Crotta di Vegneron: la Media Valle alla prova del tempo

Riuscire a degustare annate passate in Valle d’Aosta non è cosa così scontata: vuoi per la produzione esigua, vuoi per le esigenze di mercato e per la sostenibilità delle stesse aziende, capita molto spesso che le bottiglie di annate diverse da quelle in commercio vengono centellinate e aperte in poche occasioni.

Questa volta la Crotta di Vegneron di Chambave ha deciso, in occasione del recente Cantine Aperte, di proporre 3 piccole verticali dei vini (e dei vitigni) che possono essere considerati il simbolo sia dell’azienda sia della viticoltura valdostana: Chambave muscat (sia nella versione ferma, sia in quella passita) e fumin.


crotta paesaggio

 

In Media Valle

Prima di raccontare quanto trovato nel bicchiere proviamo a inquadrare area e produttore: ci troviamo nella Media Valle che va da Chatillon fino alle porte di Aosta dove la viticoltura è ben rappresentata nelle sottozone di Chambave e Nus. Su terreni di origine fluvio glaciale, con grande presenza di sabbia e roccia, la viticoltura si sviluppa quasi unicamente nella parte sinistra della Dora, con altitudini che vanno dai 400 agli 850 mt slm: esposizioni principalmente a sud che vedono per la conformazione della valle centrale la presenza costante di correnti d’aria provenienti dalle montagne circostanti che, fungendo anche da protezione, rendono la Valle d’Aosta una delle regioni meno piovose d’Italia (infatti, seppure sia consentita l’irrigazione di soccorso a goccia, nelle recenti annate più calde si sono registrati numerosi casi di stress idrico). Le pendenze vanno mediamente dal 10% al 35% rendendo anche questa area vero baluardo della viticoltura eroica che caratterizza l’intera regione.

La Crotta di Vegneron

La Crotta di Vegneron è una cantina cooperativa: nata nel 1980 con 25 soci, ad oggi vede la presenza di circa 55 conferitori e un patrimonio vitato di circa 30 ettari, il 90% collocati nella parte sinistra orografica. Il compito delle realtà cooperative valdostane era principalmente quello di non disperdere la tradizione vitivinicola che nel secondo dopoguerra aveva visto ridurre drasticamente superfici e produzioni, già comunque limitate in quanto buona parte del vino prodotto era destinato all’autoconsumo. Possiamo dire che nel lungo periodo il risultato è stato ottenuto, vedendo un ampliamento del vigneto e un aumento del numero di soci: ad oggi la Crotta, pur non venendo mai meno al suo impegno sociale, sta perseguendo anche strade legate alla sostenibilità ambientale, riuscendo a ridurre drasticamente trattamenti, diserbi e uso di prodotti sistemici.

Temi molto cari a Sandro Theodule, presidente della Crotta, e ad Andrea Costa, vulcanico enologo tuttofare, che mostrano con grande soddisfazione i campionamenti delle uve ricevute in vendemmia che evidenziano la presenza quasi nulla di residui di sintesi. Al momento non sono interessati ad avere la certificazione biologica ma stanno puntando a quella di Equalitas, dove l’attenzione ambientale viene affiancata da quella sociale ed economica: un modo per non dimenticare le proprie origini e per dare continuità allo spirito cooperativo.

 

Le Verticali

Come detto in apertura queste verticali sono occasioni rare e come tali imperdibili. Personalmente non fanno che confermare, a dispetto del pensiero dominante, che i vini valdostani meritano di essere aspettati per riscontrare un valore davvero elevato che spesso, in gioventù, fanno solo intravedere.fumin

Muscat à Petits Grains

Questo è il vitigno simbolo dell’areale di Chambave: un moscato caratterizzato da un grappolo con acini piccoli la cui presenza è testimoniata fin dal sec. XII. La Crotta ha organizzato due verticali, una dedicata al Muscat fermo vinificato secco, l’altra al Passito

Chambave Muscat

2020: annata in commercio. Segnato al naso dalle caratteristiche note aromatiche delicatamente erbacee e fruttate, in bocca è salino e completamente giocato sulla freschezza che supporta una buona polpa

2012: annata fredda. Al primo naso emergono note di fiori secchi: la parte aromatica emerge lentamente con il passare dei minuti ma ha completamente perso l’esplosività dell’annata più giovane, lasciando il posto a ricordi di erbe e una vena agrumata. L’assaggio, contrassegnato da un’acidità ancora decisa, manca un po’ di profondità, scivolando via rapidamente

2008: annata regolare. La parte ossidativa ed evolutiva inizia a prendere il sopravvento al naso, tanto che i primi ricordi portano la mente verso i passiti. Ma basta poco perché il quadro muti completamente: frutto surmaturo, erbe officinali, ricordi di fichi e una curiosa nota “piccante”. In bocca ha una bella struttura, polposo e materico, con grande freschezza: il finale è giocato tra rimbalzi bitter e mielosi che donano un grande allungo

2003: annata caldissima. La prima annata del nuovo millennio segnata da un cambiamento climatico quasi drammatico: nonostante questo il vino ha tenuto ancora, pur segnato da un colore tra dorato e ramato, note ossidative importanti e ricordi di timo e rosmarino nettissimi. In bocca patisce la mancanza di struttura acida e tende a scorrere rapidamente soffermandosi sul centro bocca ma non riuscendo ad espandersi

1998: annata regolare. La parte aromatica è completamente svanita, lasciando il posto a sensazioni di frutta secca, frutto surmaturo e miele di castagno. La tensione acido sapida è ancora evidente e supporta una buona struttura: allungo che sorprende per continuità, chiude amaro con il ritorno della frutta secca

Chambave Muscat Passitomuscat

2018: tipico nei suoi sentori di frutto surmaturo, spezie dolci, miele e ricordi agrumati. Sorso teso e ben bilanciato tra morbidezze e durezze con finale sapido e buon allungo

2016: al naso predomina il ricordo di zafferano, a cui seguono frutti canditi ed erbe officinali che si alternano. La bocca è decisamente sapida tanto da dare la sensazione di piccantezza. Struttura quasi opulenta data un estratto importante; il tutto è supportato dalla freschezza e non concede nulla ad eventuali sensazioni stucchevoli

2008: un colore ramato precede un naso dove il fico la fa da padrone; datteri, erbe, miele di castagno completano il profilo aromatico. In bocca è ben equilibrato, con una sorso pieno ricco di sensazioni sapide e che donano allungo e piacevolezza

2003: a differenza del Muscat pari annata, qui il passito regala una performance convincente. Al naso è curiosa la sensazione di tabacco, seguita da erbe officinali in evidenza e frutta secca. Il sorso dimostra buona struttura e una vena acida che sostiene una polpa interessante. Manca forse in persistenza ma l’annata caldissima non ha prevalso

1993: a parere di chi scrive il coup de coure di tutte le verticali proposte. Ricordi mentolati e balsamici si accompagnano a note di pasticceria, creme brulè e con un sorprendente ritorno dell’aromatico primario del vitigno. In bocca non manca di nulla: perfetto equilibrio tra acidità, sapidità e parte zuccherina, con un finale davvero lungo e di grande piacevolezza.

 

Fumin

Il fumin è un altro dei vitigni simbolo della regione: diffuso in tutta la media valle ha avuto una storia difficile tanto che in passato lo si stava abbandonando. Il Gatta, nel 1834, descriveva il fumin come uno dei grandissimi vitigni della regione, con l’avvertenza di assaggiarlo almeno cinque anni dopo la vendemmia. Questa verticale rende merito e verità a quelle parole

2017: deciso, con frutto croccante al naso, ricordi floreali e una lieve nota pungente. In bocca è irruento, segnato da trama tannica vibrante, grande freschezza e nota sapida. Necessita di tempo per distendersi

2015: ricordi di ciliegia sotto spirito e cioccolato, spezie dolci. L’assaggio è discretamente materico, i tannini sono ben distesi: ha un andamento diritto ma non ha grande profondità terminando rapidamente

2009: annata equilibrata e l’assaggio lo conferma. Richiami di sottobosco, quasi terroso e con ricordo di china, lascia poi posto a un frutto surmaturo. Trama tannica decisa, ancora con un bel mordente ma equilibrata da una buona struttura polposa e nota fresca evidente. Grande profondità ed allungo

2003: complesso nel suo fluire: parte con ricordi eterei e smaltati a cui segue un frutto molto maturo, spezie dolci e un ricordo quasi agrumato. La bocca, nonostante l’annata calda, è ricca e ben equilibrata, contrassegnata da eleganza e persistenza

1996: curiosa la storia di questa bottiglia. Proviene da vecchie vigne, oramai scomparse, coltivate con il sistema a pergola nella parte destra del fiume, quella considerata meno vocata. Invece dimostra stoffa: al naso le prime sensazioni sono ematiche per poi aprirsi verso la spezia e il frutto. In bocca è sottile, affilato, con trama tannica cesellata e buon allungo

A margine è stato degustato anche il Fumin 2018 della nuova linea La Griffe, figlia di una selezione delle uve e una vinificazione differente rispetto ai vini precedentemente degustati. Per quando ancora segnato dalla gioventù data da un tannino vibrante, dimostra grande eleganza e profondità, con un sorso diritto e ben equilibrato.