Terra Madre

Prosegue il nostro viaggio nelle parole per festeggiare i trent’anni di Slow Food in Italia. Ogni sabato vi presenteremo una parola simbolo dell’associazione e ne ripercorreremo insieme la storia. La parola di oggi è Terra Madre.

Terra Madre nasce come un grande meeting per favorire l’incontro tra produttori di tutto il mondo. Nel 2004 si trasforma in una rete internazionale permanente che coinvolge agricoltori, allevatori, pescatori, artigiani del cibo, accademici, cuochi, consumatori e gruppi di giovani di oltre 160 Paesi, impegnati ogni giorno per promuovere un nuovo modello economico, agricolo, alimentare e culturale.

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Terra Madre rappresenta il futuro

È una rete aperta, disposta ad accogliere al suo interno tutti quelli che ne condividono gli ideali, anche se agiscono in maniera differente o in contesti molto lontani tra loro. È un nuovo modo di intendere la produzione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo del cibo, che trae profonde origini dal passato e dalla storia di diversi popoli, ma che ha uno sguardo proiettato in avanti; sempre consapevole, e senza paure, della difficile situazione in cui ci troviamo.

Terra Madre rappresenta la globalizzazione positiva, dà voce a chi non si rassegna al modello omologante, disumano e totalizzante di chi applica alla materia vivente le regole alienanti dell’industria; le comunità di Terra Madre operano affinché la produzione del cibo mantenga un rapporto armonico con l’ambiente e per affermare la dignità culturale e scientifica delle pratiche tradizionali.

Le comunità del cibo di Terra Madre salveranno ciò che noi abbiamo cancellato: sostenibilità, sobrietà, un’economia più umana, reale. Esse hanno nelle loro mani le sorti del nostro cibo: chiedono soltanto di essere ascoltate, di poter continuare secondo le loro tradizioni e la loro attitudine, di essere rispettate.

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Il cibo fa parte dell’identità culturale di una comunità, come la lingua, il modo di produrre, vendere, celebrare, raccontare. Va salvaguardato, conservato, tenuto vivo l’insieme, l’intero sistema locale e non soltanto una parte di esso. Il cibo è politica, il rispetto della diversità è politica, i modi in cui ci si prende cura della natura è politica: Terra Madre è politica. E non è sminuente se questa politica si colora di tinte che sanno fare anche poesia, se il bello e il nobile si mescolano al serio e al tangibile: è tempo che etica ed estetica non siano più separate, che poetica e politica di Terra Madre insegnino al mondo a non abbruttirsi ancora di più, a non continuare in un processo di omologazione globale che svilisce le genti e toglie loro ogni potere decisionale.

Terra Madre è intrisa di valori rivoluzionari, perché sono valori in grado di cambiare le nostre sorti, di far cambiare ognuno di noi nel profondo: è l’unico modo per iniziare ad arginare i malanni di questa Terra.

(Carlo Petrini, Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo, Giunti-Slow Food Editore 2009)

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