Un olio D’Amore

In una mattina soleggiata mi dirigo a Solopaca, il comune simbolo della viticoltura del Sannio. In questo piccolo centro sotto le pendici del Taburno c’è chi ha deciso di valorizzare un’altra nobile filiera dell’entroterra campano, quella olivicola. L’olivo qui è sempre esistito e fino a pochi decenni fa, prima che tutti i terreni venissero vitati, rappresentava la più importante risorsa per il territorio. Mi accoglie Roberto Goglia all’interno del palazzo storico Goglia-D’Amore che risale al 1500 da sempre appartenuto alla famiglia D’Amore. Questa dimora signorile presenta cantine, granai, cisterne per il recupero dell’acqua piovana e un bellissimo frantoio ipogeo. Il frantoio era stato costruito perché la famiglia possedeva molti terreni olivetati con piante secolari che risalgono alla fine del 1500 con varietà autoctone del Sannio come la Femminella, la Spinosa, la Pampagliosa, la Trignarola, l’Ortice e la Racioppella. La testimonianza di questi possedimenti di oliveti è stata ritrovata all’interno di un manoscritto del chierico-aristocratico Antonio D’Amore e ulteriori riscontri sono stati rinvenuti in memoriali del 1800 redatti dall’antenato Andrea D’Amore.

Oggi Roberto è colui che ha deciso di portare avanti questo patrimonio di olivi secolari, coltivando personalmente gli oliveti, occupandosi direttamente di tutte le fasi. Roberto di professione è un marinaio della guardia costiera che si appassiona da giovane all’olivicoltura e si forma in giro per lo Stivale attraverso vari corsi di potatura e di assaggio di olio. Con uno studio approfondito arriva a classificare le varietà presenti nei propri oliveti e comincia un lavoro di valorizzazione delle stesse realizzando degli oli monovarietali a partire dalla Spinosa per continuare con la Femminella.

Queste varietà minori come diffusione nel Sannio vengono da lui molite per la prima volta in purezza. La ricerca per la massima qualità lo porta a molire le olive a Ponte presso il frantoio Romano, a circa 15 km.Questa scelta si dimostra azzeccata da subito e gli oli risultano essere una perfetta interpretazione di varietà, territorio e cura dell’olivo.

La Spinosa nel 2019 entra a far parte del Presidio Slow Food dell’olio extravergine di oliva. Questa varietà è così denominata per una caratteristica presenza di un aculeo nella zona apicale del frutto. L’olio si presenta con un fruttato leggero dal caratteristico sentore di erba accompagnato da note di mela verde e di erbe balsamiche. Deciso al palato dove l’amaro ricorda la frutta acerba ed il piccante mostra una bella persistenza richiamando la rucola.

L’impulso che Roberto ha sentito per intraprendere questo percorso è stato di natura sentimentale ed è scattato osservando le condizioni in cui versavano gli oliveti di famiglia gestiti nel passato senza cultura e senza rispetto per le piante. Da qui la decisione di occuparsi direttamente della coltivazione con pratiche sostenibili, nessuna concimazione, solo trattamenti rameici post-potatura e post-raccolta. Il terreno non viene lavorato per evitare perdite si sostanza organica, si pratica l’inerbimento spontaneo e la trinciatura. Oggi le piante sono in ottimo stato vegetativo e in questi anni non hanno avuto problemi di alternanza di produzione, con una buona resa che si prospetta anche per la prossima raccolta.

Roberto ha le idee chiare e crede che «il riconoscimento di un lavoro deve venire dalle persone, per questo è importante creare relazioni nella comunità, scambiare saperi per favorire lo sviluppo, il miglioramento delle condizioni umane, nella direzione della sostenibilità e della qualità della vita» mi racconta. Per questo ricorda Aristotele che affermava che «chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere una bestia o un dio».

Il suo lavoro di ripristino degli alberi secolari per lui rappresenta un contributo concreto finalizzato al miglioramento dei sentimenti nella comunità. In effetti il cambiamento è stato grande essendo passati dalla precedente gestione degli oliveti basata sulla meccanizzazione ed il profitto a ogni costo a una gestione moderna e sentimentale basata sull’amore per le piante, la cura delle stesse, la produzione di un olio di altissima qualità e la gioia di raccontare questa avventura.

Angelo Loconte

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