Strategia biodiversità in pillole: tutto quello che vorreste sapere sulle nuove politiche Ue

Il 22 maggio si celebra la Giornata internazionale della biodiversità. Per l’occasione vi parliamo della nuova strategia dell’Unione europea per la biodiversità, che entrerà in vigore nel 2021. Resa nota dalla Commissione europea mercoledì 20 maggio, la strategia contiene una serie di misure per far fronte alla perdita di biodiversità in tutta l’Unione. 

Peperoncino dolce dei Paesi Baschi e del Seignanx

La strategia fa parte dell’European Green Deal, la proposta di crescita economica più ambiziosa dal punto di vista ambientale messa a punto dalla nuova Commissione, insediatasi lo scorso dicembre.

In queste Domande&Risposte cerchiamo di spiegarvi la strategia per la biodiversità e i punti chiave che dovete assolutamente conoscere 

Che cos’è la strategia per la biodiversità e chi coinvolge?

È una politica europea che ha l’obiettivo di fermare la perdita della biodiversità e degli ecosistemi nell’Unione europea. Di fronte alla gravità di questa crisi, la Commissione ha optato per una profonda trasformazione: il piano è proteggere e ripristinare l’ambiente naturale, affrontare le principali cause della perdita di biodiversità, intraprendere un percorso di reale trasformazione e assumere, in questo senso, il ruolo di leader a livello mondiale. La nuova strategia entrerà in vigore nel 2021, dopo che verrà approvata dal Parlamento europeo e dagli Stati membri. Sarà valida fino al 2030. 

Ogni Paese europeo dovrà adottarla e renderla operativa sul proprio territorio, ma non solo: azioni specifiche riguarderanno anche i partner esterni. In altre parole, la politica commerciale avrà un ruolo pratico nella transizione ecologica dell’Unione. 

Perché abbiamo bisogno di una strategia per la biodiversità? E che cosa c’entra con l’alimentazione?

Spesso si sente dire che l’Unione europea è in prima linea per quanto riguarda la sostenibilità. In verità non è esattamente così: la strategia per la biodiversità attualmente in vigore (e che lo sarà – come detto – fino al 2021) ha fallito in molti dei suoi obiettivi. Finora, all’Ue sono mancate volontà politica e coerenza: in questo modo la perdita di biodiversità nei suoi ecosistemi, sia quelli agricoli sia quelli naturali, si è aggravata.  

Adesso è giunto il momento di agire: l’Ue deve tracciare la strada e assumere il ruolo di guida per quanto riguarda le politiche di protezione della biodiversità. Il motivo è semplice: la perdita di biodiversità è una delle maggiori minacce al pianeta. Le specie a rischio estinzione in questo momento, sono un milione. 

Le principali cause della perdita di biodiversità sono imputabili direttamente all’uomo e alle sue azioni: ad esempio il modo in cui utilizza i terreni e sfrutta le risorse naturali, l’inquinamento, il cambiamento climatico, le specie invasive. Molti di questi fattori hanno un collegamento diretto all’agricoltura industriale. 

La perdita di biodiversità non riguarda solo le specie selvatiche, ma anche l’agrobiodiversità, cioè le razze animali e le varietà vegetali che, da 10.000 anni a questa parte (cioè dalla nascita dell’agricoltura), sono state man mano addomesticate per essere coltivate o allevate per fornire cibo. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), il 75% delle varietà di colture agricole è già andato perduto e tre quarti del cibo consumato a livello mondiale proviene da sole 12 specie vegetali e da cinque specie animali.

Chi ha messo a punto questa strategia?

La strategia è stata sviluppata dalla Commissione europea che si è insediata nel dicembre del 2019. Rientra nell’ambito dell’European Green Deal, di cui costituisce uno dei pilastri principali. 

Gli Stati membri e il Parlamento europeo dovranno approvare la strategia prima della 15esima Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Diversità Biologica (inizialmente prevista per l’autunno 2020 ma successivamente rinviata al 2021).

Sandra Egartner – Slow Food Travel © www.wolfganghummer.com

Quali sono gli aspetti più importanti di questa strategia?

L’aspetto più importante della strategia è aver riconosciuto che per salvare la biodiversità non bastano le aree protette: occorre infatti un impegno corale, che coinvolga tutti i settori della produzione. Occorre un approccio olistico, ed è quello per cui ha optato la Commissione: la strategia vede coinvolti agricoltori, pescatori, boscaioli e proprietari terrieri, certo; ma anche altri soggetti: i singoli cittadini, le imprese, le parti sociali e il mondo accademico. 

Obiettivi principali: 

  • entro il 2030, almeno il 25% dei terreni agricoli dell’Ue dovrà essere lavorato in biologico. Verrà incoraggiato l’approccio agroecologico
  • le aree naturali protette di terra e di mare verranno aumentate, fino ad almeno il 30% del totale della superficie (attualmente rappresentano rispettivamente il 26% e l’11% del totale) 
  • almeno il 10% della superficie agricola dovrà far parte di aree ad alta biodiversità, come fasce tampone e terreni a rotazione colturale (il cosiddetto maggese)
  • l’uso dei pesticidi chimici dovrà essere ridotto del 50% entro il 2030. 
  • sforbiciata anche ai fertilizzanti: le perdite di nutrienti dovute ai fertilizzanti nell’ambiente vengono ridotte del 50% e l’uso di azoto viene ridotto del 20%.
  • divieto di utilizzo di pesticidi chimici nelle aree urbane dell’Ue.

La strategia ha valore vincolante sugli Stati membri dell’Ue?

Non ancora, ma lo avrà una volta che sarà approvato dal Parlamento e dal Consiglio europeo. I governi nazionali implementeranno misure specifiche per ogni paese, assicurando che le azioni adottate siano adeguate al contesto locale. In ogni caso tali azioni dovranno seguire le norme e gli obiettivi stabiliti dall’Ue, e saranno monitorate a livello comunitario. 

Quale sarà l’impatto della strategia sull’agricoltura europea?

Teniamo innanzitutto presente che la strategia per la biodiversità non è l’unico piano messo a punto a livello europeo: ci sono anche la strategia “Farm to Fork” e la politica agricola comune (Pac). La Commissione europea avrà il compito di riesaminare i piani strategici nazionali della Pac assicurandosi che abbiano obiettivi ambientali e climatici in linea con quanto previsto dalla strategia per la biodiversità. 

I singoli piani nazionali dovranno combaciare con le pratiche sostenibili stabilite a livello comunitario: ad esempio prevedere l’agricoltura di precisione, l’agricoltura biologica o l’agroecologia; assicurare una gestione sostenibile del suolo; rivedere gli standard per la tutela del benessere animale e. 

Non è tutto: la strategia mira a facilitare l’utilizzo di varietà e colture tradizionali. Per farlo, verranno riviste le norme che regolano il loro commercio.

Vini Gemischter Satz di Vienna © Archivio Slow Food

Questa strategia può essere cambiata e migliorata?

Una volta presentata, la strategia non può più essere modificata. Tuttavia, dal momento che la norme attuative devono ancora essere messe a punto, c’è la possibilità di intervenire sul modo in cui la strategia si concretizzerà nella pratica. In ogni caso, comunque, i fondamenti rimarranno quelli resi noti il 20 maggio. 

Qual è la posizione di Slow Food su questa strategia?

Slow Food ritiene che la strategia per la biodiversità sia finalmente l’opportunità per proteggere l’ambiente, i produttori e la nostra salute. Siamo soddisfatti che la strategia riconosca il valore fondamentale dell’agrobiodiversità, che da anni è uno dei temi al centro del nostro impegno. Maggiori dettagli sulla nostra posizione sono disponibili qui (in inglese). 

La strategia fa parte dell’European Green Deal: che cos’è, quando è stata lanciata e quali altri settori comprende?

Il Green Deal europeo, il piano ambientale della nuova Commissione europea, è stato annunciato l’11 dicembre 2019. L’obiettivo è affrontare le sfide legate al clima e all’ambiente agendo in diversi settori: dall’alimentazione alla natura, dall’industria al commercio, dalla mobilità all’approvvigionamento energetico, dalla lotta all’inquinamento fino all’economia circolare. Ognuno di questi settori è strettamente legato a tutti gli altri: per questo motivo gli obiettivi devono essere convergenti. In questo momento si sta procedendo all’elaborazione delle strategie dei piani d’azione per ciascuno di essi; l’11 marzo scorso, ad esempio, è stato presentato il Piano d’azione per l’economia circolare.

A cura di Slow Food in Europa
traduzione di Marco Gritti
m.gritti@slowfood.it 

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