Vincenzo Egizio: il cibo ci permette di essere persone migliori

«Il fagiolo dente di morto è un emigrante, ha trovato terreno fertile e agricoltori capaci di accoglierlo e valorizzarlo. Dovremmo imparare a fare lo stesso con le persone che oggi lasciano le proprie terre per svolgere lavori che noi non vogliamo più fare»

Vincenzo Egizio fagiolo

«Portare avanti il progetto dei Presìdi è raccogliere un’eredità, fatta di metodi tradizionali di chi c’era prima di noi che a sua volta ha ereditato qualcosa che ora noi siamo chiamati a portare nel futuro. Pensiamo al fagiolo dente di morto: è un emigrante, arrivato qui ad Acerra dopo la scoperta dell’America. Ha trovato terreno fertile, ambiente adeguato, ma soprattutto persone che hanno saputo accoglierlo e valorizzarlo».

Lui è Vincenzo Egizio e la sua terra è Acerra, comune nell’area metropolitana di Napoli. Una zona ricchissima di Presìdi – la papaccella, il pisello centogiorni, le crisommole del Vesuvio, la torzella riccia, gli antichi pomodori di Napoli. E il fagiolo dente di morto di Acerra, una varietà antica e delicata, dal colore bianco opaco.

Vincenzo li coltiva tutti: «oltre che produttori siamo attivisti, volontari, e custodi». Ci racconta che il suo lavoro è tanto semplice quanto fondamentale, perché «se le piante sono fonte di cibo, essenziali per la nostra sopravvivenza, l’uomo lo è altrettanto per la loro. Noi riproduciamo i semi ogni anno e li tramandiamo – e dalla scoperta dell’America chissà quante mani sono passate!».

Essere comunità

Vincenzo Egizio fagiolo
Vincenzo in una foto di Rosa Mariniello

Il racconto è sempre al plurale perché insieme a lui c’è un gruppo di produttori, ognuno con la sua responsabilità e il proprio ruolo, etico verso il suolo e verso chi lavora la terra. «Abbiamo scelto una confezione unica, con un’etichetta uguale per tutti che rappresenta il Presidio del fagiolo. Sul retro però, c’è il volto di ciascuno di noi, perché ci mettiamo la faccia!». E poi sono indicati gli altri prodotti che la singola azienda coltiva: chi la papaccella napoletana, chi i grani antichi, chi i carciofi acerrani.

D’altronde la rotazione è alla base della sostenibilità, non potrebbe essere altrimenti per le piccole aziende che così si garantiscono un raccolto diversificato e prodotti disponibili durante tutto l’anno.

«Facciamo del bene al nostro suolo. Così siamo attori del buono pulito e giusto. Insieme».

Vincenzo racconta che i problemi li affrontano in gruppo, come lo scorso anno quando hanno prodotto in totale solo 80 chili di fagioli e hanno deciso spartirli fra tutti per avere la possibilità di conservarli e poterli piantare al raccolto successivo. «La difficoltà c’è, complice anche la crisi climatica. Ma se il prodotto manca ce ne facciamo una ragione perché a unirci è altro, qualcosa di più profondo, un progetto».

In attesa di Slow Beans 2023

Lo stesso senso di comunanza si vive all’interno della rete dei produttori di legumi di Slow Food, che si prepara a ritrovarsi in occasione di Slow Beans a Capannori, in provincia di Lucca, sabato 28 e domenica 29 ottobre.

«Noi di Slow Beans siamo un movimento» precisa Vincenzo, una parola che rende ancora meglio l’idea di fermento, di attivismo, per tornare a quel concetto che non si è mai produttori per il solo fine economico in sé ma per qualcosa di più profondo. «Sin dai primi incontri, dalla prima cena, mi sono sentito in famiglia.

Nel nostro gruppo ognuno ha la sua identità, vissuta con la consapevolezza di essere in una dimensione più grande, di condividere problemi ed esperienze, di avere qualcuno a disposizione per te. Il cibo ci permette di essere persone migliori». 

Vincenzo Egizio
Anche Vincenzo è tra le “facce da legumi” in mostra a Slow Beans

Impariamo ad accogliere

Torniamo allora a quel fagiolo arrivato da lontano, eppure ormai diventato parte integrante e identitaria del terreno che l’ha accolto. «Dovremmo imparare a fare lo stesso con le persone» dice Vincenzo. «Noi abbiamo restituito dignità a un prodotto, ma i veri eroi sono quelli che oggi lasciano le proprie terre per svolgere lavori che noi non vogliamo più fare.

Buono, pulito e soprattutto giusto. Il cibo è davvero di tutti nel momento in cui condividiamo il nostro sapere per il bene di tutti gli esseri viventi, non solo dell’uomo. Perché siamo parte fondamentale di un ecosistema, ma non siamo gli unici».

Vincenzo e il fagiolo dente di morto di Acerra vi aspettano a Slow Beans, la manifestazione della comunità leguminosa di Slow Food. Scopri qui il programma con tutti gli appuntamenti!