Terra Madre Giovani: la voce ai protagonisti

Contadini, cuochi, pescatori e casari da tutto il mondo, ognuno con le sue storie, la sua cultura, la sua visione del mondo. A Milano si incontrano e cercano insieme le soluzioni per nutrire il pianeta. Ma chi sono davvero i protagonisti di Terra Madre Giovani – We Feed the Planet? Incontriamoli insieme.

«In Uganda, dove oltre l’85% degli agricoltori produce su piccola scala, permettere la distruzione delle conoscenze indigene attraverso politiche sfavorevoli ai piccoli produttori e attraverso il land grabbing sistematico da parte di Stati stranieri e colossi agroindustriali equivale a dare alle fiamme le nostre biblioteche, significa perdere la nostra memoria e le nostre tradizioni», racconta Edie Mukiibi, giovane agronomo e vice presidenteFrancisco Melo Medeiros2 di Slow Food, che lavora ogni giorno con le comunità locali per promuovere un’alimentazione sana, sia con il progetto dei 10.000 Orti in Africa che con la creazione di radio comunitarie locali. «Nel 2008 ho partecipato al mio primo meeting di Terra Madre a Torino, ed è stata un’esperienza incredibile. Venire a contatto con persone che, pur provenendo dai quattro angoli del pianeta, condividevano i miei dubbi e le mie preoccupazioni e si trovavano a fronteggiare problemi molto simili ai miei mi ha aperto gli occhi. Lì ho capito che tutti insieme possiamo davvero fare la differenza».

Appena diplomato, Nicola Del Vecchio decide di lasciare il suo Molise per trasferirsi in provincia di Cuneo, scommettendo sulla nuova Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, per poi decidere di tornare alla sua regione: «Chi come me decide di dedicarsi alla terra non può tenere lo sguardo basso sul proprio pezzettino, è fondamentale aprirsi verso le altre comunità locali, confrontandosi e imparando ogni giorno da chi ha gli stessi problemi, anche in aree del mondo diverse. Questo è l’insegnamento più importante che ho imparato dalla rete di Terra Madre». Fiume in piena, oltre alla coltivazione e all’allevamento, Nicola sta mettendo in piedi un caseificio, ha ideato un micro-birrificio che produrrà birra da grani antichi coltivati in azienda, e sta ristrutturando un forno a paglia che diventerà forno sociale.

Nella regione del Sertanejo, nella parte nord orientale del Brasile, l’avvicendarsi delle stagioni non è solo una questione di calendario: si tratta dell’alternarsi di scarsità e abbondanza, di frustrazione e gioia, di sconfitte e speranze. È qui che vive Francisco Melo Medeiros, cresciuto in sintonia con i ritmi della natura. «Un giorno decisi di scambiare due galline per la mia prima arnia di api jandaira. Quell’anno le api mi diedero mezzo litro di ottimo miele, ma poi durante la stagione secca scapparono. Ne fui deluso, ma decisi di imparare a prendermene meglio cura con l’aiuto di alcuni anziani apicoltori che mi hanno trasmesso il mestiere e la passione per questi incredibili animali». Ora Francisco coltiva seguendo il metodo biologico e produce il miele delle tipiche api senza pungiglione. Inoltre, «con altri giovani della comunità, abbiamo dato il via all’Associazione dei Giovani Agro-ecologisti Amici del Cabeço, per dare voce alle necessità di chi lavora la terra con rispetto, di chi crede con determinazione che una convivenza con il clima semi arido di questa zona sia possibile».

Concludiamo il nostro giro del mondo in Thailandia, dove incontriamo Lee Ayu, giovane originario di Maejantai, un piccolo villaggio immerso in un parco naturale e abitato dalla tribù indigena degli Akha. Dopo la laurea Lee decide di tornare al suo villaggio e impegnarsi per fare in modo che anche gli altri ragazzi abbiano la possibilità di studiare. La sua attenzione è attirata dalla sottovalutata pianta del caffè, a cui la sua comunità non si era mai dedicata: «Oggi siamo più di venti, il nostro caffè continua a migliorare e a diffondersi nel Paese, e stiamo cominciando a ricevere qualche riconoscimento internazionale», racconta. «La situazione economica del villaggio sta lentamente ma costantemente migliorando, e i bambini che possono andare a scuola oggi sono già molti più che in passato. Sono sicuro che l’istruzione e lo scambio culturale siano la linfa del futuro, e dopo la mia esperienza come delegato di Terra Madre nel 2014 non vedo l’ora di partecipare all’evento di ottobre sapendo che ognuna di queste esperienze apre le nostre menti a nuove idee e nuove ispirazioni».

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