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Quello del quotidiano è un concetto molto plastico e di difficile interpretazione se abbinato al vino. Un tempo sarebbe stato molto più semplice realizzare la Guida al Vino Quotidiano: si sarebbero girate le tantissime osterie e si sarebbero assaggiati i tanti vini sfusi che venivano serviti. Il vino allora era veramente quotidiano, perchè alimento indispensabile per il sostentamento fisico del bevitore. Ora le cose sono per forza di cose molto più complicate. I criteri da prendere in considerazione si sono moltiplicati. Partiamo dal prezzo: vini fino a 10 euro in cantina. I più contesteranno che la soglia è troppo alta per un vino che va servito tutti i giorni. È vero. Sarebbe una cifra esagerata se la bottiglia degustata la si scolasse tutta in una giornata come accadeva un tempo quando non esistevano gli etilometri. Ma il costo sarebbe molto più ragionevole se si consumasse il classico bicchiere a pasto, come viene ripetuto, ormai quasi come una litania, da tutti i nutrizionisti.

 

Un’altra domanda che ci siamo posti, quando degustavamo i tantissimi vini che ci sono stati presentati, è se esiste un criterio condivisibile a livello globale per individuare le caratteristiche ideali di un vino quotidiano. Deve per forza essere semplice e beverino? Oppure durante il pasto di tutti i giorni ci possiamo anche concedere un prodotto leggermente più complesso, magari ricco di carattere e che quindi ci incuriosisca e ci coinvolga? Noi riteniamo che il vino non debba per forza essere un prodotto cerebrale, ma piacevole sicuramente sì.

 

Ma veniamo ai numeri che per il Vino Quotidiano sono essenziali. Si è quasi chiusa la campagna vendemmiale del 2009. Secondo un report pubblicato dall’ISMEA i prezzi all’origine del vino in questo ultimo anno sono calati molto sensibilmente: i bianchi (doc e docg) del 20%, i rossi (doc e docg) del 35%. I vini da tavola hanno subito praticamente un dimezzamento del loro valore.

 

Per essere molto chiari su questo punto basti pensare ad esempio al Barolo che a marzo del 2008 valeva circa 750 euro all’ettolitro, mentre ad aprile 2009 il valore è sceso a 450 euro. Insomma i numeri parlano molto chiaro e ancora di più le numerose testimonianze che abbiamo raccolto in queste ultime settimane che esemplificano le difficoltà che incontrano i viticoltori nel vendere le proprie uve. I prezzi della materia prima sono in picchiata con il valore medio delle uve che raramente supera i 50 euro al quintale, fatta eccezione per il nebbiolo da Barolo o il sangiovese da Brunello, che comunque arriva a stento ai 100 euro.

 

A questo punto verrà da chiedersi cosa accadrà ai prezzi del vino sullo scaffale. Probabilmente poco o nulla visto quanto accade per gli altri generi alimentari come ad esempio il latte, le cui quotazioni sono cadute sotto i 30 centesimi al litro, mentre nei supermercati il suo costo non è calato per nulla.

 

Tutto ciò crea un’evidente asimmetria: il contadino o l’allevatore non vengono remunerati il giusto a tutto beneficio di industriali e commercianti. Alla lunga un situazione del genere creerà un impoverimento del tessuto sociale delle campagne e per il vino fenomeni evidenti di abbandono, facilitati anche da un programma di espianto portato avanti dall’Unione Europea.

 

La nostra Guida si pone l’obiettivo di rompere questa situazione perversa invitando le persone a rifornirsi localmente del vino quotidiano. Si tratta di un invito neppure troppo velato a visitare le cantine a conoscere le mani e i volti dei vignaioli, onde evitare che alla lunga questi scompaiano portandosi via anche una varietà di vini e di terroir che l’Italia non può permettersi di perdere.