Vini naturali: a ognuno il suo

Si può star dentro la grande cornice internazionale del Vinitaly ma anche avere una voce completamente diversa. Scegliere il pubblico, l’organizzazione, l’atmosfera, le hostess e il blasone della Fiera di Verona o rintanarsi nelle amene località del circondario dove i visitatori non passano per caso ma hanno deciso di dedicare il proprio tempo a conoscere quel produttore, quell’etichetta, quella filosofia.   Che sia Vinnatur, Viniveri o il più giovane Vivit di Verona, l’imperativo è uno solo: no alla chimica nel bicchiere. Da quando 10 anni fa i pionieri hanno cominciato a distaccarsi dal mainstreaming per fondare le due manifestazioni storiche di Villa Favorita e Cerea, di acqua sotto i ponti, anzi di vino nelle botti, ne è passata. Date per assodate la qualità organolettica e la sicurezza, portate all’estremo la capacità produttiva delle vigne e l’impalcatura tecnologica in cantina, i vignaioli più accorti, quelli che conoscono le viti una a una, che poggiano i loro passi su ogni zolla, che toccano con le loro mani tutte le bottiglie, hanno saltato il fosso. Con o senza certificazione biodinamica, biologici o naturali e basta, l’importante è che siano autentici, legati alla terra e al vitigno, per palati che sanno apprezzare anche quelli che “di là”, nei padiglioni dei grandi investimenti in immagine, sarebbero difetti e che invece “di qua”, dove tutti sono uguali e hanno lo stesso spazio, sono espressioni vere che regalano emozioni uniche.   Fermandosi alla superficialità e guardando poco al sentimento e molto ai dati oggettivi, ci sono alcuni parametri che danno subito l’idea di quanto tutto ciò abbia messo radici solide in questi anni: i parcheggi, gli spazi allestiti, il numero dei produttori e le pubblicazioni dedicate.  Qualche anno fa le nostre scorribande a Vinnatur o a Viniveri ci regalavano una giornata di piacere senza alcuna fatica: a Sarego, ad esempio, si parcheggiava a 10 metri dall’ingresso di Villa Favorita. Sabato scorso, a poche ore dall’apertura abbiamo scarpinato per oltre un chilometro mettendoci in coda per conoscere le nuove annate e fare due chiacchiere con gli amici di sempre. Il Vivit, partito un po’ in sordina nel 2012 in uno spazio troppo piccolo e affollato, quest’anno ha guadagnato una postazione più ampia e centrale, anche se ancora sacrificata visto l’afflusso di questi giorni. Volendo fare un po’ i puristi dell’etichetta assaggiando solo ed esclusivamente i vini fuori dal coro, non si rimarrebbe a bocca asciutta, anzi! Facendo due conti a spanne saremmo intorno ai 400 produttori e migliaia di bottiglie in assaggio. Consigliamo di non farlo in 3 giorni e una sola edizione… Infine, riviste, quotidiani, siti e saggi ci vengono incontro per capirne di più, a volte con il giusto approfondimento, altre con un po’ di superficialità.   Noi di Slow Food, abbiamo cominciato negli anni ’80 a promuovere la cultura del vino buono per il palato, sicuro per la salute, pulito in vigna e in cantina. Senza tanti fronzoli né sovrastrutture quando a parlare sono il piacere di un buon bicchiere e la faccia del vignaiolo. Dopo tanti anni ci presentiamo ancora con lo stesso spirito raccontando le storie dei produttori che hanno scelto questa strada nella nuova Guida al Vino Quotidiano e ripercorrendo le origini del vino naturale dalla California al Beaujolais nel volume della giornalista newyorkese Alice Fearing Vino (al) naturale.  

Buon vino buono a tutti! 
The winegirls

Scopri il programma completo di Slow Food al Vinitaly!

 

 

 

 

 

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