Valle Reale e i vini della montagna abruzzese

Leonardo Pizzolo, fondatore di Valle RealeSono ricominciati gli eventi organizzati dalla Banca del Vino di Pollenzo!
Leonardo Pizzolo, ospite della prima serata e fondatore dell’azienda Valle Reale, ci ha parlato della sua realtà e dei suoi vini, espressioni uniche della montagna abruzzese.  Valle Reale sorge all’interno del parco della Majella ed è una delle poche realtà vitivinicole presenti nella zona.

Adattarsi alle condizioni climatiche dell’ambiente montano non è facile e solo determinate uve hanno la possibilità di generare vini dalla forte personalità. Qui, immersi nel cuore della natura incontaminata e selvaggia, Leonardo ha deciso di coltivare solo due vitigni autoctoni, montepulciano e trebbiano, che danno vita a vini con caratteristiche che ben si differenziano dalla produzione vinicola della costa.

L’AZIENDA

Il fondatore dell’azienda ci ha raccontato che la sua proprietà, in linea d’aria, dista appena 60 chilometri dal mar Adriatico, eppure la barriera creata dagli Appennini elimina ogni sorta di influenza marina: qui, nel paese di Popoli, lo sbalzo termico tra il giorno e la notte è particolarmente accentuato e questo fenomeno porta ad avere vini dominati da profumi fini ed eleganti. Allo stesso tempo, però, gli inverni lunghi e caratterizzati da basse temperature possono causare gelate o ritardi nella maturazione delle uve. In questo luogo l’andamento dell’annata incide prepotentemente sulla personalità dei vini. Difatti Leonardo produce i suoi vini solo nelle annate più favorevoli, quelle che gli consentano di produrre i vini migliori.

La proprietà, essendo all’interno dei confini di un parco nazionale e trovandosi esattamente sopra a una falda acquifera, è condotta in parte in regime biologico e in parte in regime biodinamico. Valle Reale è un’azienda multiprodotto che accosta la produzione vitivinicola a quella di legumi, cereali, ortaggi di antiche varietà locali, proprio perché in biodinamica – sostiene Leonardo – non si hanno garanzie e i dipendenti vanno giustamente pagati: se un anno non è fattibile la produzione di vino secondo alti standard, l’azienda guadagna comunque attraverso le altre coltivazioni.

La coltivazione dei 2 ettari di orto avviene secondo il regime biodinamico e sono numerosi i progetti volti alla conservazione delle specie vegetali tradizionali e a rischio estinzione. L’obiettivo è quello di favorire la conservazione dell’ambiente e continuare a proteggere la biodiversità che arricchisce questo luogo selvaggio.

Le vigne di Valle Reale

LA STORIA

È sempre affascinante ascoltare storie di vita, soprattutto se sono raccontate da persone schiette e oneste, che senza retorica riescono a condividere sia i successi che le difficoltà.
A 28 anni, dopo gli studi in Economia e Commercio, Leonardo decide di seguire quella che è la sua vera passione, la viticoltura. La famiglia si dimostra contraria a questa sua decisione, ma lui non abbandona questo suo progetto. Il padre gli offre la possibilità di gestire un vigneto di 8 ettari, ereditato da lontani parenti, situato nel cuore dell’Abruzzo alle pendici del Gran Sasso. Così, senza esperienza, ma con grande determinazione, lascia la sua casa in Veneto e inizia a lavorare risistemando una vecchia vigna allevata a pergola abruzzese, diradandola per limitare l’eccesso produttivo.

Dal 2000, anno della prima vendemmia, Leonardo ha acquisito esperienza e consapevolezza e lo stile di vinificazione si è evoluto di pari passo insieme all’azienda. L’obiettivo è quello di produrre vini della montagna abruzzese, influenzati esclusivamente dall’ambiente che li circonda e non dalla mano dell’uomo. È per questo motivo che durante il suo percorso decide di vinificare attraverso fermentazioni spontanee. Il primo esperimento viene fatto con uve trebbiano, fino a estendersi a tutta la produzione.

I VINI

Come ha sottolineato Fabrizio Gallino, moderatore della serata, l’ambiente montano ha un’influenza notevole sul risultato finale dei vini: freschezza ed eleganza sono state il fil rouge conduttore di tutti gli assaggi. Qui di seguito i vini della montagna abruzzese degustati durante la serata:

Montepulciano d’Abruzzo Valle Reale 2018: le uve vinificate sono quelle che provengono dall’appezzamento che si trova nella zona più bassa della proprietà. Durante il processo di vinificazione del Montepulciano, le bucce vengono rimosse prima della fine della fermentazione alcolica per ottenere dei vini esili, ma eleganti e privi di sgradevoli note amare. Figlio di un’annata strepitosa, è giocato tutto sul frutto. In bocca è rustico, ma piacevole; è un vino che si presta bene all’accompagnamento con il cibo.

Montepulciano d’Abruzzo Sant’Eusanio 2017: il vigneto Sant’Eusanio raggiunge i 500 metri di altitudine ed è la vigna più alta della proprietà. Qui le condizioni pedoclimatiche sono estreme, ma i vini che nascono sono unici e caratterizzati da una spiccata personalità. Nell’aprile del 2017 una gelata ha causato una brusca riduzione delle gemme. È nato un vino caratterizzato da una scattante freschezza e dalla grande sapidità. I profumi ricordano la viola e la liquirizia; il tannino fine e setoso è espressione della vigna.

Montepulciano d’Abruzzo San Calisto 2011: Leonardo sta ripristinando il vigneto utilizzando dei cloni del montepulciano di montagna, che matura prima e produce poco. La versione che assaggiamo è diametralmente opposta al Montepulciano che nasce sulla costa; qui siamo di fronte a un vino magro, fine ed elegante sia al naso che in bocca. All’olfatto regala note di rosa appassita, erbe mediterranee e sentori vegetali. La trama tannica è vellutata e chiude con una bella nota sapida.

Montepulciano d’Abruzzo Vigneto di Popoli 2011: questo appezzamento è quello più vicino al corpo principale dell’azienda. Rispetto all’assaggio precedente, si gioca tutto sulla potenza. I sentori di frutta matura spiccano su note vegetali. Anche in questo caso la sapidità è davvero notevole. È un vino che necessita ancora di riposo in bottiglia.

Trebbiano d’Abruzzo Vigneto di Popoli 2016: i bianchi devono essere apprezzati dopo qualche anno di invecchiamento perché inizialmente l’acidità è spinta. Il naso è complesso e si alternano note agrumate, erbe aromatiche, frutta secca e sbuffi di idrocarburi. La bocca è vibrante, la freschezza è verticale e tornano le note già percepite all’olfatto arricchite da sensazioni di pane e lievito.

Trebbiano d’Abruzzo Vigneto di Popoli 2014: incredibile espressione del Trebbiano. E’ caratterizzato da profumi complessi ed evoluti di erbe officinali, zafferano e idrocarburi. In bocca è tridimensionale e ha un finale lunghissimo.

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