Annacquati

 

Sicuramente non è il mio caso, e di altri amici miei, ma secondo la Coldiretti, il popolo italiano spenderebbe più in acqua che in vino.

 

L’elaborazione di alcuni dai Istat, pubblicati ieri, rileva che “l’acquisto dell’acqua minerale, con 19,71 euro mensili per famiglia, e’ diventato la prima voce di spesa del bilancio familiare per le bevande, alle quali vengono destinati complessivamente 41,06 euro tra analcolici e alcolici.”

 

 

Sempre la stessa indagine ci dice che una famiglia spende in media 12 euro al mese per l’acquisto di vino, mentre il consumo di acqua costa alle famiglie italiane 20 euro mensili al nord e 18 euro circa al sud. Negli ultimi venti anni il consumo procapite di vino si è praticamente dimezzato.

 

 

Secondo l’associazione agricola “il forte calo nelle quantità di vino acquistate dagli italiani, che ha avuto una accelerazione negli ultimi dieci anni, in cui si e’ verificato un calo del 20 per cento, e’ stato accompagnato da un atteggiamento più responsabile di consumo e da una maggiore attenzione alla qualità”.

 

 

Mah! Sull’acqua e il vino potremmo ragionare un secolo. Partiamo dal vino, che mi viene meglio.

 

Cosa s’intende per atteggiamento più responsabile e di una maggiore attenzione alla qualità? Mi sembrano frasi generiche. Se l’atteggiamento più responsabile vuol dire bere meno, a me sembra che il rapporto con l’alcol sia cambiato parecchio con la comparsa sul mercato, ed è solo un esempio, di bevande zuccherate, subdolamente alcoliche.

 

 

Mi ricordo un libro di Calvino “Il sentiero dei nidi di ragno”. La formazione di Pin, giovane partigiano, passa attraverso il precoce incontro con il mondo adulto. Oltre alla violenza e alla guerra, dell’universo dei grandi fanno parte il vino e le sigarette che Pin, in una sorta di rito di iniziazione, introietta per la prima volta. La riflessione di questo ragazzino è quella che agli adulti piacciono le cose aspre. Anche io quando ero piccolo pensavo la stessa cosa. Il vino per essere apprezzato ha bisogno di persone mature e consapevoli. Cosa fa il mercato? Irretisce, cattura, violenta gli adolescenti con bibite in cui l’alcol è dissimulato attraverso big babol (famosa gomma da masticare) liquidi.

 

 

La seconda affermazione maggiore attenzione alla qualità mi trova parimenti dubbioso. Mio padre non ha mai bevuto credo una bottiglia a denominazione in vita sua; ma sapeva benissimo dove si trovano Barolo oppure Barbaresco e la Valpolicella. Aveva, come molti della sua generazione, un concetto di qualità del vino legato al gusto personale. Oggi che metà del popolo italiano è allenatore e l’altra sommelier, siamo riempiti di fascette a denominazione che dovrebbero garantirci dell’origine e della qualità di un vino. Ma sappiamo tutti che così non è. Riconquistare la consapevolezza di un sapore buono attraverso il nostro palato ed essere capaci di oltrepassare le etichette, credo sia una forma di difesa necessaria per definire veramente il concetto di qualità

 

 

Ma anche il fatto che si spenda più per l’acqua mi sembra assurdo. Vincitori del recente referendum dovremmo aspettarci una politica che incoraggi il consumo di acqua pubblica. Ricordo quando ero piccolo che il settimanale Panorama regalava uno stick per misurare la qualità dell’acqua del rubinetto. Come un gioco provai a misurare e ne risultò che l’acqua del rubinetto era di bassa qualità Lo stick era sponsorizzato da una nota marca di acqua minerale che io, imbecille, chiesi a mia madre di comprare.

 

 

Acqua e vino, comunque ora preferisco il secondo.