Spreco Alimentare: sempre più vicina la normativa per utilizzare al meglio i prodotti invenduti

«Finalmente è in vista la semplificazione normativa per gli alimenti invenduti.» A diffondere la bella notizia è il presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, spesacoordinatore del comitato tecnico scientifico attivato dal Ministero dell’Ambiente per la prevenzione dei rifiuti e dello spreco di cibo: «Una procedura che consentirà finalmente di favorire e incentivare la donazione delle eccedenze e dei prodotti alimentari invenduti lungo la filiera, attraverso la semplificazione, razionalizzazione e armonizzazione del quadro di riferimento – procedurale, fiscale, igienico-sanitario – che disciplina il settore».

Una buona notizia che non può che rallegrarci: lo spreco non è solamente una vergogna non più tollerabile, ma è anche una pratica insostenibile dal punto di vista ambientale. Ce lo racconta per l’ennesima volta la Fao, con i dati resi noti nel rapporto Food wastage footprint. Impacts on natural resources divulgato nel 2013 dal Dipartimento di gestione ambientale e delle risorse naturali dell’organizzazione internazionale. Per farci un’idea, l’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2. Per farvi un’idea più chiara questa mole di Co2 pone lo spreco di risorse alimentari sprecate al terzo posto nella classifica dei maggiori emettitori anidride carbonica. Le prime due posizioni vano a Cina e Stati Uniti

E l’acqua? Il consumo collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici: tre volte il volume delle acque del lago di Ginevra. Una curiosità? Il cibo prodotto e sprecato occupa quasi 1,4 miliardi di ettari di terra, il 30% della superficie occupata da terre agricole a livello mondiale. Il diretto costo economico dello spreco alimentare dei prodotti agricoli (escluso i prodotti del pescato) viene valutato sui 750 miliardi di dollari, una cifra equivalente al Pil della Svizzera.

Per fortuna gli italiani paiono essere in controtendenza. Lo dice l’indagine realizzata nel 2014 da Gfk Eurisko con la collaborazione di Auchan e Simply. Il 54% afferma di controllare quotidianamente il frigorifero, il 65% controlla almeno una volta al mese la dispensa, solo il 36% dichiara di attenersi rigorosamente alla data di scadenza dei prodotti riservandosi di valutare personalmente la qualità/freschezza dei prodotti scaduti prima di buttarli. E il 45% si dichiara favorevole alla vendita a prezzi scontati di alimentari non deperibili scaduti. La ricerca ci fornisce anche nuovi dati sullo spreco alimentare domestico in Italia: ogni anno in media una famiglia italiana butta 49 kg di cibo, complessivamente vengono sprecati 1,19 milioni di tonnellate di alimenti. In termini economici questo corrisponde a circa 7,65 miliardi di euro (316 € per famiglia). L’indagine ha anche “pesato” lo spreco annuale per le diverse tipologie di alimenti. Gli sprechi maggiori riguardano la verdura (10,7 kg), la frutta (9,9 kg), il pane (9,1 kg), e la pasta (6,0 kg) mentre minori risultano le quantità sprecate per gli alimenti più costosi: carne (4,5 kg), formaggi (2,1 kg), pesce (1,8 kg), surgelati (1,8 kg) e salumi (1,2).

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Fonte La Repubblica ambiente

A cura di Michela Marchi
m.marchi@slowfood.i t

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