Dalla guida alla fiera: il viaggio di Slow Wine continua

Dopo la presentazione di Slow Wine 2027 a Milano, il percorso prosegue verso Bologna: dal 21 al 23 febbraio 2027 torna la Slow Wine Fair. Nei rispettivi interventi sul palco della presentazione nazionale, Federico Varazi, Vice Presidente di Slow Food Italia, e Rossano Bozzi, Direttore Business Unit Heritage di BolognaFiere, hanno indicato le sfide da affrontare e il valore dell’incontro tra i diversi protagonisti della filiera.

Ci sono molti modi per raccontare il vino. Si può partire da un bicchiere, da una vigna, dalle mani di chi la coltiva. Oppure da un viaggio, da un incontro, da una conversazione che aiuta a comprendere perché un vino nasce proprio in quel luogo e in quel modo. È ciò che Slow Wine prova a fare durante tutto l’anno, attraverso le visite nelle cantine, il confronto con i produttori e il lavoro di degustazione che ogni autunno prende forma in una nuova edizione della guida.

Sabato 17 ottobre, al Superstudio Maxi di Milano, la presentazione di Slow Wine 2027 ha riunito vignaioli, operatori e appassionati intorno alla nuova edizione della guida. Una giornata di incontri e degustazioni, ma anche un’occasione per interrogarsi sulle difficoltà del settore e sulle prospettive da costruire insieme. Un confronto che proseguirà alla Slow Wine Fair di Bologna.

Da Milano a Bologna, seguendo lo stesso filo

Dal 21 al 23 febbraio 2027, a BolognaFiere, tornerà Slow Wine Fair, la manifestazione internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto, giunta alla sua sesta edizione.

Se la guida rappresenta il risultato di un anno di visite, assaggi e confronto con i vignaioli, la fiera è un’altra occasione per dare continuità a questo lavoro, allargando lo sguardo e favorendo l’incontro tra produttori, professionisti del settore e appassionati. Sono due appuntamenti con caratteristiche differenti, ma accomunati da un’idea precisa: un vino non può essere valutato soltanto per ciò che esprime nel bicchiere. Contano anche il territorio da cui proviene, le scelte agronomiche ed enologiche, la tutela della biodiversità, il rispetto dell’ambiente e delle persone che lavorano lungo la filiera.

È questa visione che lega il lavoro della guida alla Slow Wine Fair e, più in generale, alle attività della Slow Wine Coalition, la rete internazionale che riunisce chi condivide i principi del vino buono, pulito e giusto.

Il vino ha bisogno di incontrarsi

In un momento complesso per il settore vitivinicolo, caratterizzato dal cambiamento delle abitudini di consumo, dalle difficoltà economiche e dalle conseguenze sempre più evidenti della crisi climatica, gli appuntamenti di confronto acquistano un significato particolare. Non basta interrogarsi su come vendere più vino. Occorre anche chiedersi quale vino vogliamo produrre, come raccontarlo, quali modelli agricoli sostenere e come costruire relazioni più solide tra chi lo produce e chi lo porta sulle tavole dei consumatori.

Durante la presentazione di Milano, Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, ha richiamato proprio la necessità di guardare al vino nella sua complessità. Le difficoltà del mercato si intrecciano con l’abbandono dei vigneti nei territori più fragili, le condizioni di lavoro e i problemi della ristorazione, dalla carenza di personale al rischio di un’offerta sempre più uniforme. Questioni che coinvolgono soggetti diversi, ma chiedono risposte condivise. La Slow Wine Fair vuole essere il luogo nel quale affrontarle, mettendo in relazione produttori, distributori, ristoratori e appassionati. Il confronto sui nuovi linguaggi e sulle competenze professionali diventa così parte di una riflessione più ampia: come dare futuro a un vino che custodisca i territori e crei valore per le persone che vi lavorano.

A questa prospettiva si affianca la funzione commerciale della manifestazione, sottolineata da Rossano Bozzi, direttore della Business Unit Heritage di BolognaFiere. Favorire l’incontro tra vignaioli e professionisti dell’Horeca, rafforzare le relazioni e aprire occasioni sui mercati internazionali significa offrire ai produttori strumenti concreti per portare i propri vini nelle carte di ristoranti ed enoteche. Anche da questi rapporti passa la possibilità di dare continuità al lavoro agricolo raccontato dalla guida.

La guida e la fiera, ciascuna con i propri strumenti, possono contribuire a questa riflessione. La prima attraverso la conoscenza diretta delle aziende e dei territori, valorizzando il lavoro quotidiano dei vignaioli. La seconda creando uno spazio di incontro e dialogo, nel quale le esperienze individuali possono diventare patrimonio condiviso.

Perché la sostenibilità del vino non riguarda soltanto ciò che accade in vigna o in cantina. Coinvolge anche la distribuzione, la ristorazione, la comunicazione e le scelte di chi acquista una bottiglia.

Un percorso che continua

A Milano abbiamo ritrovato molte delle persone e delle storie raccontate nella guida. Verso Bologna, il percorso si allarga a chi quei vini li distribuisce, li sceglie per un’enoteca, li propone al ristorante o li acquista. La sfida dei prossimi mesi sarà dare spazio a queste voci e alle loro esperienze, perché il confronto alla Slow Wine Fair parta dalle domande concrete di chi il mondo del vino lo vive ogni giorno.

Dalla guida alla fiera, il filo conduttore rimane lo stesso: conoscere le persone, comprendere i territori e dare valore a un vino capace di essere davvero buono, pulito e giusto.

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Questo articolo è apparso nel Numero #37 della newsletter Slow Wine, per chi ama il vino buono pulito e giusto, ed è stato aggiornato dopo la presentazione nazionale della guida. 
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