«Tutto è connesso». Il 6 ottobre si apre il Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica

Quello che inizia il 6 ottobre nella Città del Vaticano, è qualcosa destinato a rimanere nella storia, non solo della Chiesa. Domenica avrà inizio il Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica che coinvolgerà, oltre a uditori da diverse parti del mondo, vescovi provenienti dai nove paesi amazzonici. Un’assemblea convocata da Papa Francesco nell’ottobre del 2017, quando la questione amazzonica non aveva ancora la drammaticità attuale.

Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale. Il titolo del Sinodo, scelto da Papa Francesco, ci permette di comprendere i temi, strettamente connessi tra di loro, che verranno affrontati sino al 27 ottobre: tutela dell’ambiente da un lato, ma anche e soprattutto i diritti dei popoli indigeni e il riconoscimento, per secoli negato, del loro ruolo, della loro cultura e della loro spiritualità.

Miele di ape canudo dei Sateré-Mawé © Marco Del Comune

Quel concetto del “tutto è connesso” che l’Enciclica Laudato Si’ aveva spiegato chiaramente già cinque anni fa, e che adesso vive la sua prima grande applicazione in quest’assemblea. Un’occasione per far capire che non ci può essere giustizia sociale in un ambiente degradato, che il grido della terra è strettamente collegato a quello dei poveri, e che siamo tutti corresponsabili della sofferenza della nostra Casa Comune. Questo concetto ha preso forma nell’idea di ecologia integrale, dove non ci sono gerarchie tra uomo e ambiente e dove anche la più piccola azione ha un’influenza sul resto del sistema. È questa la vera novità di questa enciclica, la cui potenza straordinaria non è ancora stata capita né dal mondo laico né da quello cattolico.

L’Amazzonia, quindi, diventa in questo caso parte per il tutto, speranza e nuovo paradigma dell’intero ecosistema, e al contempo dimostrazione concreta della crisi ambientale, economica e sociale che stiamo vivendo e di cui siamo complici. Partendo dalla convinzione, come ama ripetere Papa Francesco, che la realtà la si comprende meglio dalla periferia che dal centro, questo Sinodo potrà aiutarci a leggere in maniera puntuale quanto sta accadendo nel mondo.

Waranà nativo dei Sateré-Mawé © Jacques Minelli Satoriz pour Guayapi tropical

Le foreste amazzoniche sono infatti foreste primarie che ospitano circa il 15% della biodiversità ed immagazzinano tra i 150 e i 200 miliardi di tonnellate di carbonio ogni anno. Attualmente però, i cambiamenti climatici e l’aumento degli interventi umani, deforestazione in primis, stanno mettendo a rischio gli ecosistemi ed esercitando fortissime pressioni sulle comunità locali. Ed è proprio da loro che bisogna ripartire: depositari di una saggezza altra dalla nostra, sono gli indigeni, custodi della biodiversità, gli interlocutori coi quali è fondamentale dialogare. Il dialogo come metodo e processo di apprendimento, un modo per far si che l’inculturazione non sia qualcosa di univoco ma diventi scambio mutualistico da cui poter imparare. Una profonda rivoluzione per il concetto stesso di evangelizzazione, che sottolinea la necessità di mettersi in ascolto e che legittima, rispetta e comprende l’importanza vitale della diversità.

Ma se proviamo a guardare l’Amazzonia con un occhio globale, spunti di riflessione ce ne sono per tutti. Non possiamo puntare il dito contro chi distrugge le foreste primarie, se incendi dolosi e disboscamenti sono diretta conseguenza di allevamenti intensivi e di un’agro-industria che spesso sosteniamo con le nostre scelte alimentari. Non possiamo indignarci del depauperamento dei beni comuni, se in Italia in soli vent’anni abbiamo cementificato il 28% della terra coltivabile e se continuiamo ad ignorare l’urgenza di legiferare contro il consumo di suolo per difendere interessi edilizi. Né tanto meno possiamo stupirci della difficoltà di dialogare con l’altro da noi, se l’integrazione sembra una chimera ovunque, anche in Europa.

In un’epoca in cui l’essere umano concorre per la distruzione della sua stessa specie, l’unica speranza che c’è rimasta è nel superare il vulnus divisivo che ci mette gli uni contro gli altri, in base a credi, religioni, nazionalità e ideologie, ricordandoci di appartenere alla stessa comunità di destino.

Un Sinodo che per questo significato dirompente potrebbe rappresentare un piccolo Concilio Vaticano II, l’inizio della conversione ecologica indispensabile per vincere la desertificazione umana e ambientale. Un cammino da compiere insieme, credenti e non credenti, riscoprendo quell’amicizia sociale, come la chiama Francesco, che permette di lavorare fianco a fianco per la difesa della casa e del bene comune.

Carlo Petrini, su invito di Papa Francesco, prenderà parte ai lavori sinodali in qualità di uditore

Da La Repubblica del 3 ottobre 2019

  • Hai imparato qualcosa di nuovo da questa pagina?
  • SiNo