su scala nazionale. Grazie ai vari movimenti internazionali e a una situazione climatica disastrosa gli ultimi anni hanno portato alla ribalta il problema ambientale, vissuto dall’opinione pubblica, dalla politica e dai mezzi di comunicazione come una fastidiosa emergenza.

Sopra casa mia c’è un massiccio boscoso che chiamiamo Pizzorne. Rappresenta il cappello delle colline lucchesi. Questo altopiano che arriva a 1000 metri è il paradiso dei fungaioli e in genere delle gite fuori porta delle famiglie lucchesi cittadine che nella bella stagione possono godere lassù di ombra e prati verdi.

Negli anni Settanta e Ottanta le Pizzorne erano considerate un luogo esotico che, a venti minuti dal centro storico, rappresentava una sorta di breve distacco dalla vita cittadina. Oggi in questi boschi è possibile trovare funghi squisiti e le discariche abusive dei cittadini lucchesi di quegli anni. Io non sono mai stato fortunato e il massimo che trovai, un paio di anni fa, fu una lattina di Fanta con la possibilità ancora di vincere un viaggio in Spagna per i Mondiali del 1982. Più fortunato è stato un mio amico che raccolse un pezzo originale di Vespa poi rivenduto a circa 100 € su internet, il valore di due chili di Porcini in annate scarse di nascita.

Quanti boschi sono stati devastati dall’ignoranza del pensiero ecologico? Quanto suolo abbiamo consumato nella foga costruttrice di 40/50 anni fa? Eppure qualche cosa si era tentato di fare. Nel 1987 la casa editrice Giunti Marzocco pubblicò una particolare Antologia per le scuole medie dal titolo Antologia Verde, letture scientifiche, filosofiche e letterarie per una coscienza ecologica. Il volume, curato da Gianfranco Oronesu, Lucio Passi e Enzo Tiezzi era destinato alle scuole medie. Suddiviso in dieci sezioni aveva l’ambizione di fornire alla scuola italiana di trenta anni fa uno strumento per educare all’ambiente e diffondere un pensiero scientifico complesso ai ragazzi, oggi adulti, degli anni Ottanta.

La sezione ottava dal titolo La biologia racconta è ricca di spunti avvincenti. In particolare voglio sottolineare il paragrafo La Semina di Laura Conti (partigiana, medico, ambientalista italiana, tra le figure di riferimento per il movimento ecologico). La studiosa descrive bene la nascita delle selezioni industriale di sementi, molto vantaggiosa dal punto di vista economico per la ripetibilità del successo produttivo.

Essenziale in questo articolo è la differenza che l’autrice evidenzia tra paesi ricchi e paesi poveri. Nei paesi ricchi le annate di scarso raccolto hanno un’incidenza economica, vale a dire che la mancanza di grano in certe annate è un rischio di minore importazione e non un “rischio di fame”.

“Proprio per questo gli abitanti dei paesi ricchi non sentono il bisogno di occuparsi di quel che succede se la selezione artificiale delle sementi viene fatta in maniera tale da ottenere quasi sempre raccolti buoni e, raramente, raccolti disastrosamente cattivi”. Per i paesi poveri non esiste compensazione. “Un’annata cattiva non può venire compensata nel tempo da una serie di annate buone, in quanto non si potrà mangiare l’anno prossimo per soddisfare la fame di quest’anno“.

“Solo in una dimensione economica e non già in una dimensione fisiologica si possono considerare le compensazioni ‘nel tempo’” e ancora “…dal punto di vista della selezione delle piante da coltivare e degli animali da allevare i ricchi hanno interesse a sviluppare tecnologie ‘dure’, che pieghino il sistema vivente alle loro esigenze privandolo dei naturali meccanismi di equilibrio.

La riflessione sulle sementi incalza l’autrice “ci ha portato a questo risultato che il rapporto uomo/ambiente non esiste, perché esistono il rapporto uomo ricco/ambiente e il rapporto uomo povero/ambiente: e sono significativamente diversi tra loro”.

“Una conclusione? Solo questa: che non si possono studiare i problemi ecologici se non mettendoli in relazione con i problemi economici. Che non si possono studiare i rapporti fra l’uomo e l’ecosistema se non si studiano i rapporti fra gli uomini. Che le cose importanti e decisive non sono soltanto quelle che investono grandi quantità di materia, grandi quantità di energia, tecnologie complesse: importante e decisivo è ancora l’umile lavoro contadino di far passare le sementi fra le dita guardandole con attenzione, e di disporle con attenzione parte sul colmo, parte sul solco“.