Somalia, la piccola rivoluzione degli orti Slow Food

La Somalia è famosa per tutte le ragioni sbagliate: è stato definito lo Stato più fallimentare al mondo, e oltre un milione di somali ha abbandonato il paese nel corso di trent’anni di guerra civile. Eppure, nonostante queste condizioni di estrema difficoltà, i valori di Slow Food prosperano grazie al duro lavoro di contadini impegnati, del coordinatore nazionale e dei coordinatori locali.

«La rete degli orti continua a crescere» ci racconta Mohamed (coordinatore delle attività di Slow Food in Somalia) durante la sua visita alla sede centrale di Slow Food a Bra, in Italia: «Quando Slow Food è arrivato in Somalia nel dicembre 2011, esistevano solo un 1 convivium e 7 orti comunitari. Oggi gli orti sono 107 e i convivium sono 11». Una precisazione, Mohamed è un nome di fantasia, se la sua identità venisse svelata i rischi per lui e la sua famiglia sarebbero molto alti. Leggete perché.

Finora gli orti sono concentrati in un’unica regione della Somalia, il Basso Scebeli, una delle regioni del paese più colpite dalle costanti insurrezioni dei diversi gruppi miliziani.

Molti degli orti Slow Food si trovano in territori attualmente sotto il controllo delle milizie.

«È una situazione molto complessa. – spiega Mohamed – È persino difficile crederci, per chi non l’ha vista con i propri occhi. Sebbene le milizie non siano contrarie agli orti in quanto tali, non siamo in grado di documentarne ufficialmente l’esistenza perché è difficile usare le macchine fotografiche. In linea di principio, nessuno è contro la filosofia del cibo buono, pulito e giusto, e l’idea di poter coltivare un orto è vitale per tutti. Allo stesso tempo, i miliziani sono molto sospettosi dell’influenza occidentale, soprattutto per via degli attacchi con i droni. Quindi non ci rendono il lavoro molto facile. C’è questa paranoia che possano essere comunicate le coordinate Gps al di fuori del paese per aiutare i droni americani a individuare i loro obiettivi».

Mohamed ci spiega che la rete degli orti sta per ampliarsi ad altre regioni vicine, compresa Baidoa, la capitale della regione di Bai, e lo Stato di Hirshabelle. L’intero Paese sta attraversando un processo di ristrutturazione federale e il lavoro di Slow Food è già stato riconosciuto dal Ministero degli Interni, dai governi locali della Somalia sud-occidentale e dall’ufficio del primo ministro del governo federale, che a febbraio ha scritto alle Nazioni Unite riconoscendo «la determinazione e l’impegno a sostenere le comunità vulnerabili» della nostra associazione.

L’utilità degli orti è evidente a tutti e rappresentano un elemento importante nella costruzione della comunità: «I ragazzi che imparano l’agronomia a scuola possono avviare un dialogo con i più anziani, imparare da loro la stagionalità delle piante, come conservare i semi, e questo agevola lo scambio intergenerazionale di conoscenze». Questo tipo di dialogo diretto è particolarmente importante in Somalia, che ha uno dei tassi di alfabetizzazione più bassi al mondo. Solo un quarto della popolazione femminile sa leggere, e poiché le donne rappresentano la maggior parte della popolazione rurale, è fondamentale che acquisiscano gli strumenti per consolidare la loro sovranità alimentare. 

Sebbene lo scorso anno la rete in Somalia non sia riuscita a celebrare il Terra Madre Day per motivi di sicurezza, Mohamed ci racconta di un incontro stagionale tenutosi a marzo 2017: 110 persone si sono riunite, portando semi e prodotti dell’Arca del Gusto. Poiché la stagione vegetativa inizia ad aprile, è stato un momento importante per motivare le persone a continuare a lavorare nell’anno successivo: i partecipanti hanno condiviso i loro successi, definito obiettivi e confermato gli ideali di aiuto reciproco.

Naturalmente ci sono grossi ostacoli al raggiungimento di questi obiettivi, non da ultimi il basso tasso di alfabetizzazione e la continua situazione di sicurezza precaria. Il Paese è stato inoltre colpito da una grave siccità, causata da molti fattori. Allo stato attuale, l’Omc stima che metà della popolazione somala ha bisogno di aiuto umanitario. Con precipitazioni così scarse, i contadini sono obbligati a usare l’acqua dei fiumi per irrigare i campi, prosciugandoli. «Lo Scebeli stesso si è seccato negli ultimi nove mesi», ci dice Mohamed: «Alcune grandi aziende agricole usano pozzi motorizzati per irrigare le loro colture, ma i piccoli agricoltori non hanno accesso a questi sistemi. Slow Food Somalia è nato quando Sid Ali Mohamed Abdi concesse terreni gratuiti ai piccoli agricoltori. Oggi hanno bisogno di acqua». 

Con un’ultima parola di incoraggiamento, il sempre ottimista e sorridente Mohamed ci lascia con questo messaggio:

«La collaborazione con l’ufficio di Slow Food Africa, le linee guida e le istruzioni che ci avete fornito sono sempre stati di grande aiuto. Vorremmo dire ai nostri sostenitori e a tutti i partner degli orti che siamo profondamente grati per il loro aiuto. Sappiamo che chi manda il proprio contributo per i progetti degli orti vuole vedere dei risultati. Purtroppo, a volte, questo non è possibile. Ma la situazione migliorerà nel prossimo futuro e potrete finalmente vedere con i vostri occhi la bellezza della sovranità alimentare somala. Con Slow Food, riusciamo ad avvicinare le comunità grazie al cibo, un collante che ci unisce tutti».

Per saperne di più sul progetto degli orti in Africa visita www.fondazioneslowfood.com

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