Bollicine delle regioni italiane: le migliori etichette di Metodo Classico delle Marche.

L’Italia, lo sappiamo, può vantare una storica produzione di vino in tutte le sue regioni (forse solo la Spagna ci eguaglia su questo campo).

Le bollicine, e intendiamo in particolare quelle “nobili” prodotte con Metodo Classico, non fanno eccezione a questo privilegio: se in passato, in alcune regioni italiane, erano piuttosto rare le etichette prodotte con questa modalità è vero che oggi – sull’onda dell’evidente affermazione che ha avuto sia la produzione che il consumo di vini spumanti nel nostro paese – troviamo ottime bottiglie di Metodo Classico in quasi tutti i distretti vitivinicoli d’Italia.

Ed è proprio su questa produzione che si concentreranno questi nostri articoli, che contiamo di pubblicare con scadenza settimanale.

Slow Wine insomma va alla ricerca per voi delle migliori bollicine regionali: seguiteci!

 

 

MARCHE

 

Le Marche possono vantare su una lunga traduzione di produzione di vini con Metodo Classico, magari piuttosto limitata nei numeri ma di sicuro e accertato blasone.

“Tutto cominciò”, verrebbe da dire, grazie a Ubaldo Rosi, nato a Gubbio alla fine del Settecento. Per lungo tempo, verso la metà del secolo successivo, Rosi ricoprì la carica di amministratore dei Beni della Casa Ducale di Leuchtenberg, dimorando a Jesi: fu proprio in questi anni che si ingegnò nella produzione di vini con Metodo Classico, ottenendo subito importanti riconoscimenti in Italia e all’estero.

Dopo Ubaldo Rosi furono in parecchi a convincersi dell’ottima propensione che aveva il verdicchio – vitigno principe del comprensorio dei Castelli di Jesi – per la produzione di spumanti con Metodo Classico e… questa tradizione è arrivata fino ai tempi nostri. Va detto che nei due decenni a cavallo dell’ultimo secolo sono state piuttosto limitate le buone etichette di bollicine mentre è piuttosto evidente, invece, la “riscoperta” del Metodo Classico marchigiano negli ultimi due lustri.

 

VERDICCHIO

È evidente, dicevamo, l’ottima attitudine del verdicchio nel produrre perfette basi da spumantizzare con Metodo Classico. In passato però questa consapevolezza sembrava essere rimasta appannaggio di due sole cantine, che hanno sempre portato avanti con piena convinzione la produzione di grandi Metodo Classico: parliamo delle cantine Colonnara e Garofoli.

Colonnara, la storica cantina cooperativa di Cupramontana (AN), fin dagli anni Ottanta – quando ha ripreso con convinzione le sperimentazioni sulla rifermentazione del verdicchio – ha dedicato la sua bollicina più importante a Ubaldo Rosi: il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut Ubaldo Rosi Riserva 2014, dotato di una bolla sottile e cremosa e di una bocca sapida e articolata, alterna profumi di frutta e note mentolate che ne rinfrescano il tratto. All’Ubaldo Rosi da tempo si è affiancato il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut Luigi Ghislieri, etichetta dedicata allo storico presidente della cooperativa, che ha uno stile più intenso e rotondo pur mantenendo la stessa profonda vena acido-sapida.

Grazie alla grande sapienza enologica di Carlo Garofoli anche la cantina di Castelfidardo (AN), che porta il nome del fondatore Giacchino Garofoli, ha sempre prodotto ottimi Metodo Classico. L’etichetta più conosciuta e identitaria è senza dubbio il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut Riserva: il millesimo 2013 è un chiaro esempio della tipologia, intenso nelle note di frutta matura e spezie, gustoso e pieno al palato, sapido e profondo. Di recente si è affiancato un Verdicchio dei Castelli di Jesi Pas Dosé millesimato, più asciutto e tagliente, di grande incisività. Solo in annata particolari, e dopo lunghissime maturazioni sui lieviti (almeno 10 anni), viene prodotto anche il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut Gran Riserva, un Metodo Classico fantastico che incontra il pieno consenso degli amanti dei gusti evoluti e ossidativi.

 

Oggi, come dicevamo, si avverte una rinata curiosità, da parte di molte aziende, nella vinificazione del verdicchio con Metodo Classico. Elenchiamo, in rigoroso ordine alfabetico, quelle che ci hanno maggiormente convinto:

Broccanera, di Arcevia (AN).

Decisa la passione di Giorgio Santini per le bollicine, tradotte anche con lo Scosso, un metodo ancestrale da uve verdicchio. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi Extra Brut è teso, intenso e floreale, gustoso e decisamente gastronomico.

 

Cològnola – Tenuta Musone, di Cingoli (MC).

Dalle vigne degli alti crinali di Cingoli arriva il Verdicchio dei Castelli di Jesi Extra BrutDarini 2014, la cui spuma fine e cremosa rende setoso il palato; è ben bilanciato, avvolgente e sapido.

 

Federico Mencaroni, di Corinaldo (AN).

Questo piccolo vignaiolo dimostra un amore (corrisposto) infinito per le rifermentazioni in bottiglia; propone ben tre etichette: il Verdicchio dei Castelli di Jesi M. Cl. Brut Contatto 2015 all’olfatto è variegato, fine e nitido; colpiscono la struttura, il bel volume offerto dalla bolla, e il finale asciutto e sapidissimo. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi M. Cl. Brut Nature Apollonia 2015 è avvolgente, intensamente fruttato e fortemente adatto alla tavola. Il Campo di Cuori 2016 è un Metodo Classico in cui al verdicchio si aggiungono chardonnay e pinot bianco: l’approccio aromatico fresco, tra frutta e folate di menta, apre a un sorso in cui spiccano la spuma soffice, la sostanza e il finale salino.

 

Pievalta, di Maiolati Spontini (AN).

Questa bella azienda a conduzione biodinamica, gestita con grande impegno da Alessandro Fenino per conto della proprietà, la cantina Barone Pizzini di Franciacorta, non poteva non produrre un Metodo Classico! Il Dosaggio Zero Perlugo, da uve verdicchio, è molto fresco e intensamente floreale, verace e succoso al palato.

 

Poderi Mattioli, di Serra de’ Conti (AN).

I fratelli Giacomo e Giordano Mattioli hanno intuito da tempo che dalle loro splendide vigne di Serra de’ Conti potevano ricavare una base per una perfetta spumantizzazione: il Dosaggio Zero 2015 da uve verdicchio con piccolo saldo di chardonnay, è dinamico e verticale: fonde l’aromaticità ampia e fine con il sorso asciutto, dritto e teso; un Metodo Classico che fa salivare e invita alla beva, regalando folate di intrigante complessità.

 

Tenute Pieralisi – Monteschiavo, di Maiolati Spontini (AN).

La storica cantina della famiglia Pieralisi propone il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut 1622 2015. Bolla fine, sapidità e ampiezza gustativa, con profumi di fiori bianchi, anice e miele: sono i tratti distintivi di questa bollicina di chiaro respiro varietale.

 

Umani Ronchi, di Osimo (AN).

La grande e storica cantina della famiglia Bernetti tra le tante etichette di qualità che produce nasconde anche l’LH2 Extra Brut, un Metodo Classico che parte da una cuvée di verdicchio (65%) e chardonnay: la bolla è fine e incalzante, i profumi ampi e netti, molto eleganti, la bocca solida e di bella progressione gustativa.

 

 

NON SOLO VERDICCHIO

Ma nelle Marche non si produce Metodo Classico solo con il verdicchio; altre varietà tipiche di questa regione si prestano a questa vinificazione, con traduzioni che ci hanno pienamente convinto. Anche in questo caso le elenchiamo in ordine alfabetico.

Maria Letizia Allevi, di Castorano (AP).

Un sapiente blend di montepulciano e grenache (vitigno che in zona è riconosciuto con il nome popolare di bordò), entrambi vinificati in bianco, è alla base del Dosaggio Zero 2017, di stile agile e lineare, intensamente fruttato e gastronomico.

 

Cantina Sant’Isidoro, di Corridonia (MC)

Qui è il vitigno autoctono maceratino ad “essere piegato” al volere della vinificazione con Metodo Classico, in maniera convincente: il Colli Maceratesi M. Cl. Ribona 2016 si apre nel bicchiere con una bolla un po’ pungente e un olfatto delicato, con ricordi mielati e di fiori; la bocca è di discreta avvolgenza.

 

Fattoria Villa Ligi, di Pergola (PU).

La famiglia Tonelli di fatto ha riscoperto la vernaccia di Pergola e ne ha spinto con decisione e serietà lo sviluppo e la valorizzazione: con questa varietà viene prodotto anche il Pergola Brut Rosé Emma Rossi 2015, un Metodo Classico agile e di grande beva, fruttato e delicato.

 

Fontezoppa, di Civitanova Marche (MC).

I proprietari di questa azienda si dividono tra il ramo calzaturiero e quello vitivinicolo, esplorando anche il terreno del Metodo Classico. Il Colli Maceratesi M. Cl. Ribona 2016 è vibrante, floreale e incisivo.

 

Strologo, di Camerano (AN)

Silvano Strologo è un grande lavoratore, un vignaiolo integerrimo e puntiglioso, capace di produrre vini di territorio ma anche di esplorare “la nuova frontiera” del montepulciano con una vinificazione con Metodo Classico: il M. Cl. Pas Dosé DalNero si esprime con freschezza aromatica e sentori agrumati, che trovano un palato corrispondente per succosità, spuma sottile e fitta, e finale sapido.

 

Velenosi, di Ascoli Piceno (AP)

All’interno della vasta gamma di vini di questa cantina, cresciuta negli anni grazie all’entusiasmo e alla lungimiranza di Angela Velenosi, non potevano mancare due Metodo Classico. Cuvéeviene prodotto con chardonnay (70%) e pinot nero: fine e persistente nell’espressione olfattiva, in bocca è succoso e suadente, con bella chiusura morbida. The Rose, da uve pinot nero con piccolo saldo di chardonnay, è un Rosé intenso nelle note di piccoli frutti rossi, fragrante e persistente al palato.