Un mondo a “fame zero” dipende anche da noi

«Dichiariamo che il cibo buono, pulito, giusto e sano è un diritto di tutti e fino a quando anche solo una persona sul pianeta non ne avrà accesso, non smetteremo di batterci per garantirlo». Questo il primo punto della Dichiarazione di Chengdu, il documento votato dai 400 delegati che hanno partecipato al settimo congresso internazionale di Slow Food che si è svolto un anno fa in Cina.

Un impegno quello ribadito in quelle parole che partiva dalla consapevolezza che parlare di cibo significa parlare di ambiente, di persone, di diritti e di dovere.

Chengdu fu anche il primo trampolino di lancio della campagna Menù for change che ha anticipato quel #Foodforchange che ha fatto da filo conduttore all’edizione appena conclusa di Terra Madre Salone del Gusto e la campagna rilanciata al termine della manifestazione.

Oggi nel mondo ci sono 821 milioni di persone, una ogni 9, che soffrono di denutrizione. Contemporaneamente 1,9 miliardi di persone soffrono di obesità.

Dopo alcuni anni la fame nel mondo torna a crescere. Conflitti, eventi climatici estremi riconducibili al cambiamento climatico, il rallentamento dell’economia sono concause di un processo che sta cancellando i progressi fatti negli ultimi dieci anni.

Un mondo a #FameZero è l’obiettivo che lancia la Fao per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione che ricorre martedì 16 ottobre.

Ridurre gli sprechi, seguire una dieta più sana e consapevole, sostenere pratiche agricole sostenibile, acquistare dai produttori locali sono solo alcune delle azioni che la campagna invita a mettere in pratica per raggiungere l’obiettivo.

Azioni in cui Slow Food e i suoi attivisti non possono che riconoscersi. Nella stessa direzione va tutta la campagna Food For Change, che proprio martedì lancia a tutto il mondo e ai propri attivisti la sfida: quella di provare per una settimana ad essere «parte della soluzione» scegliendo di non mangiare carne, o di consumare solo prodotti locali oppure abbattere gli sprechi e riutilizzare gli avanzi. Tre impegni piccoli ma grandi al tempo stesso.

Perché se con la Fao condividiamo la consapevolezza che non si può parlare di alimentazione senza occuparsi di ambiente e di diritti sociali, non si può lottare per un mondo a fame zero senza l’impegno di ciascuno.

 

Giorgia Canali

g.canali@slowfood.it

da La Stampa del 14 ottobre 2018

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