Viaggio nell’Italia dei Presìdi: le antiche mele dell’Etna

Meno di un secolo fa, sulle pendici dell’Etna, si viveva anche di mele.

Una ventina di varietà diffuse in diverse località, sia sul versante orientale (in particolare a Zafferana Etnea, Milo, Sant’Alfio e Mascali) sia su quello meridionale (a Pedara, Nicolosi, Ragalna, Biancavilla e Adrano), che rappresentavano un vero e proprio volano per l’economia locale, rifornendo il mercato di Catania e persino quello di Messina. Poi, sul finire del Novecento, il crollo: «L’importazione selvaggia di varietà di mele esteticamente più appetibili, per colore e per dimensioni, ha provocato una crisi irreversibile» spiega Alfredo Scuderi, socio della Cooperativa Zaufanah, che riunisce i venti coltivatori che oggi producono le varietà di antiche mele divenute nel 2016 Presidio Slow Food.

«I nostri soci fanno altri mestieri» aggiunge Matilde Riccioli, vicepresidente della Cooperativa. «Ci sono avvocati, ingegneri, architetti. Ma a quei meleti sono legati, perché li hanno ereditati dai genitori che proprio grazie al lavoro della terra hanno potuto mandare all’università i figli».

Purtroppo, però, le difficoltà nel far sopravvivere una tradizione secolare non mancano: ai danni causati dal terremoto del 26 dicembre del 2018, che ha colpito il Catanese, si è aggiunta la recente pandemia di coronavirus.

«La crisi sanitaria ci sta causando grandi problemi perché ha provocato un blocco totale delle attività» spiega Riccioli. «Non possiamo partecipare alle fiere, gli appuntamenti nella nostra Regione sono stati cancellati e i supermercati biologici, che normalmente riforniamo, non stanno più ordinando le nostre marmellate» prosegue la vicepresidente della Cooperativa. Il timore è che le marmellate già prodotte rimangano invendute, e che vadano a scadenza senza poter essere immesse nel mercato.

Per cercare di far fronte all’emergenza di questi mesi, le aziende che producono i prodotti di presìdi e comunità Slow Food siciliane hanno deciso di unirsi e organizzare delle spedizioni in tutta Italia delle proprie specialità: «Speriamo che questi panàri (cioè ‘panieri’ in dialetto) ci aiutino a vendere le nostre marmellate» ammette Riccioli.

 

Quattro specialità utili anche a far sopravvivere il territorio

Le quattro varietà ancora oggi presenti nell’area si chiamano cola, gelato, gelato cola e cirino, e ognuna ha proprietà e caratteristiche ben distinte: chiara e acidula la prima, decisamente più dolce e dal colore paglierino la seconda, mentre la gelato cola, forse la più pregiata, offre un mix di caratteristiche di entrambe. Infine la cirino, quella di cui oggi si sono conservate meno piante: «La sua buccia giallorossa contiene un leggero strato di cera, in mano sembra quasi scivolare» spiega Scuderi. I frutteti che mantengono in vita questa preziosa testimonianza del passato sono pochi e non possono competere con le produzioni intensive di altre varietà più note: ogni ettaro ha una resa di circa 60-70 quintali di mele, un quinto del normale.

 

«La mela vuole altitudine» aggiunge Scuderi, e le pendici del vulcano siciliano possono rivelarsi ancora una volta l’habitat ideale per questo frutto autunnale. Grazie anche all’impegno di Bioclin, la Cooperativa Zaufanah sta impiantando sul versante di Zafferana Etnea nuovi frutteti di gelato cola: «I benefici sono duplici: stiamo cercando di preservare il prodotto e anche il territorio. Rendere fruttuoso il terreno, infatti, significa proteggerlo dagli incendi, poiché dove c’è abbandono è più probabile che arrivino le fiamme».

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