Alla presentazione di Slow Wine 2019 è andato in scena il Rinascimento del vino italiano

«Allora caro Marco ti è piaciuta la presentazione di Slow Wine a Montecatini?»

«Tantissimo, è stato come assistere al Rinascimento del vino italiano».

Marco Vannucci è enologo e lavora da anni alla Fattoria di Bacchereto a Carmignano. A un certo punto della presentazione dello scorso sabato l’ho visto allontanarsi dal suo banchino per inoltrarsi ad assaggiare una buona parte degli oltre 700 vini presenti alla degustazione. L’ho visto anche seguire il nostro responsabile abruzzese Pierluigi Cocchini alla scoperta di qualche chicca da quelle parti. La sua definizione sull’evento di sabato mi è piaciuta parecchio.

A pensarci bene quello che è successo in questi anni al vino italiano è davvero stupefacente. Dallo scandalo del metanolo passando per la standardizzazione più industriale del vino finalmente negli ultimi anni siamo approdati a un presente enologico avvincente e poliedrico che conta su due elementi imprescindibili: la riscoperta del territorio e una nuova generazione di produttori.

La riscoperta del territorio come fattore qualitativo fondamentale alla produzione di vino ha avuto risvolti molto positivi tra cui l’attenzione senza precedenti alla sostenibilità ambientale al fine di assicurare al suolo la vita necessaria a qualsiasi attività agricola e l’estensione della viticoltura anche a zone ritenute marginali solo qualche anno fa; quest’ultimo aspetto ha anche consentito ai più attenti vignaioli di entrare in contatto con vitigni in estinzione che in molti casi sono stati riportati a nuova dignità.

L’attenzione per il suolo è cresciuta così come una nuova consapevolezza produttiva impersonata da una generazione di vignaioli capaci e preparati. Questo forse è l’aspetto più eclatante del vino contemporaneo: la vivacità produttiva che ha donato diversità e brio a uno stallo produttivo piuttosto noioso. A Montecatini questo è stato evidente, in qualsiasi stand regionale o ai banchi di assaggio gestiti dai sommelier è stato possibile degustare vini sorprendenti non solo per il vitigno di origine ma anche per la sicurezza dell’esecuzione.

Tutti noi che amiamo la viticoltura e il vino dobbiamo prendere atto che questo cambiamento, dove lo ripeto la sicurezza esecutiva nel processo di cura del vigneto e di vinificazione rappresenta il punto cruciale della nuova qualità enologica, ha regalato all’enologia un aspetto umano e narrativo che ancora non è stato sviscerato in tutta la sua complessità.