Il decalogo Slow Food per salvare la biodiversità #8: la sovranità alimentare

«C’è il progressivo abbandono della sovranità alimentare, una scelta compiuta e sostenuta da tutti i Paesi del primo mondo, nel corso della cosiddetta Rivoluzione Verde: pur di ottenere raccolti abbondanti senza pensieri, abbiamo consegnato le chiavi dell’alimentazione ai colossi della chimica, che oggi smerciano i semi più diffusi al mondo e al contempo producono i pesticidi. Ma i prezzi di quelle licenze non si potevano reggere, e così si è semplicemente smesso di coltivare»

Carlo Petrini

La sovranità alimentare è il diritto di ogni Paese a stabilire le proprie politiche alimentari, l’indirizzo di produzione, distribuzione e di consumo del cibo. Politiche che possano rispondere alle esigenze interne e garantire un cibo sano e sostenibile a tutte e tutti. Un diritto che rischiamo di perdere, oggi più che mai. Tanto che con la guerra alle porte d’Europa, proprio in quei Paesi culla dell’agricoltura, i blocchi del grano hnno avviato una crisi alimentare che non conoscevamo da anni. E intanto qui in Italia, siamo disposti a pagare oro quel grano che non coltiviamo più perché negli ultimi trent’anni non abbiamo voluto aumentare il compenso dei nostri contadini.

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Grano solina dell’Appennino abruzzese, Presidio Slow Food

Immaginiamo un altro scenario. Un sistema che invece valorizza le economie locali, un sistema in cui si privilegi l’agricoltura familiare, le produzioni di piccola e media scala. Immaginiamo di costruire un sistema alimentare in grado di potenziare le produzioni locali sostenibili. Le conseguenze andrebbero ben oltre l’immediata disponibilità di cibo. Perché innanzitutto, valorizzando le produzioni locali si contribuisce a tutelare la nostra preziosa biodiversità e con essa il nostro suolo. Oggi una quantità enorme di suolo è sfruttato per le coltivazioni intensive, la maggior parte delle quali destinata ad alimentare i grandi allevamenti di bestiame. E quindi a incidere in maniera drammatica sulla crisi climatica già in atto, impiegando miliardi di litri di acqua, e diffondendo nei terreni e nell’aria sostanze tossiche.

Potenziare questo tipo di produzioni consentirebbe invece di arginare in maniera efficace questi fenomeni; di costruire sistemi alimentari più resistenti a eventi esterni, per quanto imprevedibili, e quindi di essere indipendenti economicamente dalle logiche di un mercato globale e dalle sue conseguenze. Consentirebbe anzi, da ultimo e non per importanza, di riconoscere il giusto a chi coltiva, alleva e trasforma prodotti. E non stiamo parlando di autarchia, ma di conservare il patrimonio gastronomico e di agrobiodiversità che rende unico il nostro Paese. Può non essere sufficiente per tutta l’Italia, ma quel che c’è deve essere conservato.

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Preparazione tradizionale del pomodoro regina di Torre Canna (Br), Presidio Slow Food

Facciamo sentire la nostra voce: vogliamo garantito il diritto alla sovranità alimentare, in Italia e in tutto il mondo. Abbiamo bisogno di sistemi alimentari che combattano lo spreco alimentare, tutelino le produzioni di piccola scala e ne consentano la sopravvivenza, che permettano di vivere dignitosamente in equilibrio con la natura. 

Slow Food è impegnata in questo grazie al progetto degli Orti in Africa. Orti che, recuperando il sapere degli anziani, valorizzano le capacità delle comunità locali e ospitano la biodiversità locale, fatta di varietà di semi e colture autoctone, dunque più nutritive e resistenti anche senza l’aiuto della chimica di sintesi. I 3544 Orti attivi, insieme a tutti quelli che riusciremo ad avviare in futuro, possono trasformarsi in un’unica voce: contro il land grabbing, gli ogm e l’agricoltura intensiva, a favore dei saperi tradizionali, della sostenibilità e della sovranità alimentare.

E non sono da meno i progetti dei Presìdi Slow Food e dell’Arca del Gusto, con i quali Slow Food si impegna a valorizzare varietà e specie locali attraverso il sostegno a produttori e artigiani che li custodiscono, così come il progetto dei Mercati della Terra che permette ai produttori e agli artigiani del cibo di trovare uno spazio dove costruire comunità, scambiare esperienze e saperi, ma anche antiche varietà di semi e buone pratiche.

Per continuare a sostenere con forza gli agricoltori e gli artigiani locali abbiamo bisogno anche del tuo contributo: scegli di destinare il 5×1000 a Slow Food Italia Aps (CF 91008360041).

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