Breve storia del riscatto dell’elbling lussemburghese

Vitigno antichissimo, presente già in epoca preromana, l’elbling ha accompagnato l’intera storia vitivinicola ed enogastronomica del Lussemburgo. Dinanzi al rischio di una sua imminente scomparsa, un gruppo di giovani agricoltori si sta impegnando affinché possa rinascere e divenire unsimbolo per affermare il valore dell’agroecologia.

Poco conosciuta a causa delle ridotte dimensioni, la viticoltura lussemburghese si sviluppa sui ripidi pendii collinari della riva ovest della Mosella. A soli 42 km da Schengen – il crocevia tra Germania, Lussemburgo e Francia, reso noto dall’omonimo accordo europeo –, si estende fino a Wasserbillig. Ancor meno nota è la piccola appendice formata dai vigneti che crescono sui versanti meridionali della Sûre, un affluente della Mosella che attraversa il nord del Paese, passa accanto a Rosport e sfocia vicino a Wasserbillig. Complessivamente, l’intero Paese conta meno di 1.300 ettari di vigneti.

Sulla sponda opposta della Mosella si affaccia Treviri, la Roma del Nord, fondata daiRomani nel 16 a.C. L’intera valle era, infatti, una regione strategica per l’Impero Romano d’Occidente, che ha influenzato la coltivazione della vite, introducendo i terrazzamenti collinari e nuovi metodi di vinificazione.

L’elbling, il cui nome deriva dalla parola latina “albus”, che significa bianco, era una delle varietà autoctone già presenti, come conferma la menzione di Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), che parlava di “Vitis alba”, la vite bianca.

L’epoca d’oro della viticoltura lussemburghese giunge alla metà dell’Ottocento e si protrae fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale grazie all’unione doganale (Zollverein), un accordo che permetteva il commercio esente da tasse verso il Regno di Prussia prima e l’Impero tedesco poi. Condizioni queste talmente interessanti da attrarre nel Granducato persino dei produttori di Champagne. Un’epoca di prosperità per la Mosella, che è stata costruita sull’elbling: vitigno rigoglioso, dalla buona acidità e dal tasso alcolico poco elevato, che si prestava perfettamente alla produzione dei Sekt, ovvero dei vini spumanti. Ecco perché in quell’epoca e per molti decenni successivi, il 90% dei vigneti lussemburghesi era dedicato all’elbling.

L’elbling, un vitigno storico vittima del proprio successo

Il successo del vitigno è diventato però anche la causa del suo declino: alla ricerca del profitto, vengono via via selezionati i cloni più produttivi, con acini grandi e maggiore resa, tralasciando ogni dedizione a creare un prodotto di qualità. Di pari passo, per sostenere questa sovraproduzione e difendere la fragilità della fine buccia facilmente attaccabile dagli agenti patogeni della vite, si diffonde un massiccio uso di fitochimici. L’Elbling diventa, così, sinonimo di vino di scarsa qualità e, abbandonato dai consumatori, è iniziato il suo declino. Le viti vengono progressivamente estirpate e sostituite con altri vitigni, tanto che oggi l’elbling occupa solo il 4% circa della superficie viticola del Lussemburgo.

Evoluzione delle varietà più importanti a confronto 1966 e 2015 (Numero di ettari coltivati)
Evoluzione delle varietà più importanti a confronto 1966 e 2015 (numero di ettari coltivati). Fonte: Service Oenologie et contrôle des vins – Ministère de l’Agriculture, de l’Alimentation et de la Viticulture, Luxembourg

Una doppia sfida

La possibilità di salvare l’elbling è nelle mani di alcuni giovani produttori convinti dei principi dell’approccio organico e biodinamico e che si sono riconosciuti nel Manifesto per il vino buono, pulito e giusto. Il loro intento è certamente di preservare un protagonista della viticoltura locale, la biodiversità dell’ecosistema e l’identità enogastronomica del Paese, ma anche di dimostrare la qualità che si può ottenere da una viticoltura che si pone in armonia con la natura.

Esemplare è la storia di Luc, che nel 2010 ha acquistato una vecchia vigna terrazzata con 11 are di viti di elbling, risalenti a un periodo precedente al 1905. «Il vecchio proprietario mi ha detto: te la cedo, ma non protrai fare il Biologico qui, non funzionerà mai! Me lo ha ripetuto persino davanti al notaio!», racconta Luc ridendo. «Io gli ho risposto: “Certo che lo farò! Di fronte ai risultati, negli ultimi anni ha cambiato idea e ora afferma che il Biologico è l’unico tipo di coltura accettabile».

I produttori della Slow Wine Coalition a Luxembourg, affermando il valore dell’elbling, sostengono anche il valore dell’agroecologia, una sfida non da poco in un contesto dove, complici anche le condizioni climatiche, vi è un consolidato e diffuso approccio convenzionale alla coltivazione della vite. L’elbling è appena stato iscritto all’Arca del Gusto, il catalogo creato da Slow Food per raccogliere e difendere i prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni di tutto il pianeta, e si sta già costituendo la comunità dei produttori che vuole proporre la creazione del Presìdio Slow Food in collaborazione, si spera, con l’IVV, l’Institut Viti-Viticole che conserva molti cloni antichi di elbling.

L’Elbling, un vino antico e moderno

L’uva elbling accumula meno zuccheri rispetto ad altre varietà come il pinot grigio e mantiene un’ampia diversità genetica, presentando dunque un potenziale promettente rispetto alle sfide future poste dal cambiamento climatico. I grappoli vengono utilizzati per produrre il vino Elbling e il Crémant, lo spumante Metodo Classico locale, sia in purezza sia in assemblaggio con altre varietà. Il moderno Elbling lussemburghese ha una veste giallo paglierino chiara e luminosa; al naso riconduce a note di agrumi, melone, uva spina, mela verde e melograno, e al palato spicca per la caratteristica acidità. Le vecchie viti, che vantano un elevato potenziale genetico, premettono di produrre vini eccezionali, ben lontani dai semplici Elbling del recente passato.

Preservare i vecchi cloni del vitigno permette e permetterà sempre più di riportare l’uva al suo antico splendore come vino di alta qualità, riconquistando anche il giusto riconoscimento degli appassionati de vino.

La Slow Wine Coalition a Luxembourg ci crede: certo che lo faremo!

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Questo articolo è apparso nel Numero #17 della nuova Newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto.
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