Tassa di sostenibilità sulla carne, è davvero utile per arginare la crisi climatica?

L’Unione Europea ha di recente avviato un acceso dibattito sui giusti prezzi della carne. Secondo un recente rapporto dalla Dutch True Animal Protein Price Coalition (Tapp), gli attuali prezzi della carne non riflettono i costi ambientali dell’allevamento e viene proposta l’introduzione di una “tassa di sostenibilità” sulla carne.
Applicare tasse sul consumo di carne può essere un’opzione, visto l’aumento dei costi ambientali e sanitari dovuti all’eccesso di produzione e consumo di carne. Tuttavia, il primo passo dovrebbe riguardare la grande quantità di sussidi dell’Ue destinati alla produzione di carne a basso costo.

LA POSIZIONE DI SLOW FOOD

Slow Food è convinta che una tassa sulla carne non sia il modo più efficace per affrontare la sovrapproduzione e il consumo eccessivo di prodotti di origine animale.

Slow Food, pur nella convinzione che sia essenziale prendere in considerazione gli effetti negativi che l’allevamento ha sull’ambiente, crede che sia fondamentale tenere conto della portata di tali impatti ambientali differenziando tra allevamenti industriali e piccoli allevatori.

Una tassa sulla carne generalizzata colpirebbe indistintamente produttori e consumatori. Si tratta di una proposta che mette a rischio la sussistenza dei piccoli produttori sostenibili, i meno aiutati dall’attuale sistema di sussidi.

ALLEVAMENTO INDUSTRIALE VS ALLEVAMENTO ESTENSIVO: LA DIFFERENZA C’È E SI VEDE E SI SENTE

Al contrario degli allevamenti intensivi, le aziende che scelgono pratiche di allevamento estensivo generano meno emissioni e, in presenza di prati naturali, contribuiscono allo stoccaggio del carbonio nel suolo, producendo, in generale, ridotte quantità di carne di alta qualità (già più costosa).

Eliminare gli incentivi che promuovono l’allevamento intensivo e dirottare le forze verso misure ambientali e a sostegno di agricoltori e allevatori agroecologici sarebbe la strada migliore da percorrere.

Slow Food ha lanciato la campagna Meat the Change per promuovere scelte consapevoli, chiedendo ai consumatori di sostenere gli allevatori sostenibili e consigliando di limitare il consumo settimanale di carne.

QUANTA CARNE MANGIAMO

Nonostante diversi studi continuino a dimostrare i rischi per la salute e l’ambiente causati da un consumo eccessivo di carne e prodotti caseari, i cittadini dell’Europa occidentale sono tra i maggiori consumatori di carne al mondo, con 80-90 kg di carne pro capite l’anno. In confronto, un consumatore etiope medio ne consuma 7 kg l’anno.

La strategia Farm to Fork su cui la Commissione Europea sta lavorando, non prevede alcuna azione significativa su questo fronte. Il documento trapelato, ottenuto da un gruppo di Ong, rivela che la Commissione ha scelto di non citare l’importanza di ridurre la produzione e il consumo di carne e prodotti caseari. Come dichiarato da gruppi della società civile in una lettera congiunta, questa omissione «mette a rischio la credibilità e l’efficacia della strategia a raggiungere i suoi obiettivi, ossia rendere il settore alimentare dell’Ue uno standard globale di sostenibilità».

All’inizio di febbraio, i gruppi dei Verdi e dei Socialisti del Parlamento Europeo i Verdi e i Socialisti europei hanno sostenuto il rapporto olandese, chiedendo che un modello di tassazione della carne sia incluso nello European Green Deal e nella strategia Farm to Fork. Mentre i Paesi Bassi si preparano, nei prossimi mesi, a presentare al parlamento olandese una proposta di tassa di sostenibilità per avere “prezzi della carne giusti”, è improbabile che eventuali proposte di tasse sulla carne siano introdotte nella strategia Farm to Fork.

Sebbene una proposta per garantire “prezzi della carne giusti” meriti una discussione più approfondita, la Commissione Europea non può ignorare il problema della produzione e del consumo intensivo di carne. È tempo di essere audaci e riconoscere l’urgenza e la complessità della sovrapproduzione industriale di carne e il suo effetto sui cambiamenti climatici, sull’ambiente e sulla salute.

Yael Pantzer
y.pantzer@slowfood.it

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