A rischio estinzione

Il pezzo (ecco qui il link) prende spunto dalla violenta accoglienza che i pastori sardi, sbarcati a Civitavecchia per raggiungere Roma, hanno ricevuto dalle forze dell’ordine. I pastori volevano arrivare nella capitale per portare davanti al Governo la loro protesta.

 

Il tutto nasce dalla crisi del settore della pastorizia sarda. Il crollo del prezzo del latte, del valore degli animali e della lana sono le conseguenze di un’economia selvaggia e cieca poco incline alla tutela delle tradizioni e della qualità. È il mercato globale, il latte rumeno o spagnolo costa meno quindi più conveniente da lavorare per i grandi caseifici e le cooperative, a ciò si aggiunge il crollo delle importazioni da parte degli Stati Uniti del Pecorino Romano ritenuto ormai solo formaggio da grattugia.

 

Una difficile congiuntura economica non dovrebbe rappresentare un colpo mortale a un mestiere tra i più antichi e nobili che l’uomo conosca. Per comprendere l’importanza culturale della pastorizia basta dare un’occhiata a tutto ciò che questo lavoro ha ispirato in campo artistico, dalla pittura alla musica passando dalla storia della letteratura. Ci dobbiamo chiedere allora quali tutele abbiano avuto i pastori in questi anni. Se ciò che è stato fatto abbia valorizzato il loro lavoro ed esaltato la qualità del formaggio prodotto.

 

Non è una mera questione economica, proseguendo su questa china si rade al suolo la storia e la cultura di un popolo. I pastori sono i discendenti di tradizioni secolari, il loro sapere è un valore comune. Pensare a loro significa avere a coscienza tutta la nostra agricoltura.

 

Mi chiedo quanta lontananza esista tra i pastori e chi coltiva olivi e soprattutto vigne, la cui redditività ha convinto molti imprenditori a investire denaro in tempi non troppo lontani. L’impressione è quella che le distanze si stiano accorciando se presto chi è addetto alla tutela e alla promozione non si attiverà per una politica onesta e comune di valorizzazione.

 

Bisogna fare presto.