Buonissima la prima di NOT – Rassegna dei vini Franchi, a Palermo

A partire da fine 2018 hanno iniziato a circolare sul web coloratissime immagini di funamboli, maghi e giocolieri accostate alle parole “vini franchi” e “Palermo”. Un richiamo irresistibile per i miei avvinazzati geni siculi. È stato così che dal 12 al 14 gennaio mi sono ritrovata fra le strade di Palermo per partecipare alla prima edizione di NOT – Rassegna dei vini Franchi, fortemente voluta e realizzata da Franco Virga, Stefania Milano, Giovanni Gagliardi e Manuela Laiacona.

Un’esperienza densa, saziante, che è valsa il viaggio, e il cui racconto potrebbe iniziare da diversi input. Partiamo dal luogo in cui si è tenuta: i Cantieri Culturali alla Zisa sono un’ex area industriale di Palermo che oggi ospita, fra le altre cose, l’Accademia delle belle arti e una delle sedi del Centro Sperimentale di Cinematografia.

È un luogo in fermento, risorto dall’ex mobilificio Ducrot, dove trovano dimora mostre fotografiche, laboratori teatrali, murales e alberi di arance che affondano le radici nei marciapiedi. Un complesso magnetico, smisurato, anche metaforicamente. Un posto dove alcuni vecchi stabilimenti industriali, ora tirati a nuovo e diventati accoglienti edifici, convivono con strutture sventrate e cantieri agli albori, lasciando nello sguardo la sensazione di qualcosa che può ancora accadere. Una dimensione altra, fluttuante fra retaggi industriali e nuove energie creative, che pare subito l’habitat naturale per la Rassegna NOT che, come sottolineato dagli organizzatori: «Ha creato qualcosa che prima non c’era. Non una semplice fiera. Una sinergia di esperienze, una dimensione di scambi, di umanità».

Una rassegna che nasce dall’esigenza di colmare un vuoto territoriale: il racconto in terra siciliana, nel centro del Mediterraneo, di quei vini prodotti con pratiche che «mettono al centro la figura del vignaiolo, il lavoro artigianale, la salvaguardia della natura e dell’identità territoriale». Protagonisti della rassegna, dunque, quei vini prodotti al motto “Do Not Modify, Do not Interfere”. Vini dove la negazione, lungi dall’essere una privazione, diventa un varco per l’espressività. Una sorta di dichiarato boicottaggio dell’ansia moderna di interferire, di intervenire a tutti i costi (anche preventivamente, anche senza alcuna necessità), appiattendo, omologando, frustrando.

È di questi vini – che sull’onda delle negazioni è forse preferibile lasciare non-definiti, proprio per scongiurarne il richiamato soffocamento – che si è fatta portavoce la Rassegna NOT. Un racconto corale a cui hanno partecipato oltre cento produttoripiù di cinquecento etichette e le voci (fra le altre) del padre delle viticoltura biodinamica Nicolas Joly, del fondatore di PORTHOS Sandro Sangiorgi, di Matteo Gallello (collaboratore di PORTHOS), di Giampaolo Gravina e Fabio Rizzari (autori, insieme ad Armando Castagno, del libro “Vini artigianali italiani”), e di Gae Saccoccio (fondatore e autore di naturadellecose.com). Tutti pionieri e Caronti di questa dimensione del fare vino, che hanno guidato degustazioni e seminari.

Una tre giorni intensa, che ha sicuramente centrato il bersaglio e il cui risultato più immediato, più palpabile, è stata l’attivazione di un’energia osmotica, che è passata dai luoghi alle persone, per finire nei bicchieri.

A proposito di bicchieri, i miei si sono concentrati sulle aziende siciliane non recensite (almeno non ancora) nella guida Slow Wine. Ecco il risultato:

 

VINI FERRARA SARDO – ´Nzemmula 2016

«´Nnzemmula in dialetto siciliano significa insieme. – mi racconta Bruno Ferrara Sardo mentre assaggio la bottiglia che mi ha versato – Ho scelto questo nome perché vorrei che il mio vino fosse portatore di uno spirito di condivisione.» Si tratta di un Etna Rosso di cui esiste anche una versione Riserva, che è riservata (appunto!) solo a pochi amici che passano a trovarlo direttamente in cantina. ‘Nzemmula è prodotto da viti cinquantenarie di nerello mascalese e nerello cappuccio ed è vinificato interamente in acciaio. Il sorso è polposo e intrinsecamente fresco, con una chiusa risoluta e lunga. Al naso cannella ed erbe aromatiche accompagnano il frutto maturo e scuro.

 

VITEADOVEST – Bianco 2016

L’area vitivinicola di Marsala, anche a causa di infelici politiche produttive, è spesso (e a torto!) associata solo a vini dozzinali o da cucina. Per fortuna, però, a raccontare questo territorio ci sono produttori come Vincenzo Angileri, portavoce di vini «semplici, puliti, sinceri», oltre che decisamente buoni!  Le etichette, che nascono da singole vigne, esprimono le peculiarità di ogni appezzamento. Il Bianco, prodotto con uve grillo e catarratto e macerazione di 15 giorni sulle bucce, profuma di acqua marina e agrumi siciliani e ha un sorso incisivo e lungamente saporito. Da segnalare anche lo stravecchio Nr. 73, un vino perpetuo ottenuto da una base di vino di 40 anni rinnovata di anno in anno con l’aggiunta di vino delle nuove annate.

 

LA CHIUSA – San Domenico 2015

C`è un entusiasmo sincero e trascinante nelle parole e nei gesti di Stefano Ientile quando racconta de La Chiusa, l’azienda di famiglia alla quale nel 2011, dopo un passato di studi in architettura, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno. I vini sono testimoni della sua attuale ricerca di un linguaggio personale e autentico. Spaziano dal q.b., un Metodo ancestrale a base di catarratto, per arrivare a un passito a base di syrah; due estremi fra cui si inseriscono rossi e bianchi che condividono la grande facilità di beva. Fra questi c’è il San Domenico, un rosso a base di uve syrah, che ha un sorso compiuto e ben delineato dal frutto speziato e dall’impulso acido.

 

VINO DI ANNA – Don Alfio

L’Anna in questione è Anna Martens, enologa Australiana che oggi si divide fra Londra e i cinque ettari di vigna che coltiva sull’Etna. Arrivata su “a Muntagna” nel 2005, se ne innamora e capisce che è qui che vuole dar vita ai propri vini insieme al marito Eric Narioo, fondatore di un’importante società di distribuzione. Negli anni il loro progetto fatto di alberelli centenari, anfore e macerazioni, ha preso forma e ha portato a vini dotati di un temperamento forte e mai banale. Don Alfio – così si chiamava il vecchio proprietario del vigneto dove nasce questo vino – è un rosso energico, con tannino fitto e un bel succo carnoso e salato.

 

MERIDIO – ARUNDO 2015

Due geologi, Gaetano Luca e Gianni Salafia, a cui recentemente si sono aggiunti altri due amici: il talentuoso enologo Angelo di Grazia e Maurizo Pagano. Due etichette a base di uve rosse autoctone: Liama e Arundo.  Questi i numeri della cantina Meridio, nata nel 2014 nel territorio di Chiaramonte Gulfi dove, in una piccola vigna coltivata ad alberello, crescono nero d’Avola, frappato e alicante. Dei vini, entrambi di ottima fattura, mi ha conquistata l’Arundo, prodotto con uve alicante e caratterizzato da una strutturata eleganza e da richiami ematici e di frutta scura.