La tutela della biodiversità ha una dimensione molto concreta che passa da norme e regolamenti

Fino a dove può spingersi la tutela della tradizione?

Con l’approvazione della legge regionale “Disposizioni per la valorizzazione del piatto tipico ‘spiedo bresciano’ e di altri piatti tradizionali lombardi a base di selvaggina”, dal 24 maggio i cacciatori lombardi potranno cedere gratuitamente a locali e ristoranti fino a 150 capi di selvaggina abbattuti «da utilizzare per la preparazione dello spiedo bresciano e altri piatti tradizionali lombardi».

Secondo la Lipu: «la nuova norma è concepita per aggirare il divieto di vendita della selvaggina e consentirà ai cacciatori di cedere gratuitamente ai ristoranti o alle sagre gli esemplari uccisi durante la caccia: piccoli uccelli migratori dal peso di pochi grammi».

Cosa dice la Legge nazionale ed europea

La direttiva europea del 30 novembre 2009 concernente la conservazione degli uccelli selvatici e la modifica alla Legge sulla caccia italiana del 2014 vietano infatti «La vendita, il trasporto per la vendita, la detenzione per la vendita nonché l’offerta in vendita degli uccelli vivi e degli uccelli morti, nonché di qualsiasi parte o prodotto ottenuti dagli uccelli, facilmente riconoscibili».

Una normativa che cerca di porre rimedio a una grave perdita: negli ultimi 40 anni abbiamo perso 600 milioni di uccelli selvatici solo in Europa

I dubbi non sono solo di materia etica e ambientale, ma anche sanitaria, come sottolinea l’eurodeputata Eleonora Evi: «se consideriamo che gli animali ceduti dai cacciatori ai ristoratori sono esenti dall’obbligo di controlli sanitari, in una regione già ad alto rischio di diffusione dell’influenza aviaria, una patologia che il centro nazionale per l’influenza aviaria indica come possibile futura pandemia».

Il contesto attuale

Questi piatti nascono da uno stato di necessità, da una tradizione gastronomica rurale che si serviva di ciò che c’era. Un contesto che, come dicono e sottolineano le leggi europea e nazionale, è venuto meno. E forse come potrebbe dirci il buon senso.

«La tutela della biodiversità ha anche una dimensione molto concreta, fatta di norme e regolamenti diventati recentemente principio fondamentale dell’ordinamento costituzionale all’articolo 9 che oltre la tutela del patrimonio paesaggistico e del patrimonio storico e artistico della Nazione, attribuisce alla Repubblica anche la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi specificando esplicitamente un principio di tutela per gli animali. Anche piccoli uccelli selvatici migratori di pochi grammi.

Nel percorso di riflessione laica su grandi temi che cerchiamo sempre di tener vivo, vogliamo comprendere ed estendere anche il ripensamento del nostro rapporto con gli animali, e con tutto l’ecosistema. Non è un percorso semplice perché, come ripetiamo spesso, la rigenerazione più difficile, quanto necessaria, è quella del pensiero.» Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia.