Caravelì: il nuovo terroir dell’America Latina

Un giorno Pepe Moquillaza, maestro pisquero, esploratore di terroir e cacciatore di anime – o ancora meglio: “narratore di racconti liquidi” come lui stesso si definisce –, ha incontrato lungo il suo cammino Keith Díaz, anch’egli produttore di pisco ed enologo.

Così, poco più di un anno fa, hanno iniziato a sognare come valorizzare e riportare sulla scena del vino una zona preziosa, nascosta tra le montagne della regione di Arequipa, nel sud del Perù: Caravelì.

Caravelí ©KEITH DÍAZ

Questo luogo, definito anche “il gioiello” o “la Georgia del Sud America” ​​​​dallo stesso Pepe Moquillaza, è riuscito a mantenere nel tempo i suoi vigneti e la sua cultura, probabilmente per la lontananza dalla capitale e per la forte identificazione territoriale dei suoi abitanti. E proprio qui ha le radici l’impegno di Keith Díaz di mostrare al Perù e al mondo, attraverso le sue uve e i suoi vini, cosa significhi Caravelí.

 

La scoperta de Las Tinajas

 

Pepe e Keith, che fanno parte della Comunità Slow Wine Latam*, quest’anno hanno presentato la materializzazione dei loro sogni vinosi come risultato di questo terroir nuovo e al tempo stesso antico.

All’interno della valle che compone Caravelí, una “bolla nel tempo” come Keith la descrive per le sue tradizioni ancestrali, hanno iniziato a produrre i loro vini in anfore di argilla, tinajas, rinvenute in zona e risalenti al 1777, ovvero al periodo coloniale.

Secondo Pepe siamo di fronte a un momento storico per il vino in America Latina.

Tinajas di Caraveli©KEITH-DIAZ

L’orgoglio per queste anfore si vede riflesso nelle etichette del Vino de Tinajas 1777, dove campeggia anche il disegno di un serpente a due teste che simboleggia l’unione dei suoi due co-fondatori in questo importante progetto per preservare questo modo di far vino e renderlo sostenibile nel tempo.

“In Caravelí, il Manifesto per il vino buono pulito e giusto (per info clicca qui ndr) è seguito rigorosamente, e ciò avveniva anche prima di averlo letto”, ci ha detto Pepe.

Infatti i vitigni che giunsero in queste terre grazie ai Gesuiti, l’uva Negra Criolla e il Moscatel Negra dal Perù (che è in fase di indagine per definire se si tratti di una mutazione del Negra Criolla), hanno trovato casa in una valle sana, libera da pesticidi. In questo territorio si conserva anche l’uva Jaén, un’uva bianca portata dalla Spagna alcuni secoli fa.

Caravelí conserva, tutela e protegge un patrimonio enogastronomico. Per mano di due interpreti peruviani si torna a valorizzarne il terroir: Caravelí ci aspetta.

da sinistra: Pepe Moquillaza ©DEAN LUIS CHUQUIMANGO, Keith Diaz ©PISCO WEB

* Attraverso la nostra comunità Slow Wine Latam e le nostre attività internazionali, sosteniamo e promuoviamo i piccoli e medi viticoltori latinoamericani che utilizzano tecniche tradizionali, lavorando nel rispetto dell’ambiente e del territorio e salvaguardando l’incredibile biodiversità delle varietà di vitigni che fanno parte del patrimonio gastronomico e culturale latinoamericano.