Un chilo la settimana: lo spreco in famiglia supera le previsioni

Quanto cibo buttiamo? Sicuramente troppo, e di certo molto più di quello che pensiamo.

Questa settimana si è parlato molto di spreco. A Terra Madre Giovani Carlo Petrini ha indagato le ragioni dello spreco in una interessante e seguitissima master class in cui i ragazzi in arrivo da 120 paesi del mondo hanno potuto avere spreco-alimentare-597x264spunti e suggerimenti per raggiungere lo spreco zero. Negli stessi giorni a Expo si dibatteva su «Le ipotesi di legge per l’Italia e tutti i numeri dello spreco». Oggi il Corriere della Sera dà notizia di un’ulteriore studio curato dall’Università di Bologna e dall’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market che approfondisce le abitudini degli italiani.

Primo dato interessante ce lo da Coldiretti: pare che 6 italiani su dieci stiano cambiando abitudini d’acquisto. E che inizino a sprecare meno. Come? Facendo attenzione alle date di scadenza, scegliendo prodotti di prossimità e vincendo la remora di chiedere il baracchino (gli avanzi) al ristorante. Che male ci sarà poi ancora non l’abbiamo capito. Il fatto che ora stia diventando di moda (e ci sono anche confezioni molto simpatiche, doggy bag di cui andiamo molto fieri) lascia ben sperare. Perché se è vero che si spreca molto, troppo lungo la filiera (ogni anno 5,1 milioni di tonnellate di cibo per un valore di quasi 13 miliardi di euro. Il 53% di questo spreco, quello generato dal settore primario fino ad arrivare alla ristorazione, potrebbe essere recuperato e destinato alle persone in stato di bisogno, suggerisce il Banco alimentare) è anche vero che siamo tutti colpevoli e tra le mura di casa buttiamo persino più cibo di quello che anche solo immaginiamo di buttare.

Questo è quanto dimostra la ricerca messa in campo da Last Minute Market e Università di Bologna che ha coinvolto per una settimana trenta famiglie che hanno compilato un diario dettagliatissimo sugli alimenti che finivano nella pattumiera. Si parla anche di bucce e pelle di pollo per intenderci, di polvere di caffè e crosta di formaggio. Ma il dato costante e più rilevante è che la percezione dello spreco è totalmente sballata: pensiamo di sprecare molto meno cibo di quello che in realtà è. E le famiglie coinvolte nello studio se ne sono rese conto alla fine della prima giornata: alla domanda sulla quantità di cibo che si crede di sprecare la maggior parte delle famiglie ha risposto molto meno di quello che poi in effetti era. E stiamo parlando del quintuplo delle quantità immaginate. Per esempio, la “signora Sabrina” che pensava di sprecare 100 grammi di cibo ogni settimana, una volta elaborati i dati del suo diario i grammi sono diventati 620. Se non bastasse questo dato in particolare è inferiore alla media ed è dunque un esempio di spreco contenuto… immaginata gli altri. Non solo.

I ricercatori non si sono limitati a elaborare quanto riportato sui diari, ma anche a verificare la spazzatura con incursione a sorpresa per ritirare i sacchetti della spazzatura direttamente nelle case delle famiglie coinvolte. Risultato: la discrepanza già alta tra la percezione e le dichiarazioni sui diari diventa altissima se si tiene conto dei resti trovati nei sacchetti.

E quindi, l’esito di questa ricerca prototipo smentisce tutte le stime fatte finora sui sondaggi percettivi e porta la cifra dello spreco settimanale medio di cibo a un chilo a settimana per ogni famiglia il doppio rispetto ai numeri ipotizzati finora tendendo conto della sola percezione di chi rispondeva ai sondaggi.

Insomma amici, facciamo più attenzione, magari un diario potrebbe aiutarci, ma sono sicura che anche il buon senso può dare una grossa mano.

Michela Marchi
m.marchi@slowfood.it

Fonti:
Ansa
Corriere della Sera, 9/08/pg 7
Onuitalia.com

 

 

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