Ue fermi l’esportazione di pesticidi vietati in Europa

Escono dalla porta per rientrare comodamente dalla finestra. Incurante delle emissioni clima alteranti generate, i Paesi membri dell’Unione europea continuano ad approvare la produzione ed esportare pesticidi contenenti sostanze vietate nei campi europei – perché dannosi per la salute umana e nocivi all’ambiente – per poi reintrodurli in Europa attraverso le importazioni di cibo. Tutto molto a posto, no?

Per capirci diamo qualche numero evidenziato da una recente ricerca di Pan europe (Hazardous Pesticides in European Food).

I residui di 74 pesticidi vietati nell’Ue sono stati trovati nei prodotti alimentari testati sul mercato europeo nel 2018. Tra i pesticidi in questione, 22 sono stati esportati dall’Europa nello stesso anno.

Un buon motivo per spingere 60 organizzazioni europee della società civile a firmare una lettera inviata al vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, per chiedere la fine di questi “doppi standard”.

Ue fermi esportazione pesticidi

Tossico per l’Europa, ma buono per il resto del mondo

Un sistema ben spiegato in un articolo pubblicato da Public Eye e Unearthed: «La nostra inchiesta svela la vergognosa ipocrisia che permette alle aziende agrochimiche di inondare i Paesi a basso e medio reddito (LMIC, low and middle income countries) con sostanze ritenute troppo pericolose per l’agricoltura europea». Che poi, intanto, come si diceva, in Europa fanno ritorno.

Grazie ai dati raccolti da Pubblic Eye e Unearhted ora sappiamo che nel 2018 gli Stati membri hanno approvato l’esportazione di 41 pesticidi vietati in Europa: «I rischi per la salute o per l’ambiente associati a queste sostanze sono altissimi e le conseguenze drammatiche: morte per inalazione, difetti congeniti, disturbi riproduttivi e ormonali, sviluppo di neoplasie. Sono sostanze che contaminano le falde e avvelenano gli ecosistemi».

Il risultato?

Secondo le Nazioni Unite, più di 200.000 persone nei Paesi in via di sviluppo muoiono ogni anno per avvelenamento da pesticidi. Una tragedia che non solo colpisce i lavoratori agricoli: a essere avvelenata è anche la popolazione in generale.

In questo desolante scenario, a dare il maggior contributo a questa «deplorevole» attività, così definita dal Relatore speciale dell’Onu sulle sostanze tossiche, Baskut Tuncak, è la svizzera Syngenta con la sua forte produzione di paraquat (erbicida dipiridilico, utilizzato in agricoltura come diserbante-disseccante, la cui ingestione causa un avvelenamento in genere letale, vietato in Europa [ndt]) nel Regno Unito, in buona compagnia di Italia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Spagna e Belgio che continuano a spedire pesticidi ritenuti nocivi per gli agricoltori dell’Ue in Paesi come il Brasile, il Sudafrica e l’Ucraina.

Ue fermi esportazione pesticidi

I “doppi standard” sono in conflitto con il Green Deal europeo

Sembrerà ovvio ribadirlo, ma l’esportazione di sostanze chimiche altamente tossiche in Paesi a basso e medio reddito non è in linea con le priorità del Green Deal e la strategia Farm to Fork europea: «Finché l’Europa continuerà a esportare sostante tossiche e inquinanti, non potrà mai avvenire la transizione ecologica dell’agricoltura e l’abbandono della chimica di sintesi. L’Unione europea ha il dovere di fermare produzione ed esportazione di questi veleni» scrivono nella lettera indirizzata al vicepresidente della Commissione le organizzazioni europee. Come leggiamo su Public eye: «I pesticidi vietati possono ritornare nelle tavole europee attraverso alimenti importati coltivati con la tossina proibita», in pieno contrasto con l’obiettivo della strategia Farm to Fork il quale prevede che i «prodotti [alimentari] importati devono continuare a rispettare i regolamenti e gli standard dell’Ue»

Alla inaugurazione di Terra Madre, Larissa Lombardi, docente di Geografia all’Università di San Paolo ha ben illustrato la situazione: «Il Brasile utilizza il 20% dei pesticidi del mondo, il che lo rende il più grande consumatore di queste sostanze tossiche […] Ho tracciato l’avanzare della coltivazione di soia dal nord al sud del Brasile. Una produzione che ha raggiunto il così detto Arco della deforestazione e che mostra come i due elementi – la deforestazione e l’uso di pesticidi – siano collegati. La coltivazione di soia in Brasile oggi supera la superficie della Germania e più del 90% di questa soia è transgenica. Il Brasile esporta la maggior parte della sua soia nell’Unione Europea e in Cina».

Biodiversità in pericolo

A soffrirne, racconta Bombardi, è il Cerrado, la savana brasiliana: acque e suolo sono gravemente contaminati mentre la biodiversità si riduce e si perde per sempre. Secondo un recente studio, circa due milioni di tonnellate – di cui 500.000 provenienti dall’Amazzonia – di soia coltivata con pesticidi su terreni disboscati illegalmente sono state utilizzate per nutrire il bestiame dell’Ue tra il 2008 e il 2018. E buon appetito.

Una storia simile arriva dagli altri Paesi dell’America latina dove i giganti multinazionali produttori di pesticidi approfittano e contribuiscono alla crescita di monoculture di soia Gm che – anche questa – finisce in alimenti trasformati o va a nutrire il bestiame torturato all’interno dei lager intensivi entro i confini europei. A parte l’evidente ingiustizia di queste manovre, sono misure in assoluto contrasto con il  Green Deal Ue, le strategie Farm to Fork e Biodiversità, e gli obiettivi di ridurre la dipendenza agrochimica, fermare le emissioni di carbonio e proteggere la biodiversità.

Mettiamo la sostenibilità al centro della politica alimentare

In un documento politico firmato dalle organizzazioni della società civile in Europa (tra cui Slow Food) che esprime la posizione delle organizzazioni sulla Stratega Farm to Fork la questione si sofferma sulla direzione della strategia in quanto «rimane guidata da un approccio volto a rendere l’agroalimentare europeo competitivo sui mercati globali», mentre la sua intenzione è quella di ridurre l’impronta climatica dell’Europa, rendere più accessibili le diete salutari e accorciare la filiera alimentare. In risposta all’indagine Public Eye e Unearthed, la Commissione europea ha proposto una nuova Strategia sulle sostanze chimiche per la sostenibilità al fine di «promuovere gli standard di sicurezza e sostenibilità a livello globale, dando l’esempio e promuovendo un approccio coerente in modo che le sostanze pericolose e vietate nell’Ue non siano più prodotte per l’esportazione».

Nella lettera congiunta, Slow Food insieme a molte altre organizzazioni della società civile, ricorda al vicepresidente Timmermans che «L’Ue ha un ruolo di leadership globale da svolgere su questi temi e può contribuire a raggiungere un consenso internazionale sulla necessità di porre fine a queste pratiche disgustose, che si traducono in discriminazione e sfruttamento». Un obiettivo che potrebbe essere raggiunto attraverso l’istituzione di un nuovo meccanismo delle Nazioni Unite per promuovere l’eliminazione graduale dei pesticidi altamente pericolosi a livello globale in collaborazione con la Fao, l’Oms, l’Unep e l’Ilo».

Salviamo le api e gli agricoltori

La transizione verso pratiche agricole rispettose dell’ambiente è quanto mai obbligatorio e urgente. L’uso dei pesticidi, non solo fa ammalare uomo e ambiente, ma minaccia la biodiversità alla base dei nostri sistemi alimentari mettendo così in serio pericolo il futuro del nostro cibo, e dunque il nostro sostentamento.

Oltre alla lettera congiunta, Slow Food ha aderito all’iniziativa dei cittadini europei “Salviamo le api e gli agricoltori” che chiede alla Commissione europea di eliminare gradualmente l’uso di pesticidi sintetici in Europa entro il 2035, di agire per il ripristino della biodiversità e di sostenere i contadini in questa cruciale transizione.

Firma questa iniziativa e aiutaci a lottare per ripristinare i nostri ecosistemi e salvaguardare la nostra capacità di produrre cibo buono, pulito e giusto in futuro!

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