Vuoti a rendervi

Il mercoledì è il giorno del vetro. Verso le 8,30 del mattino passa il camioncino del comune a raccogliere i vuoti, miei e dei vicini. In questi giorni il rumore del materiale versato nel cassone è fragoroso e sveglia chi approfitta della pestilenza per dormire una o due orette in più, tipo i bambini.

Come tutti i bevitori di questo mondo, compresi i vicini, anche io ho aumentato la quantità di vetro da riciclo. La mia sopravvivenza alcolica è garantita da una bottiglia al giorno da centellinare fino a sera. Vietato aprire due bottiglie per amor di salute, al limite, se arrivo corto, nel dopocena un goccino buono di whisky a temperare l’animo davanti al libro o al video. Vietato peraltro iniziare prima delle 12. Quest’ultima regola d’altronde era in vigore anche prima del morbo.

Scelgo vini quindi adatti ad accompagnare i lunghi pomeriggi, devo dire, aridi di ispirazione e densi di preoccupazioni. Vini rossi lievi e acidi, bianchi saporiti da spalmare nelle ore dei giorni. Non vi dico il piacere caldo del primo sorso alla mezza che accompagna il rumore metallico delle stoviglie, di nuovo messe in moto per il pranzo.

 

Le privazioni e i rimedi sono gli stessi dei tanti amici e colleghi; tutti abbiamo molti vuoti da smaltire in questi giorni e da ricordare in quelli futuri che speriamo migliori. Ho chiesto loro di condividere con me le loro ore alcoliche. Parto io per oggi.

In questo momento, i miei vuoti settimanali sono lì nel bidone e condivido con voi il loro ricordo:

 

Villa Pomona Pomonica 2018 e Montenidoli Garrulo Chianti 2017

Un bianco dal Chianti Classico e un rosso da San Gimignano; ho voluto mettere in scena questo carnevale delle vocazioni territoriali interpretato da due grandi donne del vino italiano. Il vino di Monica Raspi è un trebbiano centrato tutto sulla parte salata del sapore che dona sostanza alla schiettezza della materia e allungo al tratto gustativo. Il Chianti di Elisabetta Fagiuoli dissipa una certa ostinata chiusura iniziale con il passare delle ore. In questo tempo il tannino si integra al corpo del liquido rendendolo docile scorrevole e ricco di frutto.

 

Giuseppe Rinaldi Barbera d’Alba 2014 e Carussin Barbera d’Asti Asinoi 2018

Due delle migliori bevute quest’anno dove bevute è sostantivo. La fortuna di avere Rinaldi in cantina mitiga lo scoramento dei giorni malati. Un vino strepitoso e leggiadro ancora prodigo di frutto e succo che mette insieme il piacere del sorso e l’eleganza del tratto. Peccato che è stata l’ultima. Ma che fortuna invece aver bevuto in stato di grazia Asinoi 2018. Limpido lo scorrere di questo liquido innervato di acidità che definirei balsamica. Ripeto, nessuna sbavatura solo purezza del frutto. Ho subito chiamato Jonathan per fissare una cassa in cantina appena sarà possibile uscire dalla tana.

 

Badalucco Dos Tierras Il litro Vino Bianco e La Distesa Vino Sfuso 2018 5 litri (dama)

L’artiglieria pesante per momenti difficili. Il vino siciliano da grillo in purezza ha un sorso mai uguale a se stesso in virtù di un dialogo sempre più fitto, mentre la bottiglia si svuota, tra frutto alcolico e ossidazione. Un bel mutare di sensazioni odorose che ricordano noci e spezie, frutta disidratata e marzapane. L’energia succosa è trascinante e poco conta una velatura di souris nel finale, prezzo da pagare di fronte a una dinamica davvero inarrestabile. La dama di Corrado Dottori è splendida. Un vino di quantità che, nell’ossidazione dei giorni dopo, rivela una struttura sapida e acida in grado di sorreggere l’evoluzione del frutto. Come si dice nel gergo contemporaneo, corroborante e sincero, caratteri alimentari magnifici in grado di collegare il vino del passato con quello dei nostri giorni.