Maledetti autoctoni: quel 0,67% della produzione che ci piace tantissimo …

Da mesi si assiste a una discussione interessante attorno ai destini del vino trentino, con il naturale corollario di idee (non sempre brillanti), di progetti (non sempre brillanti) e di denaro (sempre brillantemente disponibile).

Qualcuno sostiene che uno dei problemi attuali sia l’avere investito in passato malauguratamente sui vitigni autoctoni, mentre si doveva fare diversamente. Non voglio entrare nel merito della discussione ma solo fare due considerazioni, alla luce di alcuni numeri della produzione provinciale e di quanto è emerso dalle degustazioni dei vini del Trentino che abbiamo appena portato a termine (domenica scorsa ci sono state le finali …) per Slow Wine 2015.

Senza-titolo-11Come si evince dai dati forniti dal Consorzio Vini del Trentino – e riportati dal quotidiano L’Adige il 20 novembre 2013 (vedi tabella) – l’intera superficie della provincia è destinata per tre quarti alle uve bianche e per un quarto alle rosse. Tra le varietà bianche chardonnay e pinot grigio occupano il 60% dell’intera superficie vitata. Due varietà autoctone, “minori”, come la nosiola e l’incrocio Manzoni totalizzano invece un misero 0,67% in comune. Non si può certo dire che “l’autoctono” sia invadente …

Ebbene, arriviamo ai risultati delle nostre degustazioni riassuntive del Trentino: assaggiati in prima battuta quasi 400 vini e successivamente (le finali) una cinquantina, escludendo i Metodo Classico e i Trentodoc che sono stati degustati assieme ai “pari metodo” del resto d’Italia.

Consideriamo solo gli assaggi dei vini bianchi fermi – escludendo pertanto dal ragionamento i Trentodoc e la quota di chardonnay a questi destinata – che vengono in genere considerati quasi insignificanti per la critica vinicola italiana (a parte noi ricevono raramente premi e riconoscimenti).

Pinot Grigio: 28,39% della produzione; nessun vino assaggiato in finale.

Chardonnay: 30,15% della produzione; 4 vini assaggiati in finale, 1 probabile riconoscimento (Vino Quotidiano).

Nosiola: 0,55% della produzione; 7 vini assaggiati in finale – escludendo i Vin Santo del Trentino -, 3 probabili riconoscimenti.

Manzoni Bianco: 0,12% della produzione; 4 vini assaggiati in finale, 3 probabili riconoscimenti.

IMG_0649La più bella batteria di vini trentini assaggiata quest’anno è stata questa (vedi foto): 4 Manzoni Bianco e un “parente prossimo” (il Besler Bianck, taglio di incrocio Manzoni, kerner e riesling). Cinque vini veramente molto buoni e “territoriali”, esemplari per stoffa, carattere e originalità.

Alla fine ci viene un dubbio: saremo noi a dare troppa importanza a questi “maledetti” autoctoni, buonissimi ma assolutamente residuali all’interno della produzione totale, o è stato qualcun altro in passato a prendere decisioni che non vanno proprio nel “senso della qualità”?