Un ettaro e 350 piante: fare olivicoltura sul Carso 

L’azienda agricola Radovič di Duino Aurisina (Trieste) ha ricevuto la menzione speciale nella Guida agli Extravergini 2023

Azienda agricola Radovič

«Qui sul Carso l’olivicoltura c’è sempre stata. Poi, nel corso del ventesimo secolo, due grosse gelate l’hanno quasi fatta sparire. È solo dalla fine degli anni ‘80 che alcuni produttori hanno ricominciato a piantare olivi». Peter Radovič, quarta generazione di una famiglia di agricoltori, oggi ha 31 anni: risponde al telefono in una pausa dalla potature degli ulivi. Li ha piantati suo padre e oggi ne hanno 350, su una superficie di circa un ettaro. 

Non solo olio: l’approccio multidisciplinare è quello vincente

Azienda agricola Radovič

Poi fanno il vino, ci sono le api, hanno le pecore, gestiscono un frutteto. «Cerchiamo di fare il ciclo chiuso, senza ingrandirci troppo: non è facile perché bisogna essere preparati su più fronti, ma credo che sia ciò che s’intende quando si parla di biodiversità». Non si può comprendere né parlare dei loro ulivi e del loro olio – l’azienda agricola ha ricevuto una menzione speciale nella Guida agli Extravergini di Slow Food Italia – senza avere un’idea del luogo e del modo in cui i Radovič lavorano. «Di terra, sul Carso, ce n’è davvero poca» spiega Peter. Forse è anche per questo motivo che le aziende, da queste parti, sono sempre state miste: «Un tempo non esisteva l’azienda vitivinicola o quella olivicola, c’erano le fattorie che avevano un po’ di tutto». Peter spiega che il loro approccio ricalca lo stesso sistema, quello di un’azienda multidisciplinare. 

La bianchera, cultivar autoctona del triestino

Azienda agricola Radovič

Un’azienda dove non si butta nulla e in cui tutto ha un significato e un valore ecosistemico: «Le ramaglie vengono trinciate e sparse sul terreno per dare fosforo al suolo, il prato inerbito viene lasciato crescere con le specie autoctone, l’unico insetticida usato è consentito in agricoltura biologica e serve a combattere, in caso di estrema necessità, la mosca olearia, il concime lo prendiamo da una fattoria qua vicina, l’acqua piovana raccolta negli stagni serve a dare sollievo agli ulivi e ai suoi fiori in caso di lunghi periodi di siccità, come avvenuto lo scorso anno». Già, gli ulivi: «Per circa l’80% abbiamo la bianchera, una varietà autoctona triestina, e per il 20% ulivi toscani con cui facciamo un blend. Perché proprio la bianchera? Perché è quella che rappresenta meglio territorio e che meglio si adatta al territorio, alla bora e al freddo. E naturalmente per il gusto: un olio importante, robusto, dall’amarezza e dalla piccantezza notevoli.

La speranza è che le varietà locali siano quelle che assicurino il miglior adattamento ai fenomeni climatici estremi che viviamo con sempre maggior frequenza».

A piccoli passi salviamo il pianeta

Princìpi, pratiche, metodi che avvicinano l’azienda agricola Radovič all’approccio agroecologico:

«Per riuscire a ridurre un po’ l’impatto dell’uomo sul pianeta, secondo me, è l’unico possibile – conclude Peter, un diploma da ragioniere e una laurea in marketing, ottenuta dopo aver girato il mondo tra Australia, Messico e Spagna –. Certo, quelli che facciamo nella nostra azienda sono piccoli passi che, da soli, non fanno differenza nel quadro globale complessivo. Ma almeno abbiamo la coscienza pulita». 

La menzione speciale nella Guida agli Extravergini 2023

Peter sarà premiato da Francesco Barbagli, Presidente di Bio Esperia, in occasione della presentazione della Guida agli Extravergini 2023 che si terrà a Tivoli sabato 15 aprile.

Realizzata in collaborazione con Ricrea e Biodea, la 24esima edizione della Guida agli Extravergini 2023 comprende cinque menzioni speciali, brevi ritratti di chi si impegna per valorizzare la ricchezza e vitalità del panorama olivicolo italiano, tutelando il connubio tra biodiversità e paesaggio. Potete acquistare la guida sul nostro shop online.