Oltrepò vuole l’accento

La fiducia che Slow Wine pone nell’Oltrepò Pavese trova conferma nelle pagine che precedono e seguono questo approfondimento. Un territorio che osserviamo con gli occhi spalancati, a volte sbalorditi, un po’ come quelli del grande surrealista Salvator Dalì, baffi arricciati compresi, nei suoi iconici autoscatti.

A proposito di surrealismo, è surreale constatare come un territorio con alle spalle una grande tradizione viti- vinicola susciti ancora sorpresa e meraviglia ogni qual- volta un turista o un avventizio decida di soffermarsi tra le bellezze delle sue colline. Questa eterna vocazione a sorprendere il prossimo da una parte rincuora anima e menti di produttori e professionisti che vivono il territorio, dall’altra conferma la radicata zavorra che ancora incombe su di esso.

Certi vini per decenni hanno costruito la reputazione del territorio, e oggi ne paghiamo gli effetti. Il riferimento non va di certo alla cultura contadina romantica della damigiana, al rito dell’imbottigliamento fai da te e a quell’indotto di buone relazioni tra produttore e consumatore che hanno segnato un pezzo di storia oltrepadana e non solo.

Il richiamo scabroso è rivolto alla penosa spinta al ribasso dettato dai biechi interessi commerciali di molti, che hanno stravolto, snaturato e trascinato a terra qualità, cultura e, con essa, appunto, la famigerata reputazione.

La sorpresa di oggi, lo stupore che gravita nell’aria ogni qualvolta si beve uno dei tanti buoni vini dell’Oltrepò è frutto di quel passato che purtroppo è ancora presente, ma con una solida e rassicurante differenza rispetto a pochi anni fa.

Se da una parte il clientelismo e lo screditamento della Bonarda e di altri vini Doc dell’Oltrepò continua per la strada dell’autolesionismo territoriale, dei grandi fatturati ornati, di tanto in tanto, di qualche scandalo e inquisizione, dall’altra si fa più concreta e forte la risposta parallela di tantissimi bravi produttori. Alcuni di essi hanno anche capito l’importanza di lavorare in rete e di ciò non possiamo che essere contenti.

Citiamo l’ultimo progetto virtuoso, nato nel 2021. Oltrepò Terra di Pinot Nero, un gruppo di produttori all’inizio indipendente e poi abbracciato dal Consorzio, che gravitano attorno all’idea di qualificazione del grande vitigno storico oltrepadano. Eventi, incontri stampa, seminari, confronto tra produttori e tecnici del settore.