Parti con Slow Food: l’Amiata montagna madre

La primavera risveglia la voglia di vacanza: bastano due o tre giorni per riempirsi gli occhi, la testa e la pancia del bello e del buono che l’Italia conserva. Per questo, da oggi, ogni venerdì vi regaleremo un’idea insolita per le vostre gite, uno dei 47 itinerari del nuovissimo libro Weekend Slow Food (clicca sul titolo per saperne di più).

L’AMIATA MONTAGNA MADRE

Dall’alto dei suoi 1738 metri, il Monte Amiata, incastonato tra le province di Grosseto e di Siena, domina il paesaggio della Toscana meridionale. Il profilo a tronco di cono è il segno più evidente che siamo di fronte a un antico apparato vulcanico: inattivo da 200000 anni, racchiude le energie vitali di sorgenti di acque limpide, di falde termali, di rocce sature di fertili minerali. Ne hanno beneficiato le piante che sono cresciute spontaneamente o sono state coltivate sulle sue pendici, gli olivi e le viti nelle quote più basse, i castagni, i faggi e i pini nelle più alte. Ne hanno beneficiato le genti che, sfuggendo alla malaria e ai pirati che infestavano le coste, in epoca medievale hanno qui edificato piccoli nuclei fortificati, rocche e pievi, e sono poi diventati contadini, boscaioli, minatori. L’Amiata è la montagna madre che protegge e nutre. Seguendo questo itinerario, che vi accompagna lungo le sue pendici fino alla sommità, lasciatevi avvolgere dalle atmosfere incantate di un dialogo ininterrotto tra uomo e natura.

TERME E MULINI

Il piccolo borgo medievale di Bagno Vignoni, frazione del comune di San Quirico d’Orcia, merita una sosta per il suo singolare sviluppo urbanistico: la vasca termale del Cinquecento che fa da piazza. È attorno a questo bacino rettangolare di 49 metri per 24, alimentato da una sorgente di acqua sulfurea che sgorga dal suolo vulcanico, che sono infatti sorte le abitazioni, le locande, i palazzi rinascimentali, la chiesa di San Giovanni Battista dove si trovano un dipinto di scuola senese del XVIII raffigurante santa Caterina da Siena e il loggiato della piccola cappella (1660) a lei dedicata. Note fin dall’epoca romana, le acque terapeutiche di Borgo Vignoni hanno lenito le ferite inferte ai soldati senesi da quelli fiorentini; curato uomini e donne di ceto e provenienza diversi; accolto la mistica senese, Lorenzo de’ Medici e papa Pio II Piccolomini. Un luogo d’atmosfera, in particolare durante i mesi più freddi, quando il vapore avvolge gli edifici e ne smussa i contorni, e che riserva una seconda sorpresa: il Parco archeologico dei mulini, testimonianza di come il borgo sia stato anche un importante centro molitorio. Alle spalle della vasca, troverete le indicazioni per raggiungere in pochi minuti una terrazza panoramica che si affaccia sulla valle sottostante; questo è il punto da cui parte il percorso di visita ai quattro mulini realizzati nel XII secolo e attivi fino agli anni Cinquanta, e ai resti delle terme romane. Grazie a un ingegnoso sistema idraulico che convogliava le acque termali in vasche di accumulo e poi sfruttava lo strapiombo della rupe calcarea, i mulini, scavati nella parete della roccia, potevano funzionare tutto l’anno non risentendo dei periodi di secca. Da Bagno Vignoni si continua in direzione della strada regionale 2 Cassia e quindi si prende la sp 323 e poi la ss 323 fino all’abitato di Seggiano. Durante questo tragitto di una ventina di chilometri lo sguardo incontra fitti boschi di castagni e coltivazioni di olivi. Si tratta della cultivar locale olivastra seggianese, che cresce sui pendii fino ai 600 metri e produce un extravergine Dop dal gusto delicato, molto adatto per le insalate e sul pesce. Appena fuori Seggiano, si gira a sinistra verso Pescina (sp Pescina) e si prosegue per un chilometro. All’altezza del campo sportivo, vedrete un cancello su cui compare il motto latino Hic terminus haeret («qui aderiscono i confini», da un verso dell’Eneide). È l’ingresso della Fondazione Il Giardino di Daniel Spoerri, il parco di sculture creato nei primi anni Novanta dall’artista svizzero, uno dei più celebri esponenti del Nouveau Realisme degli anni Sessanta. Di fronte a voi si aprono 16 ettari di prato, dolci declivi, boschetti e piante di olivo che celano 122 installazioni di arte contemporanea di 55 artisti provenienti da Svizzera e Germania. L’armonia tra il paesaggio e le creazioni sorprende e meraviglia passo dopo passo. Vista l’estensione del parco, calcolate un minimo di tre ore se seguite il sentiero segnalato, ancora di più se zigzagate liberamente: i panorami invitano alla contemplazione.

Vi segnaliamo che l’abitazione-laboratorio di Spoerri, sede della Fondazione, ospita una caffetteria e un ristorante e dispone di appartamenti in affitto; dormire all’interno del parco vi darà il privilegio di percorrerlo fuori dagli orari di apertura al pubblico.

FONTI E CASTAGNE

Riprendendo la ss 323, si arriva al pittoresco comune di Santa Fiora (17,1 chilometri), dove l’Amiata rivela la sua ricchezza d’acqua sorgiva. In prossimità dell’abitato, proprio a ridosso delle pendici, nasce il fiume Fiora, il principale del territorio, che attraverso un complicato sistema idraulico di regimazione d’epoca medievale – ancora visibile sotto il pavimento (trasparente!) della chiesa della Madonna delle Nevi, XVII secolo – confluisce e alimenta la Peschiera, ampio bacino in pietra utilizzato come vivaio di trote durante il dominio degli Aldobrandeschi (XI-XV secolo), poi integrato dalla famiglia Sforza Cesarini nel proprio parco rinascimentale. Sedetevi ad ammirare lo specchio blu contornato dal verde intenso delle piante e a godere della tranquillità che si respira in questo scenario unico. Il borgo deve la sua nascita all’acqua: lo sviluppo degli impianti che ne sfruttavano la forza motrice – dai mulini alle ferriere, ai laboratori artigiani di vasai e tintori – portò le maestranze a formare un nucleo abitativo. Non stupitevi dei pesci che nuotano all’interno della Peschiera: per far rinascere l’ecosistema fluviale nell’alto corso del Fiora, qui si gestisce la riproduzione della trota macro stigma mediterranea. La vostra passeggiata, se volete, può essere arricchita da una suggestiva visita guidata alla sorgente, raggiungibile attraverso una galleria di 600 metri all’interno del monte (per prenotazioni: proloco.santafiora@yahoo.it, tel. 0564 977142).

Dopo una sosta alla pieve intitolata alle sante Fiora e Lucilla (XIV secolo), che contiene alcune stupende ceramiche robbiane, proseguite lungo la sp Vetta dell’Amiata fino alla vista di Piancastagnaio (12,6 chilometri). Come evidenzia il toponimo, l’abitato domina un pianoro con maestosi boschi di castagni. A rendere speciali queste piante è il terreno in cui affondano le radici, derivato in gran parte dal disfacimento di rocce vulcaniche e arenacee a componente silicea: da qui le ottime proprietà organolettiche. Alla base dell’alimentazione delle popolazioni amiatine, spesso loro unica fonte di sostegno, la castagna da sempre svolge un ruolo importante per l’economia e la gastronomia del territorio: si consuma arrostita al focolare e lessata con il finocchietto, oppure essiccata e macinata è utilizzata per preparare la polenta, la pasta fresca (tortelli, tagliolini, pici), i dolci (necci) e anche nella produzione della birra. Delle varietà coltivate nell’area, il marrone, il cecio e la bastarda rossa dal 2002 hanno ottenuto il riconoscimento Igp.

Da Piancastagnaio poco più di 5 chilometri della sp del Monte Amiata vi conducono al Parco museo minerario di Abbadia San Salvatore (via Suor Gemma, 5) che ripercorre le vicende storiche e umane legate ai giacimenti di cinabro dai quali si estraeva il mercurio. L’approccio didattico-documentario proposto dal museo della Torre dell’Orologio, dove sono esposte collezioni di minerali e illustrate tecniche di escavazione e lavorazione, si arricchisce di suggestioni grazie agli allestimenti del museo multimediale “I luoghi del mercurio”: mito alato, materia nelle viscere del vulcano, fatica nel lavoro degli operai, è così che il rosso cinabro ha segnato la cultura amiatina.

FAGGI E ORIZZONTI

Non potete rinunciare a una passeggiata rilassante nelle suggestive faggete che ricoprono i pendii oltre i 1000 metri, godendovi i colori autunnali e primaverili o la frescura estiva.

Impensabile, poi, non raggiungere la cima per ammirare il panorama. Nelle giornate più limpide sono visibili i laghi di Bolsena e il Trasimeno, alcune isole dell’Arcipelago toscano, la pianura maremmana, le colline Metallifere e del Chianti, fino alle alture dell’Umbria, della Sabina e, in condizioni particolarmente favorevoli, anche la città di Roma.

Da Abbadia San Salvatore, percorrendo la sp Vetta dell’Amiata si raggiunge il Primo Rifugio, accogliente osteria a quota 1258 metri. A poca distanza dal piazzale parte la più vecchia delle due piste da fondo realizzate sull’Amiata negli anni Cinquanta: è un rilassante sentiero ad anello tra i faggi lungo 5,35 chilometri che si percorre in un’ora e tre quarti; esiste anche la variante più corta e molto pianeggiante di 2,25 chilometri (45 minuti). Dopo la passeggiataproseguite in auto lungo la provinciale fin dove termina la strada (1651 metri): un breve tratto a piedi conduce alla vetta del monte, segnalata da una croce monumentale in ferro, alta 22 metri, opera dell’artigiano senese Zalaffi (1910). Gli amanti del trekking possono raggiungere la vetta congiungendo l’anello più lungo della pista da fondo al sentiero di Rigale. La mappa dettagliata della rete di percorsi può essere scaricata dal sito www.macchiafaggeta.com

In alternativa, da Castel del Piano, lungo il versante occidentale del monte, si segue la sp Macinaie fino a Prato delle Macinaie (1385 m). Qui potete prendere la seggiovia che in 18 minuti, aprendo un corridoio tra le chiome degli alberi, attraversa il bosco e vi porta fino alla sommità della montagna: la brezza frizzante che sfiora il viso e l’abbraccio della natura regalano magnifiche sensazioni che non richiedono sforzo fisico. La discesa può essere nuovamente percorsa in seggiovia o a piedi. Attenzione, però, perché non c’è segnaletica e bisogna seguire le indicazioni delle piste da sci.

Monica Mascarino

Weekend Slow Food
Collana: Guide Slow
Prezzo in libreria: 19,90 €
Prezzo online: 16,92 €
Prezzo soci Slow Food: 15,92 €

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