Lo chiamiamo Prosecco? No, molto meglio Conegliano Valdobbiadene …

imagesDurante la redazione, appena conclusa, di Slow Wine 2015 ci siamo imbattuti nel problema di come indicare correttamente i vini provenienti dal territorio storico del Prosecco (quello della Docg che va da Conegliano a Valdobbiadene; l’altra Docg insiste sul territorio di Asolo), che spesso riportano in etichetta modi diversi di menzionare il prodotto.

Questa piccola confusione nell’indicare il nome del vino e della tipologia in etichetta nasce “dall’elasticità” del disciplinare di produzione della Docg Conegliano Valdobbiadene, che all’articolo 7 – Etichettatura recita così:

  1. Nell’etichettatura della sola tipologia spumante DOCG «Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» può essere omesso il riferimento alla denominazione «Prosecco» e alla menzione «Superiore».
  2. La designazione e presentazione del vino spumante ottenuto nella sottozona delimitata all’art. 3 deve riportare in etichetta la dizione: «Conegliano Valdobbiadene» Superiore di Cartizze o più semplicemente «Valdobbiadene» Superiore di Cartizze. Ecc. ecc.

images-1In sostanza ogni produttore può decidere se aggiungere o meno alla obbligatoria dizione “Conegliano Valdobbiadene” il termine “Prosecco” e l’eventuale menzione “Superiore”; per questo motivo le indicazioni etichetta sono diverse anche se riguardano lo stesso identico prodotto. Per noi invece è importante comunicare ai nostri lettori che quel Prosecco viene prodotto proprio nella stupenda zona d’elezione – nel territorio storico della Docg, su quelle ripide e incantevoli Rive che si rincorrono una dopo l’altra in quella fascia pedemontana – e quindi abbiamo adottato la pura e semplice indicazione territoriale “Conegliano Valdobbiadene” omettendo per tutti il termine Prosecco e l’eventuale menzione “Superiore”, volendo in questo modo privilegiare il territorio rispetto alla varietà.

Ricordiamo che, per una precisa scelta compiuta fin dalla prima edizione di Slow Wine, in guida vengono recensiti solo Prosecco provenienti da aziende che operano nelle zone delle due Docg – Asolo e Conegliano Valdobbiadene – o nella provincia di Treviso, che consideriamo le aree storiche di produzione della glera, prima dell’allargamento della Doc alle province di Venezia, Belluno, Padova e Vicenza e all’intero Friuli.

Una scelta, lo riconosciamo, arbitraria ma che vuole privilegiare, ancora una volta, la territorialità di una produzione allontanando per un po’ gli aspetti commerciali. Anche perché altrimenti avremmo dovuto tenere conto di un numero altissimo di aziende di grandi dimensioni sparse in tutta Italia – penso ad esempio ad alcune grandi cantine sociali dell’Abruzzo, tanto per fare un esempio reale, o ad alcuni storici e nobili marchi toscani – che da qualche anno hanno almeno un paio di buoni Prosecco (solitamente un Extra Dry e un Brut) nel proprio listino vendite. Aziende che non possono, per una normale – e condivisibile – strategia commerciale, non avere questo prodotto che completa necessariamente la loro gamma, anche se hanno sede in una regione lontana dalle zone di produzione della glera.