Uno spaccato dall’Ucraina: solo con la solidarietà possiamo salvare la biodiversità e gettare le basi per il futuro

A prescindere dalla loro natura, le crisi hanno molto da insegnarci. Una delle lezioni fondamentali è la seguente: insieme siamo più forti. 

Questa convinzione è alla base della rete di Slow Food. Guerre, pandemie e disastri naturali non fanno altro che rafforzare la nostra consapevolezza di essere una grande comunità con un preciso dovere: aiutarci a vicenda e proteggere la nostra Madre Terra. 

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La solidarietà che abbiamo visto in Ucraina dopo l’invasione da parte della Russia, esattamente un anno fa, ne è un esempio forte e concreto. Più di 400 donatori da oltre 27 Paesi hanno devoluto oltre 47.000 euro, garantendo così un sostegno non solo per chi è dovuto fuggire dal proprio Paese, ma anche per tutti coloro che hanno scelto di restare per prendersi cura dei propri animali, delle proprie coltivazioni e dei propri villaggi, tutelando la biodiversità locale che ancora oggi è minacciata.  

Slow Food ha avuto prova concreta della solidarietà della propria rete in tutto il mondo. Le comunità Slow Food polacche, rumene e bulgare stanno ospitando i rifugiati; Slow Food Australia ha raccolto aiuti umanitari e li ha inviati ai confini; Slow Food Praga ha organizzato laboratori per presentare la cucina ucraina; in Francia e in Italia sono state predisposte raccolte fondi a favore dei produttori ucraini. 

Tutelare la biodiversità per salvare il futuro

Fino a oggi, grazie alla solidarietà della rete sono state aiutate più di sessanta comunità in vari modi, in particolare aiutando le persone colpite dal conflitto a proseguire la loro vita quotidiana e a salvaguardare la biodiversità locale. In tempo di guerra, la tutela della biodiversità potrebbe non sembrare una priorità, ma in realtà rappresenta la base vitale della futura ripresa. 

«La guerra è una distruzione totale – commentava la scorsa estate Andrea Pieroni, professore di Etnobotanica all’Università di Scienze Gastronomiche -. Mette a rischio anche l’intera biodiversità di un Paese e di conseguenza il suo patrimonio gastronomico tradizionale. Le conseguenze ambientali della guerra russo-ucraina sono molteplici, e gli effetti ricadono (e ricadranno) tanto sul presente quanto sul futuro di ciascuno di noi.

Ma se una guerra può fare danni, ancora più danni – e questa volta irreversibili – può fare una ricostruzione che non rispetti le tradizioni e le culture preesistenti e cerchi invece di globalizzarsi, magari rispondendo a esigenze di carattere mondiale piuttosto che locale. La rete di Slow Food può giocare un ruolo fondamentale nell’aiutare gli ucraini a mantenere vive le loro tradizioni, come le produzioni familiari e i mercati contadini».

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Storie di sostegno dalla rete

Sono molte le attività sostenute da Slow Food negli ultimi mesi, come l’acquisto di foraggio per la salvaguardia delle razze animali tradizionali, l’assistenza medica, la distribuzione di uova delle galline locali, la fornitura di semi e piante autoctone ai contadini e l’aiuto a conservare i semi locali. La rete di Slow Food ha contribuito inoltre ad acquistare le attrezzature di base come coltivatori, frigoriferi e carriole per le comunità che sono state decimate o che ospitano rifugiati; ha aiutato a riparare una scuola in rovina e ad acquistare contenitori per distribuire ai più bisognosi i pasti preparati dai cuochi dell’Alleanza Slow Food. In occasione del Natale, la rete ha organizzato la distribuzione di cibo proveniente direttamente dalle fattorie a più di 30 case in cui vivevano bambini insieme ai loro nonni, in modo che potessero avere cibo buono e genuino per le feste.

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«L’aiuto ricevuto da Slow Food è stato fondamentale – ha spiegato l’apicoltore Vitaly Pavlij – sia per fornire assistenza alle persone più bisognose, sia per preservare le api autoctone dei Carpazi e il loro ecosistema. Tutto questo è parte della filosofia che promuoviamo: fare le cose non perché sono redditizie, ma perché sono buone. Così prendiamo con una mano e restituiamo con l’altra, creiamo armonia».

Oltre al sostegno economico, c’è chi ha scelto di donare il proprio tempo e lavoro. Un esempio tra i tanti è quello di Jeroen van Nijnatten, cuoco olandese dell’Alleanza Slow Food e della sua compagna Marike Reinhard, che circa un mese fa hanno riempito il loro furgone di attrezzature per cucinare e ingredienti e sono partiti alla volta di Lviv. Sostenuti dalla Piattaforma educativa ucraina e da Kerk In Actie, un collettivo olandese di chiese protestanti, hanno servito circa 1.400 frittelle a Lviv e dintorni. Dall’orfanotrofio al rifugio fino allo stadio di calcio, ovunque si spostasse la loro cucina mobile gli sfollati facevano la fila per un piatto di frittelle calde olandesi. Marike ha organizzato anche sessioni di yoga per i bambini degli orfanotrofi locali. «Le persone per cui abbiamo cucinato, soprattutto donne e bambini – ha raccontato Jeroen – erano molto felici. La parte migliore di queste settimane è stata vedere che si sentivano davvero sostenuti». Jeroen e Marike sono tornati da poco nei Paesi Bassi, ma si sta già pensando a un secondo viaggio.

Anche nei luoghi in cui sono arrivati i rifugiati ucraini la solidarietà non è mancata. Kateryna Prykhodko è una veterinaria e produttrice di formaggio di capra che ha partecipato a Cheese 2019. A marzo 2022 è fuggita da Kiev per spostarsi in Italia insieme ai suoi tre figli, alla mamma e ai cani. In Ucraina aveva una fattoria chiamata Libellula, alla periferia della capitale; ora è tutto distrutto. Ma grazie all’ospitalità di Eros Scarafoni e della sua famiglia nell’azienda agricola Fontegranne nel fermano, Kateryna ha trovato un rifugio sicuro e la possibilità di continuare il suo lavoro di casara, insegnando alla gente del posto i segreti del suo formaggio blu di capra. La rete locale di Slow Food sta lavorando a stretto contatto con Kateryna per promuovere i suoi formaggi italo-ucraini, organizzando incontri ed eventi per aiutarla affinché la sua Libellula possa tornare a “volare”.

«Questa è la vera solidarietà»: il messaggio di Julia Pitenko

«Siamo infinitamente grati – ha detto Julia Pitenko, Convivium Leader di Slow Food nel Paese – a ciascuno di voi, a ogni comunità, a tutte le associazioni nazionali e a quella internazionale. Alla grande famiglia di Slow Food per l’assistenza tempestiva ed efficace. Siamo riusciti ad aiutare chi è nei territori occupati e chi è vicino al fronte, chi è a Kiev e chi accoglie gli immigrati nell’Ucraina occidentale superando i vari ostacoli burocratici. Abbiamo capito che questa è la vera solidarietà. Abbiamo capito che cosa significa l’aiuto a cuore aperto, e anche ora che non sappiamo cosa succederà domani, vogliamo comunque invitarvi in Ucraina, che sia tra un anno, quando ricostituiremo il nostro Paese, gli animali delle razze locali, le nostre tradizioni gastronomiche e così via».

 

Ognuna di queste attività è un passo verso il futuro che ci auspichiamo. Siamo tutti parte di una rete globale. E se la salvaguardia della biodiversità, l’educazione e la promozione di cambiamenti politici nel proprio angolo di mondo sono fondamentali, il progresso inizia con lo scambio di storie, conoscenze e progetti in tutto il mondo e si basa sulle relazioni che stringiamo tra di noi. Solo insieme possiamo costruire un futuro migliore. Ovunque siamo, non siamo soli.

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