Oggi vi portiamo in Abruzzo e in Molise: ecco introduzione, premi e riconoscimenti in Slow Wine 2027.
Partecipa anche tu alla degustazione di vino più attesa dell’anno: potrai incontrare i produttori premiati e i nuovi ingressi in guida!
sabato 17 ottobre 2026
Milano – SuperstudioMaxi
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INTRODUZIONE
L’Abruzzo vitivinicolo ci regala ancora una volta grandi soddisfazioni. Il fermento delle piccole aziende artigianali e agricole continua, con nuovi ingressi che arricchiscono una guida già, a nostro avviso, ricca di realtà di grande personalità e carattere.
Ma il dato che più ci colpisce quest’anno arriva dagli assaggi: la qualità media dei vini è sensibilmente salita, e lo si deve anche a un’annata, la 2025, finalmente generosa, dopo due stagioni che avevano messo a dura prova i nervi e i bilanci di molti produttori. L’annata 2023, con la peronospora che nel Chietino ha bruciato fino all’80% del raccolto, poi la 2024, con la siccità prolungata e il caldo che aveva già compromesso la maturazione in molte zone: due millesimi difficili, da cui però il vino abruzzese è uscito più consapevole e più determinato. La 2025 ha risposto con equilibrio: inverno piovoso, primavera regolare, buone escursioni termiche estive. Uve sane, rese in aumento, una produzione che resta identitaria.
Il tema del momento è il Cerasuolo d’Abruzzo. Non da oggi diciamo che la tipologia merita più attenzione, ma quest’anno gli assaggi ci hanno regalato emozioni tra le più intense dell’intera sessione, con premi assegnati in misura significativa. Non è un caso. È la risposta di una tipologia che ha saputo restare fedele a se stessa, mentre il mercato internazionale dei vini rosa virava verso colori sempre più scarichi e profili sempre più neutri. I produttori abruzzesi seri non hanno inseguito le mode: hanno continuato a fare un Cerasuolo di corpo, struttura e carattere. Il mercato se ne sta accorgendo, e finalmente premia questa coerenza. In un panorama dove i rossi segnano il passo, il Cerasuolo d’Abruzzo si candida con forza a diventare l’ambasciatore più convincente della regione.
Sul fronte dei bianchi, il Trebbiano d’Abruzzo continua la sua silenziosa rivalsa: non fa rumore, ma chi sa ascoltarlo trova una complessità difficile da eguagliare. Il Pecorino rimane la tipologia con il margine di crescita qualitativa più ampio: versioni eccellenti ce ne sono, ma in generale c’è ancora troppa discontinuità. Il Montepulciano d’Abruzzo ci convince di più nelle versioni leggere e bevibili che in quelle strutturate e concentrate: il palato del mondo è cambiato, ed è tempo che anche questa denominazione ne prenda atto pienamente.
Un pensiero doveroso va a Emidio Pepe, scomparso nell’estate del 2026. È stato uno di quegli uomini che hanno cambiato la storia del vino italiano non con le parole ma con i fatti: sessant’anni di coerenza assoluta, di vini fatti senza trucchi e senza scorciatoie, di un Abruzzo portato nelle cantine più importanti del mondo con eleganza e caparbietà silenziosa. Il suo lavoro non ha giovato solo alla sua azienda: ha alzato l’asticella e allargato gli orizzonti di tutto il comparto regionale, dimostrando al mondo cosa fosse possibile fare con questa terra. Il suo insegnamento è già patrimonio di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo. L’azienda è in mani sicure e il lavoro continua: il modo migliore per onorare chi ha costruito qualcosa di grande.
Quanto al Molise, restiamo affascinati dalla tintilia e dalla crescente definizione stilistica dei vini che vi si ottengono: l’uva autoctona più importante della regione è protagonista del nostro box di approfondimento a p. 884. La sfida per i produttori molisani resta quella di fare rete e di comunicare meglio e sempre di più: i vini ci sono, la qualità pure, ma il racconto fatica ancora ad arrivare dove dovrebbe.
I RICONOSCIMENTI ALLE CANTINE

LA LISTA DEI TOP WINE


