Tre vignaioli e un ortolano. Il distretto biodinamico lucchese a Pollenzo

FedericoLo scorso agosto tornai in Toscana, a Lucca che è la mia città, giusto un paio di giorni per vedere se c’era ancora la mia famiglia. Due giorni di pausa dalla redazione di Slow Wine sembrano pochi, ma in quel periodo, quando il lavoro richiede il giorno e la notte, anche un semplice fine settimana rappresenta un sicuro corroborante. Decisi dunque, prima di ritornare a Bra, di passare e prendere le verdure da Federico Martinelli dell’azienda agricola NicoBio di Lucca.

Federico ha 32 anni e lavora in biodinamica, fa l’ortolano e ogni sabato mattina ha il banco al mercato contadino del mio paese. Andai a prendere le verdure nei suoi campi. Contento e lieto di tornare a Bra con una cassetta colma di verdure colorate e buone mi avvicinai ai suo orti con leggerezza. Quando lo vidi feci presto a perdere la mia tranquillità.

Era solo, stava togliendo a mano le erbacce da certe piantine nuove che ora non ricordo. Con un cappello di paglia, a torso nudo, era chino e la sua schiena faceva una strana curva verso il basso; mi avvicini gridando qualche “cavolata” come si fa con gli amici ma quel corpo non si ergeva per salutarmi. Era piegato.

A un certo punto si drizzò. Mi guardò, non mi riconobbe. Il suo volto era trasfigurato dalla fatica bestiale di un lavoro compiuto a mano, sotto il sole di agosto. Stentò a parlare e mi guardò ma non mi vide; per un attimo uno sguardo quasi rabbioso e animale comparve sul suo volto. Fu un secondo che si impresse nella mia memoria. Poi mi sorrise e si compose. Dopo mezz’ora di chiacchere ero in macchina con la mia cassetta e con il pensiero già al Piemonte.

Quando l’altro giorno Federico si è alzato in piedi e ha parlato in Aula Magna dell’Università di Scienze Gastronomiche davanti a una sala gremita di studenti, mi sono emozionato. Il bell’ortolano, come lo chiamano le signore e non che vanno a fare la spesa da lui il sabato mattina, ha raccontato la sua esperienza agricola e come la biodinamica per lui non significhi tanto una filosofia quanto un approccio utile a esaltare la centralità del contadino nel sistema agricolo.

Rifiutando la chimica e qualsiasi prodotto di sintesi, Federico ha scelto di portare avanti una tradizione famigliare che vede i Martinelli impegnati nella produzione di verdure fin dagli anni Venti. “Per me è importante – diceva – essere al centro della mia azienda, produrre verdure buone senza alcun additivo. Ho suoli vivi che sono fondamentali alla qualità del prodotto. Le verdure hanno un portamento verticale e fissano perfettamente la luce del sole che si traduce in sapore”.

NicoBio fa parte di un distretto lucchese della biodinamica. Una sorta di associazione di dodici aziende vitivinicole e una, la sua, di ortaggi. Ne abbiamo parlato sulla rivista Slow. A Pollenzo il suo intervento seguiva quelli di Saverio Petrilli, enologo della Tenuta di Valgiano, Gabriele Da Prato dell’azienda Podere Concori e Beppe Ferrua, proprietario della Fabbrica di San Martino.

È stata una conferenza interessante per gli studenti che hanno appreso alcuni fondamenti di una disciplina agricola ormai molto diffusa. Più tardi presso la Banca del Vino abbiamo degustato sei vini delle tre aziende presenti.

I vignaioli avevano portato due annate per lo stesso vino. Della Tenuta di Valgiano, Colline Lucchesi molto rinomato tra gli appassionati erano presenti le annate 2011 e 2001. Il 2011 è un vino ancora scontroso dove il palato disteso e ricco di tensione naturale esibisce un appagante percorso gustativo. Non così il 2001 che appariva contratto, di buona vena balsamica ma fin troppo dolce.

Il Podere Concori Melograno, uno dei primi vini imbottigliati proveniente dall’area appenninica sopra Lucca conosciuta come Garfagnana, era presente con le annate 2011 e 2006. Un vino delizioso, dal sorso leggero e con vene speziate tipiche per certi vini montani. Gabriele Da Prato, autore del vino, piombato nel novero dei produttori lucchesi non tanti anni fa ha avuto il merito e la bravura di allargare la vocazione enologica della Provincia lucchese al di fuori dei confini della denominazione.

Infine, il Colline Lucchesi Rosso, nelle annate 2011 e 2009, del Fabbrica di San Martino. Un vino che incarna molto bene il concetto di artigianalità. Ha una dinamica leggera capace di tracciare il palato con vene aromatihce, molto classiche per la denominazione, e imprimere con tannino robusto un finale che è al contempo rustico e gradevole.

“Sono vini che si lasciano bere volentieri e la cui dote migliore è, a mio avviso, la digeribilità e un’evidente naturalezza espressiva”. Per quanto sembri paradossale, è stato un ortolano a descrivere in modo esatto questi vini.

Nella foto, tratta dal suo sito, Federico Martinelli dell’azienda NicoBio.