Vuoti a rendervi #9

Vuoti a rendervi è la rubrica che racconta le bottiglie vuote di colleghi e amici di Slow Wine. Mentre ricevo foto e note degustative di bottiglie vuote e godute dagli altri, un sentimento di empatia mi prende che allieta i momenti di questa clausura. Anzi in uno sforzo di commozione, alla quale sono incline, mi sembra di vedere riflesso nelle diverse tonalità di verde più o meno chiaro l’autore della fotografia; un modo bello di indovinare i profili e lo sguardo delle persone distanti da me solo fisicamente. In questa illusione e aggrottando la fronte cerco i dettagli dei loro visi; allora il riflesso diventa profondo, la bottiglia celebrata dalla persona lontana contiene la stessa impressione umana. La persona diventa il vino bevuto, il vino scelto è la persona distante.

Åsa Johansson, giornalista freelance

“C’è una signora qui che beve un sacco!”

“Credo che sia mia moglie”.

“Le piace trincare, eh?”

Inizia cosi la conversazione tra mio marito e il signore del corriere nel parcheggio fuori casa. Quest’ultimo è una delle persone con cui ho avuto più interazione umana durante i giorni di il lockdown. Perché tra il vino ordinato da me e le bottiglie spedite da diverse aziende, praticamente ci siamo visti tutti i giorni. Mi sono anche affezionata: da settimane è praticamente l’unica persona che ho visto fuori dalla sfera familiare.

Durante la quarantena, invece di degustare con colleghi o trovarmi in giro per ristoranti italiani, il mio compagno di assaggi, per forza di cose, è diventato mio marito. Lui costruisce frantoi e sull’olio di oliva può parlare ore. Infatti, quando abbiamo ospiti, i bambini gli si avvicinano sempre bisbigliando “per favore non chiedete al babbo dell’olio perché non smetterà di parlare”. Invece sul vino è di poche parole. Buono. Da mal di testa. Acido. Cose così. La frase più lunga che gli ho sentito pronunciare è stata su un vino naturale con volatili a go go e che non gli è piaciuto per niente. “Questo tizio dovrebbe farci un favore e iniziare a vendere cocco in spiaggia”. In tutti gli altri casi giudizi di singole parole.

In queste settimane ho aperto le bottiglie da sola, scrivendo gli appunti e gli articoli e poi abbiamo finito le bottiglie insieme la sera.

 

Gli assaggi di questa settimana.

Corzanello rosato 2019 e il Chianti Terre di Corzano 2018 di Corzano e Paterno

L’azienda bio nel Chianti, dove fanno anche degli ottimi formaggi di latte di pecora, è diventato il vino della casa durante questo periodo. Il rosato è verticale, freschissimo, fragola e agrumi, di facile bevuta senza essere banale fatto con sangiovese. Invece il Chianti Terre di Corzano del 2018 è succoso, classico, con tannini ben presenti, un vino da pasto di cui non ti stanchi neanche dopo una frequentazione quasi giornaliero in quarantena.

(Mio marito ha detto: buono)

Nero Ossidiana di Tenuta di Castellaro 2016

Un vino dall’isola vulcanica di Lipari, fatto con 90% di corinto nero e 10% di nero di avola. Frutti di bosco e more, speziato, cannella e pepe nero, tannini setosi con una freschezza anche dovuto dalla vena sapida che fa da filo rosso. Elegante, vivissimo e buonissimo.

(Mio marito ha detto quando la bottiglia era finita: Peccato)

Colli di Luni Vermentino, Fosso di Corsano 2018, di Terenzuola

Ricco, avvolgente, profumi intensi di pesche gialle, ananas, mele mature, caldo ma senza essere pesante, ricco anche in bocca ma sostenuta da una bella freschezza. Viene da bere sorso dopo sorso senza sentire i 14 gradi che sostiene i componenti senza appesantire.

(Mio marito ha detto: tanta roba)

Carmignano Villa di Capezzana 2016 di Capezzana

80% di sangiovese e il restante cabernet sauvignon. Una materia prima ottima, tanto di tutto ma in equilibrio, tannini presenti e vivaci, frutta matura di amarena e lamponi e un tocco di liquirizia e con una bella spina dorsale di acidità. Molto buono.

(Mio marito ha detto: spigoloso)