Slow Food: il panino da casa non è la risposta alla carenza del sistema mensa!

La Cassazione ha deciso: niente più pasto da casa da consumare nelle mense scolastiche. È finita la lunga battaglia iniziata nel 2014 e promossa da un comitato di genitori di Torino che chiedevano che i loro figli potessero consumare a scuola il pranzo portato da casa. La Suprema Corte ha ribaltato la sentenza della Corte d’Appello di Torino numero 1049/2016.

«Non possiamo che ritenerci soddisfatti per questa sentenza, per primi e a gran voce abbiamo chiesto cibo buono, pulito e giusto per tutti e il pasto da casa non poteva certo risolvere le carenze del sistema mensa. Perché dietro queste apparenti libertà si possono nascondere le differenze tra chi può permettersi un pasto equilibrato e di buona qualità e chi invece per povertà culturale o materiale è costretta al panino o peggio al junk food.» commenta Francesca Rocchi, referente per i progetti mensa di Slow Food Italia.

Da quando la Corte d’Appello con la sentenza numero 1049/2016 diede ragione al gruppo di genitori di Torino il dibattito sul tema è cresciuto coinvolgendo media e istituzioni e puntato i riflettori sulle tariffe troppo alte, la non adeguata qualità dell’offerta, i grandi sprechi di cibo e l’insoddisfazione da parte dei bambini. E per fortuna il dibattito si è ampliato oltre i temi economici e nutrizionali, toccando pure l’aspetto pedagogico, giuridico e relazionale del fenomeno. Anche perché si sono verificate situazioni in cui i dirigenti scolastici obbligavano i bambini con il pasto portato da casa a mangiare in aule diverse dagli altri compagni. «E allora una riflessione diventava indispensabile rispetto al ruolo educativo della mensa scolastica, ruolo ignorato quando si è persino costretti a dividere gli alunni nel momento conviviale» commenta Rocchi.

Slow Food pensa invece alle mense come luoghi in cui applicare il diritto alla convivialità e al piacere del cibo e come luogo dalla forte valenza educativa, perché come scrive Carla Barzanò: «Il menù di casa aiuta a ripetere, circoscrivere, personalizzare per rafforzare l’identità e costruire abitudini che partono dall’emotività e dalla consuetudine. Quello della scuola ha invece la vocazione di costruire nuove esperienze, nuove connessioni, di integrare gli aspetti emotivi con quelli cognitivi.» Il gusto di mangiare insieme, Slow Food Editore, Bra 2016.

Sono tanti i progetti attivati sulla ristorazione collettiva e scolastica dalla rete di Slow Food (in Italia e nel mondo), tra i tanti vi segnaliamo oggi quello portato avanti da Slow Food Lucca Compitese Orti Lucchesi insieme all’Associazione Scuola ti voglio bene Comune, in collaborazione con l’assessore alle Politiche Educative e alla Cultura Francesco Cecchetti del Comune di Capannori. Tre realtà che hanno messo in moto il progetto Pensa che mensa.

Agli orti, pratica ormai consolidata in diversi istituti scolastici, il progetto prevede l’aggiunta di percorsi educativi volti a promuovere una merenda più sostenibile per la salute e per l’ambiente. Si sono inoltre avviati alcuni percorsi per valorizzare il servizio di ristorazione e promuovere la riduzione degli sprechi. Un risultato che si sta raggiungendo anche attraverso il rilevamento delle preferenze dei bambini, ai quali si chiede di valutare le pietanze servite in mensa con schede di assaggio elaborate su misura per loro. Inoltre inserisce un galateo fondato su regole ideate con i bambini stessi, per rendere il pasto a scuola un momento di apprendimento e di scambio. In alcune scuole ha già preso forma una modalità di distribuzione del cibo che permette ai bambini di servirsi da soli, favorendo così l’autonomia e scelte più consapevoli. Infine, ai bambini vengono proposti laboratori di preparazione e di assaggio in modo che possano acquisire e sviluppare capacità per conoscere e preparare il proprio cibo.

«Da oltre 15 anni Slow Food lavora a un sistema di refezione scolastica che includa e che tenga conto delle differenze senza crearne altre. Un modello di mensa dove consumo locale, coinvolgimento dei bambini e dei genitori, sostenibilità etica e ambientale siano i veri driver delle scelte politiche e amministrative che stanno alla base dei capitolato d’appalto» conclude Francesca Rocchi.

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

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