Un grande terroir che beneficia del passare del tempo: assaggi al Filò delle Vigne, sui Colli Euganei

Il lavoro dei collaboratori di Slow Wine non si limita solo all’annuale impegno di visite in cantina e degustazione dei vini dell’annata: un’attività fondamentale è quella di assaggiare le vecchie annate per avere uno sguardo d’insieme e una visione più ampia dell’effetto tempo nell’evoluzione dei vini, nelle pratiche in cantina e nello sviluppo dell’identità territoriale.

Occasione utilissima in tal senso la possibilità di qualche settimana fa per un approfondimento sui Colli Euganei, area a noi di Slow Wine Veneto molto cara e che riteniamo essere spesso sottovalutata nel panorama vitivinicolo nazionale: il territorio vulcanico di queste colline ha delle caratteristiche complesse e variegate che restituiscono vini di altissimo livello qualitativo e di forte personalità, sia, in particolare, nei rossi taglio bordolese che in alcune tipologie di uve a bacca bianca, pinot bianco ad esempio, ma anche il moscato secco.

La degustazione è avvenuta presso il Filò delle Vigne meravigliosa azienda di Carlo Giordani, imprenditore padovano, che vede il supporto prezioso dell’enologo Andrea Boeretti presente in azienda dal 1994 e del poliedrico cantiniere Matteo Zanaica: un evento unico per l’azienda stessa che ha voluto presenti tutti i suoi collaboratori oltre a una rappresentanza di Slow Wine Veneto con Bob Checchetto, Patrizia Loiola, Gianpaolo Giacobbo e Michele Marchi.

Nei Colli Euganei esistono trentasei diverse tipologie di terreno (vulcanico, trachite biancone, marna di vene diverse, colate laviche di diversa composizione, calcarei e sabbiosi ecc.) con altitudini e piovosità molto diverse da nord a sud, con la presenza del Monte Venda che crea uno sbarramento naturale e divide i Colli in due sottozone principali molto diverse: da una parte, a sud, un territorio da macchia mediterranea, capperi compresi, dall’altra, a nord, boschi di abeti e temperature più continentali.

Il Filò delle Vigne rappresenta questa complessità avendo vigneti in diverse aree: azienda in cui da 4 anni non si diserba, in conversione biologica, attinge ad un pozzo d’acqua scoperto nel 1999 per irrigazioni di supporto che nella parte a sud, calda e siccitosa, sono a volte necessarie per non perdere la produzione.

 

I vigneti, dicevamo, sono presenti in zone diverse, con piante di oltre 70 anni, le più giovani di almeno 20 anni.

Ma veniamo alla degustazione partendo da alcune annate del Borgo delle Casette, un rosso bordolese con dominanza di cabernet sauvignon, un vino che viene vinificato sempre nello stesso modo, l’uva viene diraspata ma non pigiata, si fanno rimontaggi ad avvio rifermentazione, pochissima solforosa, leggerissima filtratura, nessuna chiarifica. L’affinamento dipende dalle annate, tendenzialmente dai 18 ai 24 mesi, non di più perché il vino cederebbe, “si spegnerebbe” afferma Andrea Boeretti. Prima di andare in bottiglia un passaggio in vasche di cemento per 6/7 mesi.  Una produzione attuale in media di 10.000 bottiglie.

 

Annate degustate:

Borgo delle Casette 1998    

Il vino si presenta intenso, carnoso, frutto di un’annata molto calda e lineare, con nessuna possibilità all’epoca di supporto irrigativo, un’annata molto lunga, settembre e ottobre molto asciutti e la vendemmia in piena maturità. Dominante il cabernet sauvignon ma con una bella presenza di cabernet franc. Affinamento in barrique di secondo passaggio.

I 20 anni in bottiglia si percepiscono inizialmente poi via via il vino si apre prima su note calde di amarene, di cioccolato fondente, di cuoio poi più fresche di ginepro, spezie, emerge il terroso la castagna, il tannino maturo ancora ben presente, acidità vibrante che lo sorregge, stupisce, leggermente ossidativo nelle sensazioni retrolfattive, con le note di fieno degli anni.  Lasciato nel bicchiere di apre con maggior finezza, la ciliegia matura in evidenza, una sfumatura balsamica di menta secca, eucalipto. Decisamente sorprendente in positivo, oltre le aspettative.

Borgo delle Casette 2001  

È l’anno che arriva l’acqua, dopo il ritrovamento del pozzo: un’annata equilibrata, con piovosità regolare e un autunno bello e soleggiato, vendemmia a fine ottobre, 16 anni in bottiglia per un vino affascinante: profumi di geranio, cioccolato e ciliegia, prugna, il tannino svolto, attacco di bocca fresco, rotondo, più denso del precedente ma ancora scalpitante, dopo un po’ al naso sensazioni balsamiche, di officinale, grafite, da riassaggiare fra altri dieci anni.

Borgo delle Casette 2005   

Annata piovosa che qui significa in realtà solo un po’ di erba in più in vigneto perché il terreno se l’assorbe tutta, vendemmia ritardata; si passa a botte più piccola per l’affinamento ma di legno più vecchio, un po’ di carmenere in più data l’annata.

Si assaggia ed è subito innamoramento: un giardino di rose, armi di fragola matura, concentrazione di profumi, un po’ di boisè, buccia d’arancia, chinotto e tamarindo, un vino “pazzesco”, bocca perfetta, freschezza gustativa, grande finezza, tannino perfettamente integrato, si potrebbe dire un grandissimo Bordeaux “brion fumé”, ma noi diciamo un grande Colli Euganei.  Versione strepitosa da 95/100.

Borgo delle Casette 2009   

Annata fresca e lunghissima, dominanza di cabernet sauvignon, qualche cambiamento nell’affinamento in legno con botti anche nuove, imbottigliato nel 2012. Leggera sensazione erbacea, di carciofo fresco, dovuta probabilmente all’annata fresca, note di liquirizia, sensazioni di sfalcio, tannino vivace, sicuramente una versione più gastronomica del vino.

 Borgo delle Casette 2012   

 Annata molto calda che ha richiesto irrigazioni continue, avvio un po’ lento nel bicchiere, con un fondo di frutta rossa che si percepisce via via più netto, dopo un po’ emerge una nota quasi salmastra, pulizia gustativa, vino da aspettare nel tempo ci diciamo, ancora “fermo”. Nel finale si cominciano a percepire profumi di fico d’india, una maggiore rotondità, un piccolo Lafitte dice il Bob Checchetto dall’alto della sua lunga esperienza di beva della tipologia: una versione interlocutoria.

Borgo delle Casette 2016  

Una delle migliori annate, in bottiglia da soli 2 anni, attualmente in vendita, il naso è elegante, di fiori e di frutta, viola, violette mammola, mora, lineare, non invadente, in bocca ampio, disteso, sapidità piena, retro di liquerizia, sorso dinamico, di grande finezza ed equilibrio, un vino che coniuga “quantità con qualità” sottolinea Andrea Boaretti. Una versione dinamica, assoluta, quasi perfetta, un 98/100.

 

Le annate che seguono sono assaggi di prova.

Borgo delle Casette 2017 

La nuova annata, quella dal maggiore numero più ore di luce in assoluto, maturazione in vigna lunga e lentamente.

Le premesse sono eccezionali, “tanta roba” al naso, erbe mediterranee, timo, già godibile al sorso.

Borgo delle Casette 2018

Annata fresca, lineare, opera di selezione in vigna, più esile, ancora “vinoso”, ci dirà il tempo.

 

 

Ma il Filò delle Vigne non è solo grandi vini rossi ma anche espressione di tipologie a bacca bianca decisamente interessanti come il Calto delle Fate di cui si comincia la produzione nel 1999, gli anni dei grandi vini del Collio in Friuli, per un vino dalla stessa capacità di maturazione e affinamento, concepito dopo l’assaggio dei più importanti vini friulani e una fase di ricerca.

Primi imbottigliamenti nel 2000, uvaggio di diversi vigneti, chardonnay (con piante di oltre 50 anni), pinot bianco, riesling, qualche volta moscato, uva intera in pressa, batonage continuo a seconda dell’annata, affinamento in legno per circa dieci mesi, poi in acciaio e quindi in bottiglia, nessun intervento di chiarifica.  La degustazione ci porta a dire che il Calto delle Fate è un vino complesso ma che ha bisogno di tempo per esprimersi al massimo: il tempo gli dà ragione e lo annovera a livello dei migliori bianchi italiani e non solo.

Annate degustate:

Calto delle Fate 2001    

Quattordici gradi di note mielate, dolci, di vaniglia fresca, pan brioche, fichi, frutta secca, in bocca ampio, sapido, dominanza chardonnay, pienezza sorprendente, con un po’ più di spalla acida sarebbe perfetto, ce lo immaginiamo con le uova al tartufo, gran bel vino a detta di tutti.

Calto delle Fate 2005

In questa annata predominano le note di tropicale maturo, il melone bianco in particolare, note floreali di ginestra, sorso morbido, leggera ossidazione positiva, molto godibile, un vino bianco di grande classe.

Calto delle Fate 2008

Profumi di zagara, di ananas, in bocca saporito, vibra ancora di freschezza, riassaggiato emergono sensazioni di pan brioche, burro e marmellata d’arancia, speziature, come essere a colazione, vino stratosferico nel complesso.

Calto delle Fate 2010

Una evidente nota ossidativa, vino un po’ in sofferenza, ma ci sta in tutto questo ben di Dio

Calto delle Fate 2015

Un vino dove l’origine vulcanica si percepisce in modo più spiccato, decisamente “minerale”, con sensazioni da roccia macinata che si alternano ad un bel fruttato da mela golden, vino da grandi formaggi, ma ancora giovane.

Calto delle Fate 2018

Scende il grado alcolico a 13 e diventano evidenti le note di idrocarburo e agrume, pompelmo, ginestra, una versione in cui l’impegno è stato rivolto a preservare le acidità e abbassare il grado alcolico, una struttura in continuità con il 2015, stesse zone produttive e quantità, ricorda tantissimo vini della Mosella, fighissima (si può dire?) l’acidità salata.