Terroir e invecchiamento del Moscato d’Asti con L’Armangia e Marenco

Una calda giornata di fine giugno ha fatto da cornice, in Banca del vino a Pollenzo, a una degustazione di Moscato d’Asti: un viaggio di scoperta – anzi, di ri-scoperta – di questo storico vino.

Perché di ri-scoperta? Perché attraverso l’esperienza e la sapienza dei due produttori, Ignazio Giovine di L’Armangia e Andrea Costa di Marenco, è emerso il carattere più profondo e complesso di un vino che viene spesso (ingiustamente) relegato al ruolo di mero accompagnamento al panettone durante le festività.

È stato attraverso i loro occhi e le loro parole che i degustatori hanno potuto scorgere, con una chiarezza che solo il rapporto umano e la dedizione pluriennale possono evocare, le peculiarità di un vino che ha tanto da raccontare e da esprimere attraverso il calice.

Prima della degustazione ci hanno portato sui territori dove le loro aziende prendono vita, e nelle loro vigne, che curano e allevano come delle figlie. Un’escursione virtuale durante la quale Ignazio e Andrea ci hanno trasmesso l’importanza e l’impatto del terroir sulle caratteristiche organolettiche e sensoriali del Moscato d’Asti. Così, in zone a prevalenza di argilla rossa si ottengono vini molto sbilanciati sulla dolcezza. D’altra parte, terreni più calcarei e ricchi di limo, come i loro, favoriscono la creazione di Moscato d’Asti in cui la dolcezza, carattere distintivo di questo vino, risulta bilanciata da note di sapidità e acidità che creano piacevole armonia nella beva ed elevano in modo peculiare questi Moscato d’Asti a vini non solo piacevoli, ma complessi e multidimensionali.

In fase di assaggio, queste caratteristiche sono emerse sia al naso sia al palato, conducendo i presenti a vivere un’esperienza gustativa inaspettata. Degni di nota il Moscato d’Asti 2023 di Marenco, che regala note delicate di albicocca: la deliziosa acidità rincorre la sapidità, superandola, mentre le fini bollicine danzano sul palato con leggiadria. Altrettanto interessante il Moscato d’Asti 2023 de L’Armangia, che accompagna a seducenti aromi di pera una componente zuccherina armonicamente bilanciata dalla sapidità.

La degustazione di vecchie annate di Moscato d’Asti

La degustazione è poi proseguita in terreni figurativamente ancora poco esplorati, proponendo all’assaggio bottiglie di annate precedenti, che hanno saputo dimostrare un potenziale di invecchiamento inaspettato, con evoluzioni aromatiche e gustative non così conosciute per questo vino se si escludono i Passiti.

Spicca il Moscato d’Asti 2018 di Marenco, caratterizzato da un naso intrigante e quasi dicotomico, con le note di idrocarburi e minerali bilanciate da sentori decisamente più “dolci” di mandorla e marzapane. Un profilo aromatico che ritroviamo puntuale al palato. Davvero sorprendente anche il Moscato d’Asti 2017 de L’Armangia, che offre note agrumate di cedro e una delicata aromaticità di erbe officinali che aggiungono una dimensione balsamica. Il sorso, invece, unisce note di frutta candita a sentori amarognoli, lasciando un retrogusto vagamente luppolato.

Un consiglio: sollevate il calice e immergetevi nei profumi e nei sapori di ogni vino, dimenticando aspettative e preconcetti: solo così potrete sperimentare appieno esperienze inedite di degustazione.