Cascina Melognis e Trediberri: due facce di uno stesso Piemonte

L’incontro di Mercoledì 23 Settembre presso la Banca del Vino di Pollenzo ha visto protagoniste due diverse cantine, situate in due differenti angoli della provincia di Cuneo. Da una parte Cascina Melognis, giovane realtà nel territorio saluzzese, e dall’altra Trediberri, altrettanto giovane azienda sulle colline langarole.

 

Le due realtà

melognis trediberri

Situata a ridosso delle Alpi, quasi al confine con la Francia, Cascina Melognis offre un interessante quadro di un lato del Piemonte vitivinicolo sconosciuto ai più: la zona di Saluzzo. Territorio pedemontano, il Saluzzese è circondato da tre valli glaciali: la Valle Po, La Valle Bronda e la Val Varaita. A seguito della piccola glaciazione del XVI secolo, durante la quale si verificò un abbassamento della temperatura terrestre, la messa a vite dei terreni saluzzesi è risultata difficoltosa a tal punto che l’uva ottenuta presentava una bassa concentrazione zuccherina a fronte di un elevato tenore di acidi.

Fino a dieci anni fa, racconta Michele Antonio Fino – proprietario, insieme alla moglie Vanina Maria Carta, di Cascina Melognis – il traguardo dei vignaioli del Saluzzese era stato raggiungere i 13 gradi alcolici. Oggi, le cose stanno decisamente cambiando. A causa dell’azione del cambiamento climatico e dell’innalzamento delle temperature, persino queste vendemmie ai piedi del Monviso danno vita a vini più strutturati, raggiungendo facilmente i 14,5° di volume.

In ogni caso si tratta di vini atipici, se pensiamo che in linea d’aria i chilometri che li dividono dai piemontesi di Langa sono davvero pochi. Bevendo questi vini “di montagna”, dalla marcata ma piacevole freschezza e acidità, non è difficile imbattersi in ricordi valdostani. Cascina Melognis si è impegnata nel recupero e nella conservazione di antiche varietà locali, oltre che nell’utilizzo di vitigni classici regionali, come la barbera, e dei vicini di casa francesi, come chatus e pinot noir.

Una commercializzazione meno spinta dei vini della zona, infatti, ha permesso una maggiore concentrazione di appezzamenti di terra a uso domestico e una viticoltura che si è focalizzata su vecchie varietà quali cardìn, quagliano, bubirasco, neterra cuneese. Si è venuta così a creare una netta linea di demarcazione con ciò che è successo in Langa dove le terre sono state adibite quasi esclusivamente alla produzione dei vitigni maggiormente produttivi da un punto di vista qualitativo.

 

È proprio su questo confronto che si è eretto il dibattito moderato da Giancarlo Gariglio. Oltre i vini di Cascina Melognis, abbiamo infatti avuto il piacere di degustare quelli dell’azienda Trediberri.

Giovanissima cantina langarola, Trediberri è stata fondata nel 2007 da Vladimiro Rambaldi (attuale presidente della Banca del Vino) che, dopo 40 anni di impiego in ambito finanziario, ha deciso di mettere in piedi una cantina insieme ad altri due soci, Nicola e Federico Oberto.

La cantina si trova a Berri (da qui il nome “I Tre di Berri”), località sul versante ovest di La Morra. L’azienda possiede circa 10 ettari di vigna, sparsi tra Berri, Torriglione e Rocche dell’Annunziata. L’unica vigna non di proprietà è quella di Bricco Mollea, allevata a dolcetto, che i tre soci continuano ad affittare.

Fino al 2017, in affitto era anche un ettaro di nebbiolo dal quale si otteneva Barolo. Tuttavia, come Nicola ha avuto modo di narrarci durante la serata, è stata unanimemente presa la decisione di non affittare più il terreno a causa dell’elevato costo. Dal 2018, quindi, Trediberri produce esclusivamente Berri in purezza. Qui, il terreno è decisamente più giovane rispetto a quello del comune di Barolo. Inoltre, possiede un contenuto minimo di calcare attivo e si presenta disciolto e non compatto.

La sfida portata avanti dall’azienda è quella di produrre non i soliti vini di Langa; la ricerca e l’impegno continui mirano alla creazione di bottiglie ottenute con il minor numero di interventi possibile, sia in vigna che in cantina, e che siano reale espressione del territorio in cui sono nati. Non incontrerete i classici Barolo dai lunghi invecchiamenti, né i soliti Dolcetto da tavola. Quelli di Trediberri sono vini dalla pronta beva, freschi ma dalla forte potenza gustativa.

 

CASCINA MELOGNIS

Metodo Classico Olim Atrum 2015

La serata si è aperta con uno spumante blanc de noirs, ottenuto esclusivamente da pinot nero piantato a 600 metri di quota. Il vino, a dosaggio zero, affina 48 mesi sui propri lieviti.
Tutta la freschezza del terreno saluzzese viene fuori già al primo sorso: una leggera nota balsamica iniziale che continua a esprimersi evolvendo in un’acidità austera e tagliente. Sorprendente è anche la freschezza che questo Metodo Classico è in grado di sprigionare nonostante il lungo periodo sui lieviti.

Colline Saluzzesi Divicaroli 2019

Il vino è il risultato di una vinificazione in purezza del cosiddetto “pelaverga piccolo”. Tale appellativo è dovuta solo ed esclusivamente a motivazioni legali: distinguere la varietà saluzzese dal pelaverga di Verduno, vitigno dalle caratteristiche completamente diverse. La vendemmia, che avviene per ultima tra il 6 e il 20 ottobre, dà vita a un vino caratterizzato da pochissimo colore, nonostante venga lasciato macerare sulle bucce per 12 giorni. Con un contenuto alcolico piuttosto basso (circa 12% in volume) e un’acidità non troppo spiccata, è sicuramente un vino da bere giovane.
Al palato emergono con potenza sentori di pepe bianco e nero.

Novamen 2017

Il Novamen è il risultato di un assemblaggio costituito per il 70% da barbera e per il 30% da pinot nero. Dopo una macerazione di 15 giorni, il vino fermenta in acciaio per poi affinare in barrique. Viene immesso sul mercato dopo 6-8 mesi dall’imbottigliamento.

I sentori di questo vino risentono molto del diverso andamento delle annate; in quelle più calde emerge la barbera; in quelle fredde, invece, è il pinot nero a sprigionare le proprie note olfattive, nonostante la percentuale sia nettamente inferiore. Nel Novamen 2017, la nota fresca di lampone del pinot nero è predominante ma bilanciata da un importante alcolicità. Infatti, quella del 2017 è stata un’annata storica per il panorama vitivinicolo saluzzese, in cui si è raggiunto un grado alcolico senza precedenti: 15,23°.

 

TREDIBERRI

nebbiolo trediberriDogliani 2019

Il dolcetto da cui viene prodotto questo vino proviene da vigne che si trovano a 600 metri di altezza, ai piedi delle montagne e con un’ottima esposizione a sud. La resa è bassissima: da tre ettari di vigneto si ottengono solamente 8.000 bottiglie. La fermentazione (utilizzata poi come starter del pied de cuve per tutte le successive) avviene interamente in cemento e si arresta dopo circa 11 giorni. Successivamente, dopo 2 giorni, prende piede la malolattica. Infine, il vino affina in cemento, acciaio o vetroresina, per poi essere imbottigliato solamente tra Aprile e Maggio dell’anno successivo.

Langhe Nebbiolo 2019

Un’autentica espressione del Nebbiolo quella di Trediberri. Un vino che rivela pienamente se stesso, senza anelare a essere un Barolo.
Le uve provengono per il 40% da Berri, per il 50% da Levice e per circa il 5-10% da Vicoforte e Monticello d’Alba. Il Nebbiolo di Berri, infatti, se utilizzato in purezza, renderebbe il vino estremamente duro e tannico. La combinazione con le altre due uve, ammorbidisce e arrotonda il tannino.
La fermentazione avviene in cemento o in acciaio per circa 14 giorni, a cui segue la malolattica. Il Nebbiolo di Trediberri si distingue per la sua bella beva, le leggere note speziate non appesantite dal legno e per la gradevolissima freschezza che lascia al palato.

Barolo 2016

Per questo Barolo, il nebbiolo (proveniente interamente da La Morra) è vendemmiato a fine Ottobre e vinifica in cemento per circa 2 settimane. La malolattica avviene in legno e l’affinamento in botti per circa 20 mesi. In bocca emerge tutto l’equilibrio e la freschezza di un Barolo da bere giovane, particolarmente caratterizzato da una nota fruttata che accomuna tutti i Barolo della costa occidentale.