Sosteniamo gli agricoltori con una scorpacciata di asparagi!

Mentre in generale il settore dell’ortofrutta non ha subito grossi contraccolpi a causa dell’emergenza Coronavirus, ci sono tuttavia dei problemi legati alla manodopera e relativi ad alcuni prodotti singoli – come abbiamo già ricordato – che sentono fortemente la crisi per la mancanza di ordinativi da parte della ristorazione.

Se da un lato chi ha messo in piedi servizi di consegna a domicilio efficienti ha fatto buoni affari, mentre la domanda della grande distribuzione e dei mercati non ha subito flessioni ma si è rafforzata perché le persone mangiano molto più spesso – forse è meglio dire sempre – in casa, dall’altro si prospetta all’orizzonte il problema manodopera per la raccolta della frutta (stanno arrivando le prime ciliegie italiane!), prodotto più “delicato” e deperibile che non può aspettare maturo nel campo o sulle piante e necessita di chi lo sappia trattare. Se le istituzioni non interverranno in maniera chiara e decisa (regolarizzazione degli immigrati, conversione di chi ha il reddito di cittadinanza in operatore agricolo…) purtroppo si rischia un grande ricorso ai lavoratori in nero, per forza di cose, con tutti i problemi di legalità e sfruttamento che ne derivano.

È il momento degli asparagi!

Asparago violetto di Albenga del Presidio Slow Food

Dicevamo poi che ci sono prodotti particolari decisamente in crisi, e qui arriviamo al consiglio della settimana, un po’ per sostenere i produttori, un po’ perché conviene. Parliamo di asparagi, un ortaggio che faceva volumi notevoli con i ristoranti (tanto che chi li coltiva era considerato un po’ un’élite del settore, con ottimi ricavi) ma che ora non si sa più letteralmente a chi vendere. Così i prezzi sono crollati, anche due euro per un mazzetto da mezzo chilo (buono per due persone) e tre per prodotti eccellenti, come quelli di Santena nel torinese. I produttori sono sull’orlo della disperazione, comprando asparagi faremo un favore a loro e a noi.

Lo stesso vale per tutti i pregiatissimi asparagi italiani, come il Presidio Slow Food del violetto di Albenga, il rosa di Mezzago, i bianchi di Cantello, Pescia, Cesena, Bibione, Terlano, Rivoli Veronese, Cimadolmo, i verdi Igp di Altedo e molti altri, compresa la cosiddetta “asparagina”, cioè gli asparagi meno cicciotti e più piccoli, ma non per questo inferiori agli altri (anzi, il gusto spesso è più delicato dei verdi comuni) e anche ancora meno costosi di quanto non già la particolare situazione lo preveda. Per cui non esitiamo, almeno in queste settimane, riempiamoci la dispensa di asparagi.

Carlo Bogliotti
Da La Stampa del 9 maggio 2020

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