Un po’ di storia del vino: gusti vinosi in Germania tra ‘700 e ‘800

In queste settimane di isolamento mi sono messa studiare un po’ di storia del vino, ovvero di viticoltura europea tra ‘700 e ‘800. L’occasione è stato un libro di un professore di filosofia, nonché caro amico, Klaus Vieweg, che ha pubblicato l’anno scorso la biografia di uno dei più importanti filosofi tedeschi, Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Questo articolo è un adattamento per i lettori di Slow Wine di un lungo articolo apparso la settimana scorsa sul mio blog.

Chi di voi lo ha studiato al liceo probabilmente avrà ricordi agghiaccianti di Hegel, ma magari dipendono soprattutto dai professori di filosofia… Eppoi con Georg in realtà abbiamo in comune una cosa fondamentale delle nostre vite: il vino. Hegel ne beveva molto e volentieri, proprio come me e come l’autore della sua biografia. Si sa ad esempio di quando studente alticcio vagava per i vicoli di Tubinga, contravvenendo al coprifuoco.

Ho fatto dunque un breve studio dei vini che ha bevuto, che Klaus Vieweg elenca in qualche pagina della sua biografia. Quali vini beveva Hegel? Quali erano i vini commercializzati a quel tempo? Esiste ancora qualche cantina di allora?

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Gli spiriti di Hegel

Qualcuno si ricorderà dalla scuola che il concetto-chiave della filosofia di Hegel è il Geist, lo spirito, che può essere inteso, come in italiano, anche in senso alcolico. Klaus Vieweg sostiene che lo spirito del vino ha aiutato Hegel a pensare a fondo il concetto di Geist e a elaborare la sua filosofia.

Il contesto storico sono gli anni tra 1700 e 1800, ci si avvicina alla fine del Sacro Romano Impero. Ad esso appartenevano alcuni paesi da cui provenivano i vini bevuti da Hegel: Germania, Svizzera, Francia, Austria, Ungheria, Repubblica ceca.

Ricordate che a quel tempo ancora non esistevano i disciplinari di produzione per il vino, che hanno iniziato a diffondersi a livello nazionale nel 1900. Hegel parla di vino riferendosi anzitutto alla sua zona di produzione.

Dalla Germania ad esempio beve vini del Reno, della Mosella (in grigio), del Palatinato (in celeste) e del Baden (in marrone). La mappa delle odierne zone vitivinicole della Germania può servire da orientamento.

Per quanto riguarda i vini esteri, arrivavano dall’isola di Samos (Grecia), da Malaga (Spagna), dai dintorni di Vienna e, ovviamente, dalla Francia: dalla Marna, dalla Borgogna e da Bordeaux (tipo annata del 1779).

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I vitigni e i vini

Nei documenti Klaus Vieweg ha trovato nominati anche nomi di vini e vitigni. Un paio di essi hanno storie interessanti, che vi racconto.

Si bevevano vini dal Württemberg (sulla mappa, in verde): Silvaner e Elblinger dalle zone di Metzingen e Reutlingen, due paesi vicini alla città Tubinga.
C’era il “vino di roccia” (“Würzburger Steinwein”), un vino bianco secco dalla Franconia (Franken, in giallo), che prende il nome dal suolo calcareo e ricco di fossili del grande vigneto Stein, a nord della città di Würzburg. Il Würzburger Stein è oggi la singola vigna (Einzellage) più estesa della Germania. Ancora oggi è prodotto in una delle regioni storiche del vino tedesco da Silvaner e Riesling.
Del Palatinato (Pfalz, in celeste) si acquistavano Riesling e Gewürztraminer.

Dalla Svizzera arrivava lo Chasselas del lago di Bienna (ancora oggi una regione famosa per il suo vino, nella Svizzera occidentale).

Passiamo al Melniker della Boemia, regione storica corrispondente oggi a una parte nord-occidentale della Repubblica Ceca, con cui il buongustaio Hegel ci accompagnò un piatto di pernice.

I vini che acquistava Hegel non erano pochi: il Malbec di Cahors, il Bordeaux da Pontak e Medoc e Haut Sauterne.

Infine si beveva il “sangue di toro di Erlau” o “Erlauer Stierblut” (Egri Bikavér in ungherese), un vino rosso dall’Ungheria, ancora oggi molto diffuso.

A questo vino è legata una leggenda divertente. Si narra che, per prepararsi alla battaglia del 1552 contro i Turchi, gli abitanti di Erlau vollero fortificarsi e farsi coraggio bevendo in quantità il loro vino. I turchi, vedendo le loro barbe rosse e la loro forza (immagino di ubriachi), pensarono che avessero bevuto sangue di toro, diventando forti e selvaggi come l’animale. Demoralizzati e spaventati, i Turchi batterono in ritirata.

Oggi l’Egri Bikavér e l’Egri Bikavér Superiore è un vino fatto principalmente con pinot nero (Blauer Burgunder), portato dai tedeschi in Ungheria alla fine dell’800, quando c’era bisogno di ripiantare vigneti in conseguenza della crisi della fillossera del 1882.

Ho cercato sulle principali enoteche online e ho chiesto ad amici con enoteche ben fornite, ma sembra che l’Egri Bikavér in Italia sia quasi introvabile. Non siamo un mercato dell’export, mentre in Germania tutt’oggi lo si trova. Se qualche lettore sapesse dove reperire una bottiglia e me lo scrivesse nei commenti, gliene sarei grata.

Il Lacryma Christi e quell’anarchico di Lucifero

Il meglio l’ho lasciato per ultimo. Il Lacryma Christi, il “vino del Vesuvio”, sembra essere stato, se non il preferito, uno dei preferiti del filosofo, che lo scelse per un’occasione importante come la sua nomina a rettore dell’università di Berlino.

Hegel lo definisce “fuoco in gocce”, quindi si vede che amava i vini rossi con un buon corpo. A Hegel (protestante) piacque per certo anche il nome del vino, legato strettamente alla religione cattolica e su cui aleggiano varie leggende.
Secondo una di esse l’anarchico Lucifero, prima di abbandonare il Paradiso, ne rubò un pezzo. Sprofondò negli Inferi, lasciando una voragine, il Vesuvio. Gesù riconobbe nel golfo di Napoli il pezzo di Paradiso rubato e versò copiose lacrime, da cui nacquero i vigneti del Lacryma Christi. Insomma, il paradiso perduto sembra trovarsi in Campania.

storia del vino

Una cantina esiste ancora!

C’è una cantina di cui Hegel ha bevuto un bel po’ di bottiglie di Riesling e di Gewürztraminer che esiste ancora oggi.

La Bassermann-Jordan non solo è una delle cantine tedesche più grandi e rinomate, ma oggi è pure un’azienda biologica che segue le regole della biodinamica e che produce, oltre al Riesling, l’uva storica, anche Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero e Gewürztraminer.

Ho visto che hanno anche una linea “antica” in cui producono i vini in anfora “come una volta”. Mi chiedono se gli ho provati: purtroppo no. Cercherò di rimediare, perché la cantina mi ha incuriosito.

Memoria storica versus memoria gusto-olfattiva

Qui l’indagine si trova a un punto morto e la curiosità deve sopirsi. Qualcosa è perduto, quella dimensione del vino che ci eccita, ci appassiona, che lo rende materia viva, da gustare coi sensi: il punto di vista gusto-olfattivo appunto, le sensazioni del liquido nel bicchiere, che portiamo alla bocca. Il vino è un prodotto umano che, come chi lo fa, si perde inevitabilmente nel tempo e sopravvive – semmai! – nella memoria storica.

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